Quando le nuove tecnologie diventano una minaccia per la democrazia Società

Le fake news possono essere più pericolose del terrorismo. Vi sembra un’esagerazione? Eppure, possiamo attribuire ad esse almeno una parte del merito (o della colpa) dell’esito del referendum sulla Brexit di tre anni fa. Nel 2016, nelle 48 ore precedenti al voto, il web fu invaso da una marea di fake news riguardanti l’Unione Europea; dalla notizia che la Turchia sarebbe presto entrata a far parte dell’UE, fino a bufale eclatanti sulle cifre che ogni anno il Regno Unito versava all’Unione. Ciò può aver contribuito come minimo ad orientare il voto dei più ingenui tra i frequentatori della rete, pronti ad abboccare a tutto ciò che leggono.

Ma perché esistono le fake news? Se pensate ad innocui burloni che si divertono scrivendo innocenti bugie sui social (dal figlio segreto del Papa fino alla presunta clonazione di Berlusconi), siete fuori strada. Le fake news sono innanzitutto un business: in Macedonia, una delle repubbliche sorte dal disfacimento dell’ex Jugoslavia, esiste una vera e propria centrale di produzione di fake news. Un giovane macedone è diventato miliardario creando centinaia di siti di fake news. Ogni volta che un sito viene smascherato come fucina di panzane, istantaneamente ne sorge uno nuovo.

Esistono persone il cui lavoro, regolarmente retribuito, consiste nel leggere notizie autentiche e poi falsificarle nella maniera più opportuna, a seconda dell’orientamento dei lettori che costituiscono il target del sito. Affinché un sito di fake news generi profitto, non è necessario che chi legge le notizie vi creda, basta solo che clicchi sul link alla notizia falsa.

Il problema alla base delle fake news è che internet ha reso possibile a ciascuno di diventare l’editore di sé stesso. Buona parte dei frequentatori di siti di news non sono interessati ad un’informazione completa e al di sopra delle parti: vanno alla ricerca solamente delle notizie che confermano le loro idee e leggono soltanto queste.

Questa deriva dell’informazione è un’altra conseguenza negativa dei social: in rete ognuno può scegliere le proprie amicizie in base a idee o interessi comuni, quindi molti preferiscono limitare la propria cerchia alle persone che la pensano come loro. Chi esprime dissenso, chi solleva obiezioni o dà voce a opinioni fuori dal coro è immediatamente escluso (bannato, per usare un neologismo caro ai social). Si è persa la voglia di confrontarsi con chi la pensa in maniera diversa, su internet il dibattito civile è quasi scomparso, dominano il conformismo delle idee o le liti furibonde.

Ma le fake news hanno già compiuto un passo ulteriore: oggi esiste il deep fake. Grazie ad applicazioni di facile utilizzo ed alla portata di tutti, è possibile falsificare foto e perfino filmati. Si possono generare volti di persone virtuali, combinando tratti di più soggetti in un’unica immagine. Oppure creare dei filmati fasulli in cui una persona reale parla, ma pronuncia parole che non ha mai detto: un software permette di ricreare i movimenti del volto e delle labbra partendo da una serie di fotografie, mentre un altro campiona la voce del soggetto consentendo d’inserire nel filmato qualunque frase, come se fosse autentica. In tal modo, chiunque potrebbe realizzare un video nel quale il presidente degli Stati Uniti dichiara guerra alla Cina, o alla Corea, o alla Francia.

È possibile perfino realizzare un filmato a luci rosse scambiando il volto di una persona con un’altra, così da creare dei falsi video porno con protagonisti inconsapevoli.

Esistono naturalmente dei sistemi di debunking, delle tecnologie per smascherare le fake news, così come dei software per riconoscere una foto fasulla da una autentica (o un filmato, o un file audio). Ma, come per i falsari di banconote, è un eterno rincorrersi tra i progressi di chi infrange le regole e quelli di chi le vuole far rispettare.

Il segreto per riconoscere una fake news, oltre a quello di guardare attentamente all’origine della notizia, è mantenere sempre una mentalità aperta; non a credere a qualunque cosa, ma a mettere in dubbio costantemente le proprie convinzioni ed a verificare ciò che leggiamo prima di prestarvi fede incondizionatamente.

CARLO DELASSO