Solenni celebrazioni a Lucera in memoria di mons. Calabrìa Chiesa Cattolica

Ricorre quest’anno il 70° anniversario della elezione e consacrazione episcopale di mons. Raffaele Calabrìa, già arcivescovo di Otranto e di Benevento, la Diocesi di Lucera-Troia in collaborazione con l’Amministrazione della Città di Lucera ha deciso di onorare la memoria dell’illustre presule con l’affissione di una lapide commemorativa sulle mura della sua casa natale.

Le celebrazioni avranno luogo in Lucera sabato 15 febbraio e si svolgeranno presso la Parrocchia S. Giovanni Battista con: saluto di mons. Giuseppe Giuliano, vescovo di Lucera-Troia; saluto di mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento; saluto del sindaco di Benevento Clemente Mastella; testimonianza di mons. Zerrillo, vescovo emerito di Lucera-Troia. A seguire sarà scoperta una lapide commemorativa in vico Mons. Mores. Infine intervento del sindaco della Città di Lucera.

Mons. Raffaele Calabrìa, primo di undici figli, nacque a Lucera l’11 dicembre 1906.

Dopo aver frequentato il ginnasio a Lucera fu alunno liceale dei padri gesuiti presso il Seminario di Posillipo a Napoli. Continuò la sua formazione presso l’Almo Collegio Capranica in Roma, completando il corso teologico presso la Pontificia Università Gregoriana e conseguendo il dottorato di ricerca in Utroque Jure all’Apollinare.

Ordinato sacerdote il 16 marzo del 1929 iniziò la sua esperienza pastorale nella diocesi di Nusco, allora retta dallo zio materno mons. Pasquale Mores.

Nel 1960 approdò a Benevento come coadiutore con diritto di successione, nella prestigiosa sede beneventana, affiancando mons. Agostino Mancinelli fino al 1962.

Da arcivescovo di Benevento (1962-1982) diede corso all’edificazione delle nuove strutture del Seminario, situate in viale Atlantici.

Profuse notevole impegno per il decoro della Chiesa Cattedrale, che era stata quasi completamente distrutta dai bombardamenti degli alleati del 1943.

Ne portò a conclusione la ricostruzione post-bellica, la benedisse e la riaprì al culto il 29 giugno del 1965, dotandola di pregevoli suppellettili e di un monumentale organo a canne (ditta Mascioni, opus 870).

La coscienza delle profonde trasformazioni in atto nella Chiesa e nella società civile lo indusse ad una serie di scelte strategiche in campo culturale: si adoperò affinché nel 1971 venisse fondato nel capoluogo sannita un centro di Cultura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, oggi intitolato proprio alla sua persona, mentre nel novembre del 1980 veniva inaugurato l’Istituto Superiore di Scienze Religiose per la formazione teologica del laicato.

Implementò, inoltre, la diffusione dell’Azione Cattolica, incoraggiò l’aggiornamento permanente dei docenti di religione e promosse i concorsi Veritas rivolti agli studenti delle scuole statali. Nominato sin dal 1965 Visitatore Apostolico per le province meridionali dei Frati Cappuccini ebbe incarico di svolgere indagini circa la delicata vicenda di Padre Pio da Pietrelcina. Le sostenne guidato da sapiente discrezione, riportando presso la Sede Apostolica un giudizio del tutto positivo ed il rilievo di una condotta inequivocabilmente ortodossa da parte del Santo stimmatizzato. Partecipò attivamente alle discussioni del Concilio Vaticano II, durante il quale, in linea con la sua indole rigorosa ed austera, parteggiò per posizioni più conservatrici, giungendo persino ad un animato confronto con il teologo francese Yves Congar, che non risparmiò di accusare di modernismo.

Morì il 24 maggio 1982 al Policlinico Gemelli di Roma; in ottemperanza alle sue volontà testamentarie circa la donazione degli organi gli vennero espiantate le cornee.

I suoi resti mortali sono sepolti nella cripta della Cattedrale beneventana in attesa dell’Angelo della resurrezione.

PASQUALE MARIA MAINOLFI