Matese, il salvadanaio ecosistemico dell’Appennino sannita Ambiente

Da millenni il Matese rappresenta il cuore idrografico e ambientale dell’Appennino sannita, un autentico serbatoio naturale che ha favorito la fioritura della civiltà umana lungo i pendii e le vallate comprese tra Molise e Campania.

Le sue vette, attraverso un articolato sistema carsico, continuano a riversare acque pure e incontaminate, alimentando un equilibrio ecosistemico di straordinario valore e rendendo il massiccio una vera cassaforte di biodiversità per tutto il Sannio. La sua forza vitale convive, tuttavia, con un’elevata instabilità geologica: la faglia sismica che attraversa il territorio – teatro di eventi tellurici anche devastanti, come quello del 1688 – testimonia la duplice natura di questo ambiente, madre generosa e, al tempo stesso, matrigna di sventure. Per tutelarne la ricchezza ambientale e paesaggistica, il legislatore ha istituito il Parco Nazionale del Matese, recependo le direttive europee e proseguendo la strategia della Rete Natura 2000, con l’obiettivo di coniugare tutela, identità e sviluppo sostenibile. In tale prospettiva, le associazioni ambientaliste hanno avviato un’interlocuzione costruttiva con il Comitato di gestione provvisoria del Parco, insediato a seguito del decreto ministeriale istitutivo, al fine di chiarirne la definizione costitutiva e garantire una governance coerente con i principi di tutela, partecipazione e coesione territoriale.

Al centro del confronto si colloca il principio di coesistenza tra la perimetrazione del Parco – convalidata dal decreto ministeriale e coerente con il corridoio naturalistico Sepino–Guardia Sanframondi e con l’area SIC Monte Mutria – e le eventuali infrastrutturazioni energetiche, che non potranno in alcun modo compromettere l’integrità ambientale dell’area protetta. Ogni intervento, secondo il convincimento di diversi studiosi, dovrà inoltre rispettare le linee guida dell’ISPRA, organo tecnico-scientifico del Ministero dell’Ambiente, e tener conto, in applicazione del principio di precauzione, dell’elevata sismicità che caratterizza il territorio matesino, così da preservarne l’equilibrio idrogeologico e la sicurezza delle comunità locali.

Un esempio significativo di questa visione è giunto da Morcone, dove il 30 ottobre 2025 si è svolta una partecipata assemblea pubblica sul tema “Il futuro del Parco Nazionale del Matese e la centrale idroelettrica”. Nel suo intervento, il sindaco Luigino Ciarlo ha ribadito la necessità di un Parco moderno e condiviso, capace di coniugare la tutela ambientale con le legittime esigenze produttive del comparto primario e di offrire nuove prospettive alle giovani generazioni. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto maturo e costruttivo, riaffermando la volontà comune di dar vita a un Parco Nazionale del Matese capace di custodire la memoria dei luoghi e, al tempo stesso, di promuovere uno sviluppo equilibrato, fondato sui valori della sostenibilità ambientale, dell’identità territoriale e della sicurezza sismica.

Solo così il Matese continuerà a essere, per il Sannio e per l’intero Appennino centro-meridionale, la sua più preziosa cassaforte naturale.

DOMENICO ROTONDI