Occorre un rinnovato impegno contro il Gioco d'Azzardo Chiesa Cattolica

Facendo seguito all’articolo di Giuseppe Chiusolo pubblicato sul n. 5 di Realtà Sannita a pag. 1 dal titolo “Quando il gioco d’azzardo diventa una malattia”, pubblichiamo qui di seguito un intervento di Suor Raffaella Letizia della Comunità Emmanuel di Faicchio.

Dovendo appuntare alcune cose sul tema dell’azzardo, mi ritrovo a pensare al differente orizzonte in questo tempo di post–pandemia. Le scelte politiche, a livello nazionale, hanno certamente dato una particolare sterzata al divenire del fenomeno. La volontà di chiudere le sale da gioco nei vari lockdown ha sbarrato la strada ai tanti avventori definiti dipendenti patologici. Al contempo, tuttavia, pur non avendo tra le mani un riscontro statistico diretto, pare sia aumentato l’abuso di azzardo sui siti online. Intanto, in Campania, seppur in sordina a causa dell’imminente insorgenza della pandemia, il 2 marzo 2020 è stata approvata la tanto attesa Legge Regionale che abilita tutte le Amministrazioni comunali ad applicarla sul proprio territorio.

Nel Sannio, sulla scorta del Protocollo d’intesa firmato tra il Vescovo Battaglia e i 27 Sindaci dei paesi afferenti alla Diocesi di Cerreto Sannita, Telese, Sant’Agata de’ Goti, nel 2018, a fronte dell’aumento delle condizioni debitorie di numerose famiglie è stato applicato, in anticipo, il Regolamento Comunale elaborato a più mani nell’Osservatorio per il contrasto al Gioco d’azzardo patologico, istituito presso la Caritas diocesana. L’Osservatorio Caritas ha avuto la funzione di sensibilizzare, coordinare e promuovere iniziative di riduzione dell’offerta, in stretta collaborazione con l’ASL BN e le Istituzioni civili ecclesiali.

La Comunità Emmanuel, presente a Faicchio, ha coordinato le attività dell’Osservatorio finalizzandole alla tessitura di una rete tra la politica e i Servizi sociali, le istituzioni sanitarie (SER.D e medici) ed educative, le Forze dell’Ordine ed i tanti volontari che ne hanno condiviso gli obiettivi. Negli anni dal 2018 fino al 2020 molteplici sono state le proposte per un’azione capillare di sensibilizzazione, di prevenzione primaria negli Istituti Superiori e nelle associazioni laicali ed ecclesiali. L’ultima, poco prima dell’inizio della pandemia, è stata la premiazione e la consegna del Logo NO SLOT ai 67 tra bar e esercizi commerciali sanniti “Slot Free”. Il lavoro dell’Osservatorio è stato utile soprattutto per la ricchezza di confronti e di relazioni che ha creato. Si è avvalso, senza dubbio, della particolare vocazione del Vescovo Domenico Battaglia, che nel mondo delle dipendenze patologiche ha speso metà della sua vita.

Il Sannio è entrato a pieno titolo nel dibattito regionale che ha dato vita alla Legge. Ha contribuito alla necessità di rendere consapevoli che il gioco d’azzardo non è semplicemente un vizio, ma una vera e propria patologia. Nel corso del 2020 è continuata l’opera di ascolto e di orientamento per i gamblers e i loro familiari, in diversi punti della Diocesi e poi anche in modalità online. Le richieste d’aiuto che provenivano dalla città di Benevento e zone limitrofe ha sollecitato il Direttore Caritas don Nicola De Blasio, a chiedere la presenza operativa della Comunità Emmanuel in uno sportello d’ascolto specifico per le dipendenze patologiche in Cittadella della Carità, dove è presente a supporto lo Sportello Antiusura e Sovraindebitamento, con la dott.ssa Barbara Donatiello. Tale sinergia permette di offrire una prestazione più idonea al gambler e alla famiglia, visto che il deterrente per il giocatore patologico è l’aumento del debito che contrae.

Nella sfida all’azzardo ci sono attualmente più certezze. C’è la Legge regionale, ci sono le chiusure di spazi di azzardo fruibili, c’è la maggior consapevolezza acquisita tra la gente che anche chi gioca d’azzardo è un dipendente patologico e c’è una rete di collaborazioni più vasta tra l’Ente Pubblico e il privato sociale che s’interseca e si sostiene a vicenda. Personalmente, come Responsabile della Comunità terapeutica nascente a Faicchio, mi sono posta l’obiettivo, in questo nuovo anno, di continuare l’opera di ascolto e orientamento perché si faccia qualcosa in quello spazio di tempo precedente a che il gioco diventi patologia.

Mi rendo conto, pur rischiando di sembrare banale, che il giocatore ha bisogno di incontrare un operatore che lo ascolti profondamente e lo accolga senza condizioni per riconoscersi nel problema e per trovare le risorse dentro di sé. Questi elementi sono basilari in ogni forma di aiuto. Nella mia poca esperienza, molto limitata rispetto a tanti professionisti, mi sono spesso domandata quale sia la causa scatenante dell’inizio per il giocatore e come insegnargli a gestire l’impulso a giocare. Mi vado convincendo che per il gambler, in fondo, è necessario allargare l’orizzonte delle relazioni e imparare ad appoggiarsi ad una comunità che lo rende meno solo. Questo fare comunità è la vera sfida educativa che interessa particolarmente la Chiesa.

Non è mai bastato intervenire drasticamente su chi, socialmente, sbaglia né serve pontificare solo su cause o eventi scatenanti. Tenendo conto ovviamente della necessità di esperti che spieghino, serve che la Chiesa e ogni realtà educativa proponga una socialità che non si misuri sul numero di followers che si hanno né su standard economici di vita per i più irraggiungibili. Mi sento impegnata, in prima persona, a costruire relazioni non virtuali ma concrete, a trovare sempre strade di accoglienza, a conoscere e mettere al centro la persona per provare a suscitarle la nostalgia della bellezza. Non sarà certamente la cura risolutiva, ma una prima risposta da parte di chi vuole prendere a cuore le vicende umane nella loro fragilità.

SUOR RAFFAELA LETIZIA

Comunità Emmanuel di Faicchio