Samantha Cristoforetti e il crocifisso nello spazio Chiesa Cattolica

Una decina di anni fa abbiamo assistito al tentativo violento di quei laicisti che chiedevano di eliminare il Crocifisso dalle aule scolastiche. Il 18 marzo 2011 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato che l’esposizione del Crocifisso non viola alcun diritto umano. Pochi anni fa l’intolleranza religiosa si è spinta a cancellare il Presepe e tutte le iniziative connesse al Santo Natale per sradicare la nostra identità storico-culturale-religiosa.

In questi giorni, sul palcoscenico più importanti d’Italia, l’Ariston di Sanremo, il vilipendio alla fede cattolica ha raggiunto la blasfemia. Mentre l’umanità attraversa un momento storico pesante e doloroso a causa della pandemia la TV di Stato mostra spettacoli di dissacrazione che ledono la sensibilità e il credo di milioni di italiani e di fedeli di tutto il mondo. Un’escalation di trasgressione estrema che non risparmia la corona di spine di Cristo, il suo Sacro Cuore, la Santissima Vergine Maria, mentre un finto sentimento religioso si mischia al demoniaco.

Obiettivo: ridicolizzare, offendere, ferire, oltraggiare volutamente le realtà più sacre della nostra religione. Una modalità meschina e cinica che strumentalizza la fede cristiana con i suoi contenuti universali pur di fare spettacolo e ottenere successo.

La civiltà italiana è precipitata nel pantano. Dopo otto secoli tornano attualissime le espressioni del nostro padre Dante: “Ahi serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!” (Purgatorio, c.VI).

Di tutt’altro tenore le espressioni della scienza davanti a Dio. Nel 1961 avviene il primo volo nello spazio cosmico guidato da Jurij Alex-Seevich Gagarin. Kruscev in un incontro con i cosmonauti, chiede a Gagarin se per caso nel cosmo ha incontrato Dio. Gagarin, notando che Kruscev pone la domanda con tono canzonatorio, risponde: “L’ho visto”. E Kruscev lo ammonisce: “Non lo dica a nessuno”. Ma questi poi dichiara con falsità alla stampa che Gagarin, volando nello spazio, non ha incontrato Dio.

Gagarin era battezzato ma il controllo spietato del partito rendeva impossibile anche credere alla luce del sole. Jurij era un’anima limpida e lieta, grazie al suo credo: “Senza la Fede è quasi impossibile operare nel nostro lavoro”. Oggi prima di andare in orbita si può ricevere finanche la benedizione del sacerdote e andare in chiesa come molti fanno.

Nel 2014, nella navicella sulla quale volava una donna italiana, Samantha Cristoforetti, ci sono anche alcune icone portate dagli astronauti e benedette prima del volo in orbita: quella centrale, più grande, mostra la Vergine Maria col Bambino Gesù, più in alto un bel Crocifisso dorato e poi due icone di Santi. La navicella spaziale dell’Unione Sovietica parte nella solennità di Cristo Re dell’universo. Dal tempo di Gagarin a oggi molto è cambiato. Identico cielo ma più liberi coloro che lo navigano. Prima missione di una donna italiana nello spazio.

Samantha esprime liberamente la sua fede di fronte alla “struggente bellezza del mondo” e alla luce riflessa della stazione spaziale alla quale si sta avvicinando. Annota nel suo diario: “mentre mi sono girata lentamente, mi sono resa conto di ciò che stavo vedendo, sono stata sopraffatta da puro stupore e gioia: la stazione spaziale era lì ma non era solo una vista qualunque. Gli enormi pannelli solari erano inondati da una fiammata di luce arancione, vivida, calda e quasi aliena”.

Cristoforetti prima sospira: “Oh, my God!”; poi ripete sette volte il nome di Dio in italiano. Un’ineffabile inondazione di luce. Sì, luce che - per ricordare Platone e Einstein - è l’ombra di Dio e ci fa ricordare che anche noi siamo fatti di luce.

Da quando Dio disse “sia la luce!”, l’universo è un immenso spettacolo di luci. Samantha e gli astronauti nello spazio trovano il tempo per pregare, per rivolgere lo sguardo a quelle quattro icone, che aiutano a sentirsi ancora più vicini a Dio. Samantha è cristiana e lo dimostra non a parole, ma col suo entusiasmo, con la sua silenziosa testimonianza, con la sua presenza alla Celebrazione eucaristica e con la sua foto sotto le quattro icone. L’icona del Crocifisso nel cosmo dimostra che “nello spazio ci si sente più vicini a Dio”, come afferma l’astronauta Russo Maksim Suraev, che nel 2009 sulla navicella leggeva il Vangelo. Da Gagarin a Cristoforetti: l’esperienza dimostra che Dio ci è necessario come l’aria per respirare. Samantha esorta a “non lasciarsi mai tarpare le ali”. Ai bambini augura “sognate come me di passeggiare tra le stelle”.

Samantha Cristoforetti ha ora 43 anni, nasce infatti a Milano il 26 aprile 1977, ed è originaria di Malè in provincia di Trento. I genitori educano lei e il fratello Jonathan cristianamente, li incoraggiano nei loro sogni, li sostengono nelle difficoltà affinché non perdano mai la speranza di volare alto. Samantha compie gli studi superiori a Bolzano e a Trento e si laurea in ingegneria meccanica all’Università Tecnica di Monaco di Baviera in Germania. Nel 2001 entra nell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli e consegue il grado militare di capitano. Consegue la laurea in scienze aeronautiche presso l’Università Federico II di Napoli. Successivamente si specializza negli Stati Uniti, nel Texas. Nel maggio 2009 è assunta come astronauta assieme ad altri cinque concorrenti dell’Agenzia spaziale Europea (Esa), dopo una selezione tra 8500 candidati. Conosce l’ingegnere francese Lionel Ferra ed è mamma di Kelsey Amal: i due nomi significano “coraggiosa” e “speranza”. Samantha è “la donna delle stelle” rimasta per 200 giorni consecutivi nello spazio dove ha portato con orgoglio la bandiera italiana, ed è già pronta a ritornare in orbita nell’estate 2022 per una missione lunare che durerà sei mesi.

PASQUALE MARIA MAINOLFI