A Guardia Sanframondi il confronto scientifico promosso dagli Amici del Cuore: la prevenzione passa dalla conoscenza Società

Per molto tempo il cuore è stato raccontato attraverso due linguaggi apparentemente lontani. Da una parte quello della medicina, che ne ha studiato la struttura, l'attività elettrica e la funzione circolatoria; dall'altra quello della vita quotidiana, che gli ha affidato emozioni, paure, affetti e sentimenti. Oggi la ricerca consente di osservare con strumenti sempre più raffinati le relazioni tra attività cardiaca e sistema nervoso, aprendo un campo di indagine nel quale il rigore della scienza incontra una delle dimensioni più profonde dell'esperienza umana.

È lungo questo confine, complesso e affascinante, che si è sviluppato il convegno «Un cervello nel cuore: la neurocardiologia rivela meraviglia», organizzato domenica 27 settembre dall'Associazione Guardiese Gli Amici del Cuore odv nella sala consiliare di Guardia Sanframondi. L'incontro, dedicato alla neurocardiologia e alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, ha coinciso con il venticinquesimo anniversario della fondazione dell'associazione.

Non si è trattato soltanto di celebrare una ricorrenza. I venticinque anni degli Amici del Cuore raccontano la continuità di un'esperienza di volontariato che ha cercato di trasformare l'informazione sanitaria in consapevolezza collettiva. Il presidente Carlo Labagnara, visibilmente commosso, ha ripercorso un cammino costruito attraverso prevenzione, divulgazione e quarantotto appuntamenti scientifici, con l'obiettivo di avvicinare la ricerca alle persone e di promuovere comportamenti più consapevoli nella tutela della salute.

È proprio questo uno degli aspetti che attribuiscono all'esperienza guardiese un significato capace di superare i confini locali. Nelle aree interne, dove la distanza dai grandi centri sanitari può rendere ancora più importante una corretta cultura della prevenzione, il volontariato non sostituisce il Servizio sanitario, né potrebbe farlo. Può, tuttavia, svolgere una funzione preziosa: diffondere conoscenze, costruire relazioni e accompagnare i cittadini verso una maggiore attenzione alla propria salute.

Il sindaco Raffaele Di Lonardo, nel portare il saluto dell'amministrazione comunale, ha richiamato il valore della coesione sociale alimentata dal volontariato. Il presidente della Provincia di Benevento, Nino Lombardi, ha allargato lo sguardo alla realtà sanitaria nazionale, sottolineando l'importanza dell'associazionismo in un Paese nel quale l'accesso ai servizi presenta ancora differenze territoriali e ricordando, al tempo stesso, il ruolo essenziale della ricerca.

Il nucleo scientifico della giornata è stato il confronto sulla neurocardiologia. Nell'introduzione, Giovanni Pigna, medico e dottore di ricerca (PhD) della Sapienza Università di Roma, nonché moderatore dell'incontro, ha illustrato l'evoluzione delle conoscenze sulle interazioni tra cuore e sistema nervoso. Il cuore, nella prospettiva illustrata durante il confronto, non può essere considerato soltanto una pompa deputata alla circolazione del sangue, ma deve essere osservato all'interno di una rete assai più complessa di relazioni nervose e fisiologiche.

È una distinzione importante, soprattutto quando la divulgazione scientifica ricorre a formule di immediata efficacia comunicativa. Parlare di un «cervello nel cuore» non significa attribuire all'organo cardiaco le funzioni cognitive proprie dell'encefalo. Significa, piuttosto, richiamare l'attenzione sulla presenza di un articolato sistema neuronale cardiaco e sulla comunicazione continua tra cuore, sistema nervoso e cervello. È all'interno di questa rete che si collocano i meccanismi attraverso i quali l'organismo riceve e trasmette segnali e reagisce agli stimoli legati anche alla dimensione emozionale.

Su questo terreno si sono sviluppati gli interventi dei cardiologi Michele Marzullo e Luigi Matarazzo, dell'Università Federico II di Napoli. Marzullo ha richiamato l'attenzione sul rischio della superficialità anche nell'ambito scientifico, osservando come l'uniformità degli approcci non favorisca necessariamente l'approfondimento. È un richiamo che investe uno dei principi fondamentali della ricerca: la conoscenza progredisce attraverso il confronto, la verifica delle ipotesi e la disponibilità a sottoporre continuamente le acquisizioni raggiunte all'esame critico.

