Per uno sguardo ad una ragazza ieri duelli e oggi... Cronaca
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A Napoli, un ragazzo di 29 anni ha sparato contro un 21enne, che ora rischia l’amputazione di una gamba. Sempre a Napoli, un altro ragazzo di soli 15 anni ha accoltellato un 14enne. Due episodi di cronaca nera non dissimili da tanti altri, che però vantano un elemento in comune: in entrambi i casi la colpa della vittima, se così la vogliamo definire, consisteva nell’aver messo like ad una foto sui social della fidanzata dell’aggressore.
Ho parlato più di una volta degli hater, gli individui che sono soliti insultare online il prossimo, in maniera anche pesante. Qui però saliamo di un ulteriore gradino, visto che dalla rete si passa alle vie di fatto nel mondo reale. E non con semplici insulti, ma con tentati omicidi in piena regola.
In altri tempi, parliamo di uno o due secoli fa, per uno sguardo di troppo o un apprezzamento sconveniente alla propria consorte, un gentiluomo avrebbe sfidato a duello il responsabile dell’offesa, seguendo un preciso cerimoniale: si sarebbe sfilato un guanto e con esso avrebbe schiaffeggiato pubblicamente in viso il reprobo. Poi avrebbe aggiunto: “I miei padrini incontreranno i vostri per stabilire i termini del duello”. Lo sfidato avrebbe quindi potuto scegliere l’arma con la quale battersi (solitamente pistola, spada o coltello).
Tutto ciò può apparire molto signorile, ma l’esito sarebbe stato comunque sanguinoso. In passato diversi gentiluomini hanno perso la vita in duello. Il più celebre tra questi è lo scrittore e poeta Aleksandr Puskin, ucciso nel 1837 a San Pietroburgo da un proiettile all’addome nel corso di un duello contro un presunto amante della moglie.
Oggi però ogni formalità o parvenza di romanticismo è messa al bando: non ci sono padrini, non ci sono disfide all’alba nei dintorni di conventi e nemmeno pubbliche sfide. I duelli del 21° secolo si discostano da quelli classici, ma anche dalle sparatorie spettacolari a cui ci hanno abituato i film western; sono rapidi, senza preavviso e, mi permetto di far notare, anche alquanto sleali, poiché nei due casi di cronaca che ho riportato non risulta che le vittime fossero a loro volta armate.
Ciò che rimane intatto però è il sentimento alla base di questi comportamenti violenti: un obbligo morale di riparare ad un torto subito, laddove l’aggressore vede leso il proprio onore. E la causa scatenante è la violazione di quello che ancora oggi viene visto come un oggetto di proprietà: la donna.
Non c’è niente da fare. Come disse il giovane Tancredi nel romanzo Il Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Cambiano i secoli, possiamo passare dai duelli in camicia di seta alle liti sorte sui social, ma alla base di tutto c’è sempre il pensiero patriarcale in base al quale la donna appartiene al suo uomo e chi offende in qualche modo questo diritto di proprietà va punito. Un like alla foto della mia ragazza è un’offesa che va lavata col sangue. O almeno così la pensavano gli autori dei due tentati omicidi di cui sopra.
Dunque dobbiamo amaramente concludere che anche le nuove generazioni, cresciute con lo smartphone in mano, abbiano introiettato i canoni maschilisti che l’umanità si tramanda da sempre? Soltanto, hanno trovato nuove forme per esprimerli.
Facciamo attenzione allora quando scorriamo le immagini sul telefono: riflettiamo prima di mettere like all’immagine sbagliata. Perché gli apprezzamenti possono anche essere virtuali, ma le coltellate, o i proiettili, sono molto reali.
CARLO DELASSO

04/07/2026