La Camera Penale di Benevento presieduta di Domenico Russo visiterà con una sua delegazione la Casa Circondariale ''Capodimonte'' Società

La Camera Penale di Benevento, aderendo all’invito formulato dall’Unione delle Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, a partecipare alla campagna promossa dal Partito Radicale e Radio Radicale, denominata “FERRAGOSTO IN CARCERE”, per la visita agli istituti penitenziari nelle giornate dal 15 al 18 agosto 2019, dopo espressa richiesta, è stata autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a far ingresso il giorno 18 agosto 2019, con una propria delegazione, nella Casa Circondariale “Capodimonte” di Benevento.

La Giunta della Camera Penale di Benevento - si legge in una nota stampa - ha ritenuto irrinunciabile l’opportunità di visitare la struttura carceraria sannita, anche alla luce delle note problematiche connesse al sovraffollamento e alle emergenze strutturali e funzionali del sistema carcerario italiano, oltre che in ragione degli ultimi eventi che hanno interessato il carcere ‘Capodimonte’ (tra cui il suicidio verificatosi nell’aprile di quest’anno, il recente decesso del detenuto partenopeo di 53 anni, che avrebbe vanamente richiesto l’intervento dei sanitari, e, da ultimo, l’episodio della rissa seguita da incendio, con intossicazione di un agente della Polizia Penitenziaria).

I gesti disperati e drammatici posti in essere dai detenuti nel nostro Paese sono frequenti e numerosi e dovrebbero indurre ad una maggiore riflessione sul tema (come ultimo episodio in ordine temporale, ricordiamo il tragico gesto del ragazzo di soli 24 anni che, il 2 agosto, si è dato fuoco nella sua cella presso il carcere di Ariano Irpino).

Nel 2018 sono morti 148 detenuti, tra questi ben 67 suicidi. Nel 2019, sino al mese di giugno, 60 morti, di cui 20 suicidi. La media è quella di un decesso ogni 3 giorni!

Più in generale - al di là dei singoli eventi contingenti, che pur meritano la dovuta attenzione - le relazioni annuali del Garante nazionale dei detenuti confermano le criticità delle nostre carceri che permangono, nonostante la recente riforma dell’ordinamento penitenziario del 2018, il tanto atteso intervento legislativo che si rivela parziale e lacunoso, contraddistinto dalla mancata approvazione di novità più coraggiose soprattutto in ambito di tutela della salute mentale, omogeneizzazione dell’offerta trattamentale e giustizia riparativa.

Al di fuori di ogni tecnicismo, va ribadito che per tutelare la sicurezza dei cittadini e incrementare la coesione sociale è indispensabile salvaguardare i diritti di tutti, in particolare quelli di chi è in maggiore difficoltà a farli valere, in quanto privato della libertà personale. Le condizioni di vita nelle carceri sono determinanti anche per la finalità rieducativa della pena (come sancita dall’art. 27 della Costituzione e ulteriormente ribadita con la riformulazione dell’art. 1 O.P.), perché nessun percorso riabilitativo è possibile in situazioni di degrado e assenza di dignità.

Seppur tra molteplici criticità, dovute spesso alla carenza di organico del personale di polizia penitenziaria e, sul fronte dell’assistenza sanitaria, in particolare per quanto riguarda l’assistenza psicologica dei detenuti, siamo consapevoli che l’amministrazione penitenziaria e tutti gli operatori sono impegnati per contenere i disagi dei detenuti.

Come avvocati penalisti, abbiamo in ogni caso il dovere di mantenere alta l’attenzione sulle carceri, soprattutto in un momento in cui, in tema di scelte di politica criminale, si vive un clima di “paura somministrata” che ha l’unico fine di esasperare immotivatamente l’allarme sociale e il senso di insicurezza dei cittadini, a fronte di una progressiva diminuzione dei reati. Continuiamo a ritenere che vada intensificata l’applicazione delle misure alternative al carcere (le quali, statisticamente, riducono il rischio di recidiva), così come l’aumento delle risorse per il lavoro dei detenuti, misure che favoriscono il percorso riabilitativo e il reinserimento sociale, a beneficio non solo del singolo detenuto, ma dell’intera società.

La pena, per chi viene definitivamente condannato, deve essere certa e deve essere correttamente scontata, ma se deve consistere quasi esclusivamente nella perdita o nella drastica riduzione della libertà, essa non può pregiudicare la dignità, il diritto alla salute ed il diritto alla vita del detenuto.

La Camera Penale, dunque, auspica che la presente visita possa rappresentare l’inizio di un proficuo percorso di confronto e collaborazione tra i soggetti (istituzionali e non) che quotidianamente si interfacciano con le complesse problematiche legate alla detenzione infra-muraria, che sia da pungolo per una migliore attuazione delle novità normative già introdotte e - contemporaneamente - per l’adozione di ulteriori provvedimenti di riforma, assolutamente indispensabili”.