Toponomastica sbagliata: il vero Capitano è Pietro Rampone Società
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Il 17 ottobre 1860 moriva tragicamente in una battaglia contro l’esercito borbonico, nei pressi di Pettoranello del Molise, a pochi chilometri dalla città di Isernia, Pietro Rampone.
Chi era Pietro Rampone: un patriota Risorgimentale, il capitano dei Cacciatori Irpini, formazione garibaldina, costituita da tanti giovani volontari sanniti ed irpini, creata nell’estate del 1860, desiderosi e pronti ad unirsi a Garibaldi che, sbarcato a maggio a Marsala, stava risalendo vittorioso la penisola.
La loro storia e le loro gesta furono ben descritte da Alfredo Zazo, insigne storico beneventano, nel suo libro “Il Sannio nella rivoluzione del 1860 - i Cacciatori Irpini”.
Pietro Rampone nacque a Benevento nel 1833 ed era il fratello di Salvatore Rampone, illustre patriota risorgimentale, capo del Governo Provvisorio di Benevento, dopo la cacciata incruenta e senza spargimento di sangue del delegato pontificio di Benevento e dei soldati papalini, il 3 settembre 1860.
Così narrava Salvatore Rampone nel proprio libro “Le memorie politiche di Benevento” sul tragico evento della morte del fratello Pietro, mentre era al comando della Compagnia Beneventana, inquadrata nell’esercito garibaldino.
Nel frangente della battaglia contro l’esercito borbonico, la compagnia venne separata ed una parte di essa trovò fortunatamente scampo, grazie al coraggio di Pietro Rampone, ma purtroppo: “ ….la stessa sorte, però, non toccò al mio germano che n’era il Capitano, giacché trovandosi fatalmente dalla compagnia diviso, volle con un pugno di garibaldini spingersi sull’erta di una collina, donde veniva un fronte nutrito dei regii, i quali gli furono sopra ed, a breve distanza, ebbe schioppettate, e cadde ferito al petto ed al collo, finendo tra gli strazii……..Egli giovane, a 27 anni, pieno di vita e di coraggio, si immolava sull’altare della Patria, per la causa della Libertà, e pel bene del suo natio paese, senza pompa e senza gloria, e, ciò che più monta, obbliato dal suo stesso paese, per la tristizia dei tempi, se non degli uomini”.
A distanza di circa un secolo dalla sua morte, l’Amministrazione Comunale di Benevento volle dedicare un vicolo di Corso Garibaldi; fu posta una lastra in marmo con l’intitolazione al “Capitano Rampone”.
Dopo circa un trentennio, la lastra di marmo fu sostituita da un tipico cartello stradale; purtroppo fu commesso un errore materiale nella sostituzione: nel nuovo cartello fu posta erroneamente la scritta “Cap. Salvatore Rampone” anziché Cap. Pietro Rampone, confondendo i due fratelli, entrambi patrioti garibaldini.
Tale errore fu immediatamente segnalato da storici e giornalisti, in primis da Edgardo De Rimini, allora presidente dell’Assostampa Sannita, nonché dal sottoscritto nel “Messaggio d’Oggi” del compianto primo direttore e fondatore, il prof. Giuseppe De Lucia, che volle pubblicare il mio appello, dimostrando un vivo sentimento di riconoscenza patriottica ed una spiccata sensibilità storica.
Il primo, Salvatore Rampone aveva invitato il delegato pontificio con le di lui truppe ad abbandonare la città di Benevento, liberandola dopo oltre 800 anni di dominio pontificio. In seguito a questo evento, con decreto dittatoriale di Giuseppe Garibaldi, assunse la carica di capo del Governo Provvisorio della città di Benevento.
Per questa sua attività di fervente patriota, gli fu dedicato dal Comune un busto nell’apice più alto della villa Comunale, costruita nel 1879 a poche decine di metri dalla Rocca dei Rettori, dove il 3 settembre 1860 Salvatore Rampone invitava il delegato pontificio, a lasciare entro 3 ore la città di Benevento.
Il secondo, Pietro in questi giorni di 166 anni fa, moriva tragicamente, dissanguato, a soli 27 anni in una delle ultime battaglie contro l’esercito borbonico: giovane eroe che sacrificava la vita, con il tributo della propria morte, alla Patria ed alla Libertà.
Ringrazio il direttore di Realtà Sannita, prof.ssa Maria Gabriella Fuccio, che ha mi ha consentito di pubblicare queste poche righe, dando prova che la riconoscenza agli eroi della Patria non può essere dimenticata, memore dell’insegnamento di Luis Sepulveda “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”.
Proprio richiamando questa massima, rivolgo un’accorata richiesta che non solo si ponga rimedio all’errore storico-toponomastico, ma anche che la Città di Benevento, possa testimoniare la gratitudine nei confronti dei due fratelli Rampone, con un segno tangibile che possa restare a futura memoria.
ADOLFO RAMPONE

08/11/2026