Padre Ibrahim Faltas a Benevento per una serata di solidarietà per i bambini di Gaza e della Terra Santa Chiesa Cattolica

Una testimonianza toccante, significativa, di una profondità notevole, che racconta le atrocità della guerra quella di padre Ibrahim Faltas, nell’Auditorium San Vittorino di Benevento, in una serata di solidarietà, per la raccolta di proventi, per sovvenire alle necessità quotidiane dei bambini di Gaza e della Terra Santa.

L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione di Comunità di Benevento insieme al Conservatorio Nicola Sala, dall’Associazione Europa Mediterraneo, presieduta da Enzo Parziale e dalle associazioni MondoMagico e Generidea.

All’incontro hanno partecipato le autorità cittadine, religiose ed istituzionali: il sindaco di Benevento Clemente Mastella, il ministro provinciale dei Frati Minori padre Antonio Tremigliozzi, il prefetto Raffaela Moscarella, il direttore del Conservatorio Giuseppe Ilario, il presidente Nazzareno Orlando e il presidente della Fondazione di Comunità Angelo Moretti.

Al termine dell’intervista condotta dalla giornalista Maresa Calzone, la musica con brani scelti ad hoc per l’evento, sono stati eseguiti straordinariamente dai maestri e dagli allievi del Conservatorio Nicola Sala.

Prima dell’incontro padre Faltas ha concesso un’ intervista per i lettori di Realtà Sannita.

Padre Ibrahim Faltas vive a Gerusalemme. Laureato in Filosofia e Teologia, è stato ordinato sacerdote nel 1992. È stato Vicario della Custodia di Terra Santa. Attualmente è direttore delle diciotto scuole della Custodia, direttore della Casa Nova di Gerusalemme e Presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per il Medio Oriente.

Il religioso francescano è responsabile delle relazioni tra la Custodia di Terra Santa e lo Stato di Palestina e lo Stato d’Israele, nonché dello Status Quo della Basilica della Natività. La sua mediazione fu determinante nella risoluzione dell’assedio della Basilica della Natività di Betlemme nel 2002. È stato insignito di numerosi riconoscimenti per l’impegno nel dialogo e nella solidarietà, è autore di interventi e contributi sul conflitto mediorientale e sui percorsi di pace.

Padre Faltas dopo il buio degli della guerra e dei drammi esistenziali si ricomincia a vedere la luce sotto il tunnel. Com’è cambiata la vita per i palestinesi?

Speriamo, purtroppo c’è ancora la sofferenza, la situazione non è cambiata. Da quando c’è la tregua fragile, non entrano aiuti militari, non entrano le medicine, la gente muore di fame, di sete, di freddo. Muoiono anche nel fango e poi da quando c’è la tregua fino ad oggi sono morte 700 persone.

Quali sono le priorità impellenti a seguito delle macerie materiali e anche morali nel quotidiano?

Le case, sono tutti senza case, anche le tende, non hanno tende, in questo freddo. Questa è la verità. La gente non ha niente, puoi immaginare non hanno un tetto con questo freddo e con questa pioggia Da tre anni non hanno scuole, è tutto distrutto, non è rimasto niente a Gaza.

Padre Faltas la chiesa cristiana come convive con le atre religioni monoteiste in un contesto davvero precario per la popolazione?

Stiamo facendo del tutto, la Chiesa sta aiutando tutti, noi aiutiamo tutti, trattiamo tutti come fratelli, anche loro trattano gli altri come noi.

Gli aneliti di pace di Papa Francesco che ogni giorno chiamava a Gaza, sono ancora vividi nella memoria collettiva. Che ricordo ha dell’amato pontefice?

L’ultimo ricordo di lui che rimarrà, non lo dimenticherò mai, il 3 febbraio dell’anno 2025, l’anno scorso. Abbiamo incontrato lui con i bambini di Gaza, I bambini di Gaza giocavano con lui, facevano selfie, erano così contenti. Lui mi dice questi non sono di Gaza, perché stanno parlando l’italiano meglio di noi. Questi in sei mesi hanno imparato l’italiano.

Come può convivere la pace e la giustizia in una realtà così dilaniata. È solo un’utopia?

Accettare l’altro, accettare l’altro come fratello.

NICOLA MASTROCINQUE