Matarazzo ha concentrato la propria relazione sull'interazione tra cuore e cervello, soffermandosi sui circuiti neuronali, sull'attività elettrica cardiaca e sul rapporto tra risposte fisiologiche ed emozioni. Ne è emersa l'immagine di un organismo nel quale le diverse funzioni non procedono come compartimenti isolati, ma partecipano a un equilibrio dinamico. Emozione ed elaborazione cerebrale appartengono a processi distinti ma comunicanti, la cui interazione concorre alla complessità dell'esperienza umana.

Il passaggio dalla fisiologia alla clinica è apparso particolarmente evidente attraverso il riferimento alla sindrome di Takotsubo, conosciuta anche come cardiomiopatia da stress o, nel linguaggio comune, come «sindrome del cuore spezzato». L'esempio ha mostrato con immediatezza quanto il rapporto tra stress, sistema nervoso e risposta cardiovascolare possa assumere una concreta rilevanza clinica. Una formula che sembra appartenere al linguaggio dei sentimenti conduce così a un terreno strettamente medico, nel quale condizioni di forte stress possono accompagnarsi a manifestazioni fisiche che richiedono attenzione, diagnosi e cura.

Il titolo scelto per il convegno acquista, a questo punto, un significato più profondo. Cuore e cervello non sono due mondi separati che occasionalmente entrano in contatto. Appartengono allo stesso organismo, nel quale segnali nervosi, attività elettrica, risposte fisiologiche ed esperienze emotive interagiscono secondo meccanismi complessi. Comprendere meglio queste relazioni significa anche superare una concezione della prevenzione limitata al momento in cui la malattia si manifesta.

Prevenire significa, prima di tutto, conoscere. Vuol dire riconoscere i fattori di rischio, adottare comportamenti appropriati, sottoporsi ai controlli indicati e costruire un rapporto consapevole con medici e strutture sanitarie. Significa anche rendere l'informazione scientifica comprensibile senza banalizzarla, accessibile senza impoverirla, autorevole senza trasformarla in un linguaggio distante dalla vita delle persone.

È qui che incontri come quello di Guardia Sanframondi assumono una dimensione che va oltre la cronaca locale. Quando esce dalle università, dai laboratori e dagli ospedali, la scienza deve conservare intatto il proprio rigore, ma può diventare patrimonio condiviso. Il volontariato, quando dialoga con medici, ricercatori e istituzioni nel rispetto delle rispettive competenze, può rappresentare il ponte attraverso il quale quel patrimonio raggiunge le comunità.

Non è casuale, allora, che nella parte conclusiva dell'incontro sia emersa una parola che potrebbe apparire distante dalla crescente specializzazione della medicina: umanità. La medicina è stata indicata come un percorso fatto di conoscenze, competenze e valori. È un richiamo tutt'altro che marginale. Più la ricerca diventa sofisticata e la tecnologia amplia le possibilità diagnostiche e terapeutiche, più cresce la necessità di mantenere al centro la persona, con la sua storia, le sue fragilità e il suo bisogno di comprendere.

Prima della conclusione dei lavori, il sindaco Di Lonardo, a nome dell'amministrazione comunale, ha conferito agli Amici del Cuore un attestato di benemerenza civica e gratitudine per avere diffuso la cultura del benessere e della prevenzione, contribuendo a rendere Guardia Sanframondi più consapevole, informata e attenta alla salute.

Il riconoscimento ha suggellato venticinque anni di attività, ma ha soprattutto indicato una prospettiva. Una comunità diventa più consapevole quando la prevenzione non rimane confinata negli ambulatori, ma raggiunge le associazioni, le famiglie, le scuole e i luoghi pubblici; quando il sapere scientifico non crea distanza, ma genera conoscenza; quando istituzioni e volontariato riescono a costruire, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, una rete intorno alla persona.

A Guardia Sanframondi, per un pomeriggio, il dialogo tra cuore e cervello è diventato così anche un dialogo tra scienza e comunità. Oltre la celebrazione dell'anniversario, resta questo il significato più duraturo dei venticinque anni degli Amici del Cuore: la prevenzione comincia dalla conoscenza, si rafforza attraverso la ricerca e diventa patrimonio sociale quando la conoscenza si trasforma in consapevolezza condivisa. 

DOMENICO ROTONDI

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