Donna Maria Domenica Fanelli di Forino. Le luminose virtù di una ragazza speciale Chiesa Cattolica

Forino, dal latino Forum cioè luogo di riunione, in provincia di Avellino a m 495 di altezza, distante 11 Km dal capoluogo, circa 4000 abitanti, ha per patrono San Nicola di Bari e celebra San Michele Arcangelo l’8 maggio e Sant’Anna il 26 luglio. Uniche vestigia di età romana: una necropoli in località Petruro ed i resti di un acquedotto di età imperiale. Il paese fiorisce durante la dominazione longobarda.

La famiglia Orsini tiene il feudo fino al 1528. I Caracciolo governano il feudo sino all’abolizione della feudalità nel 1806. I forinesi prendono parte ai moti rivoluzionari del 1820. L’eruzione del Vesuvio 1631, la peste 1656 ed i tanti eventi sismici colpiscono duramente il paese.

Il Santuario di san Nicola del XIVsec. con artistico portale in pietra, le antiche chiese dell’Annunziata, del Rosario, di Santo Stefano, il Palazzo Caracciolo del XVII sec., i resti del Castello medievale ed il piccolo Castello-residenza a 4 torri della famiglia Parise, rendono veramente interessante e grazioso il Comune irpino. Qui nasce l’abate di Montevergine Matteo Iacuzio del XVIII sec. ed il latinista Cesare Antonio Fanelli del XVII sec.. La nobile casata Fanelli di Forino ha una storia illustre e assai interessante, con particolare privilegi dei Papi, la chiesa di San Giacomo presso il casale Castello e l’oratorio domestico annesso al palazzo con le spoglie di Sant’Onorato martire.

Celebre è Marcello Fanelli (1817-1873), primicerio della cattedrale di Salerno, che introduce a Forino il culto di N.S. della Misericordia. Uno speciale cenno biografico merita Donna Maria Domenica Fanelli ( 11 febbraio 1828-23 maggio 1847 ) per le sue rare virtù già mature ed esemplari negli anni giovanili. Perde il padre Domenico tre mesi prima della nascita. Riceve il battesimo dal parroco Don Giovanni Mazzei. La madre Francesca Picella consacra la piccola alla Santissima Vergine e affida al Seminario di Nola i suoi tre figli maschi: Marcello, Giuseppe e Alfonso; il primo diventa sacerdote e gli altri due avvocati.

Alla scuola della religiosissima e generosissima madre la piccola impara la virtù fondamentale della carità verso i poveri e la fedele pratica della vita cristiana, fino a quando viene accompagnata nell’educandato del Monastero del Carmine in Avellino per ricevere una raffinata e completa formazione. L’adolescente condivide con gioia questa scelta. Con il passare degli anni cresce nel fervore, nell’ubbidienza, nella purezza e nell’umiltà. Sceglie anche la via ardua di penitenze occulte e cilizi nascosti fin quando un giorno, pallida e tremante, esce in fretta dal refettorio e rientrata in cella si abbandona sulla sedia. La priora scopre in questa circostanza il corpo martoriato della bellissima fanciulla. Lo spirito di Dio guida, anima e rende forte l’eroica ragazza. Ai rimproveri dei familiari, risponde: Sappiate che io sono entrata in questo monastero per condurre una vita austera e penitente e preparami a lasciare questo mondo per consacrarmi totalmente a Dio. Una vocazione alla verginità per il Regno dei Cieli. Comprende la vanità del mondo e abbraccia la potenza salvifica della Croce gloriosa, nel mentre cresce di giorno in giorno nel fervore e nella conoscenza del mistero di Dio. Paziente, devotissima della Madonna del Carmine e delle anime del Purgatorio. Ma Gesù l’ha già scelta come sua sposa e la reputa già matura per il Cielo.

Lo spirito della nobile giovane non resta chiuso nello spazio angusto del chiostro ma s’innalza molto in alto, al di sopra delle cose create. Nata ricca, si fa povera perché unicamente assetata della grazia. I familiari assecondano la sua scelta vocazionale. Una nuova affezione reumatica con febbre la costringe, sotto consiglio del medico, a ritirarsi per un po’ di tempo in paese per respirare la salubre aria natia. Con rincrescimento l’amabile giovine esce dal monastero nella speranza di recuperare la buona salute. Lo Sposo divino la ritiene invece già pronta per l’immolazione.

L’indisposizione reumatica non si arresta ed è costretta a rimanere a letto. Si riuniscono in consulto diversi medici: Giuseppe Amabile di Avellino, Pietrantonio Vegliante di Atripalda, Domenico De Lauro di Forino, suo cugino Giovanni Fanelli, Giovanangelo Pescadore di Serino, Pietro Falcone di Napoli e il rinomatissimo Leopoldo Chiara. Gli illustri medici comprendono l’aggravamento della situazione a motivo dell’epatite e della polmonite. La costernazione della madre e dei familiari è grande. Il fratello sacerdote don Marcello le somministra con perizia i farmaci. La giovane indifferente alla malattia e alla morte cerca solo la grazia di Dio. Tutto il paese si mobilita e prega per la sua guarigione. La situazione precipita. Maria Domenica si confessa con padre Sanmmartino dei domenicani e poi ancora con padre Michele da San Severino francescano e riceve l’Eucaristia come viatico dal parroco don Emidio Violante.

Le ultime parole della giovane: Non chiedo a Gesù che mi risani, gli domando che mi salvi! Rimane serena ed esprime il desiderio di ricevere il sacramento della Confermazione che le viene conferito da mons. Maniscalco, vescovo di Avellino. Muore a soli 19 anni di età. Una folla immensa proveniente anche dai paesi vicini accorre ai suoi funerali molto solenni. Per rispondere al desiderio di tanti e tanti che, conoscendone la fama, desiderano vederla per l’ultima volta, viene esposta per tre giorni nella chiesa dell’Annunziata, dove si celebrano finalmente i funerali e viene seppellita al lato sinistro dell’altare di Cristo risorto, in attesa della tromba della Resurrezione. Appare in sonno a tanta gente del paese, alla madre, agli zii e ai fratelli: bella, contenta, felice. Appare anche alla sofferente zia Maria Grazia e le dice: Cara zia, quanto è bello il Paradiso!

L’anno successivo, nel 1848, il prof. F. Michelangelo di Forino pubblica per i tipi della tipografia Fattorini di Napoli i cenni biografici della vita e delle virtù dell’illustre fanciulla Donna Domenica Fanelli, morta in odore di santità. Nel Palazzo Fanelli oltre al dipinto che la ritrae, viene anche rappresentata tra i santi patroni del paese e della famiglia.

PASQUALE MARIA MAINOLFI