Il beneventano arc. Beniamino Feuli, una vita per la fede e la promozione della cultura Chiesa Cattolica

Il giornale “L’Ateneo”dell’11 luglio 1880, Anno XII, n.23, così annuncia la nomina di Mons. Beniamino Feuli ad Arcivescovo di Manfredonia: “Uomo d’ingegno elevato, di squisito sentire, di maniere affabili e di religione profonda, Mons. Feuli possiede tutto ciò che necessario per costituire un perfetto gentiluomo, un vero letterato, un vescovo qual è voluto dallo spirito di sacri canoni e degno successore, nell’arcidiocesi Sipontina, a quella perla di arcivescovo che è Mons Taglialatela… ”.

Ed il giornale continua nel declinare le doti della mente, la condotta integerrima, la prudenza, la generosa istruzione della gioventù, fino a conquistare la stima del Card. Carafa che lo scelse come suo segretario nei trent’anni di governo della Chiesa Beneventana e poi lo volle accanto quando fu costretto in riparare in Roma per la tristezza dei tempi e consigliere negli affari più delicati. Tutta la chiesa beneventana gli ha sempre manifestato vivissima gratitudine.

Beniamino Feuli nasce a Benevento il 31 dicembre 1820 da una famiglia d’illustri antenati, come dimostra il suo stesso stemma imperiale: sul fondo azzurro domina un’aquila spiegata color nero che poggia su tre monti con cima verde, portando sul capo una stella d’argento a sei raggi.

Ammirato da tutti per altezza d’ingegno e bontà d’indole. Compie gli studi nel Seminario di Benevento. Dopo l’ordinazione sacerdotale, viene scelto come segretario personale del Cardinale Domenico Carafa della Spina dei duchi di Traetto, Arcivescovo di Benevento dal 1844 al 1879.

Dopo i moti del 1860, segue l’Arcivescovo Carafa in volontario esilio in Roma e qui ha modo di conoscere illustri porporati e prelati. Si distingue per i suoi meriti anche a Tolosa dove accompagna Mons. Cataldi, infatti ne ritorna con la decorazione di Cavaliere della Legione D’Onore. Profondo conoscitore di scienze sacre e profane, nonché letterato illustre e lodato oratore, merita di essere elevato alla sede arcivescovile di Manfredonia dal sapientissimo Leone XIII il 27 febbraio 1880.

Nell’esercizio del ministero pastorale, rifulgono di più viva luce le sue qualità di mente e di cuore, non disgiunte da una naturale modestia.

Le sue prime attività pastorali rievocano la figura di Vincenzo Maria Orsini (Arcivescovo di Manfredonia dal 1675, l’antica Siponto già suffraganea di Benevento, prima di passare a Cesena e di qui a Benevento nel 1686, Chiesa che non lascia mai, neppure quando diventa Papa con il nome di Benedetto XIII, dichiarandosi “della Santa Chiesa di Benevento, indegno Arcivescovo”), che prende ad imitare. S’impegna nel riordinare e migliorare moralmente e intellettualmente le condizioni del clero, il cui numero è molto assottigliato per la mancanza del Seminario rimasto chiuso per circa un ventennio.

Nel novembre 1881 lo riapre nel secondo piano dell’Episcopio, mentre inizia i lavori di “salvataggio” in quello fondato dall’Orsini, ridotto in condizioni disastrose.

Il campo affidatogli è vasto ed egli vi lavora con prudenza e saggezza. Il clero trova una palestra spirituale nell’accademia dei casi morali, da lui fondata; ed il popolo, nuova vita nella parola dei Padri del Sangue Sparso (così si chiamavano allora i preti del Preziosissimo Sangue), che lo zelante Pastore chiama più volte per il ministero da offrire alle anime.

Una fine prematura lo colpisce nella pienezza della sua attività. Muore il 19 gennaio 1884, compianto da tutti.

Per volontà espressa dalle sue sorelle, il cadavere, dopo solenni onoranze funebri, resegli prima nel Duomo sipontino e poi in quello di Foggia, sostandovi nel passaggio, viene portato a Benevento, dove tutte le autorità e l’intero popolo gli rendono un doveroso tributo di affetto.

PASQUALE MARIA MAINOLFI