Ragione, Fede, IA Cronaca

Il legame tra l’uomo e la tecnologia si può far risalire all’alba dei tempi: il fuoco, la ruota, la scrittura, le armi e l’agricoltura sono tutte innovazioni tecnologiche ideate dall’uomo in tempi remoti. Ed il fatto che ogni tecnologia costituisca un’arma a doppio taglio era ben chiaro sin dall’antichità. Omero nell’Iliade immaginò i primi robot, nell’officina del dio Efesto. Sofocle nella sua tragedia Antigone ammoniva contro l’uso nefasto della tecnologia che avrebbe arrecato male alla società umana.

Oggi, più di duemila anni dopo, papa Leone XIV ha scritto un’enciclica, Magnifica Humanitas, per mettere in guardia i fedeli dalla minaccia rappresentata dall’intelligenza artificiale. E nel presentare la sua prima enciclica, ha usato una citazione dal Signore degli Anelli di Tolkien (abbiamo forse il primo Papa nerd?): “Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare”.

Dunque, ragione e fede unite nel mettere in guardia l’umanità dal pericolo rappresentato dall’IA. Un’invenzione che, secondo alcuni scienziati, avrà un impatto sul mondo pari o persino maggiore di quello avuto 80 anni fa dalla bomba atomica.

Nel corso dei secoli, gli esseri umani hanno visto cadere una dopo l’altra molte delle illusioni che si erano creati riguardo la loro unicità. Copernico e Galileo hanno dimostrato che la Terra non è il centro dell’universo; Darwin ha illustrato che l’uomo è il risultato di un’evoluzione plurimillenaria e che i nostri antenati non erano dissimili dalle attuali scimmie. Ora scopriamo che l’ingegno e la creatività umani possono essere simulati dalle macchine. C’è di che deprimersi, non vi pare?

I nostri discendenti alla fine del secolo potrebbero ritrovarsi a non essere più la specie dominante sulla terra, rimpiazzati da macchine intelligenti in grado di svolgere qualsiasi lavoro come e meglio dell’uomo, persino in campo artistico. Dunque, quale ruolo svolgeranno gli esseri umani del futuro in questo mondo dominato dalle intelligenze artificiali? Non prevedo un’umanità asservita alle macchine, perché do per scontato che l’intelligenza artificiale raggiungerà un’efficienza superiore a quella umana anche nella sua stessa manutenzione.

L’uomo del futuro dunque potrà godere di una quantità di tempo libero oggi inconcepibile, avendo delegato ogni occupazione all’intelligenza artificiale. Potrà viaggiare, visitare luoghi lontani, arricchire il suo bagaglio culturale facendo nuove esperienze. Potrà dedicare le sue energie alla famiglia, ai suoi passatempi preferiti. Lo stress sarà un ricordo del passato, una volta abolito il lavoro e tutti condurranno un’esistenza serena e rilassata.

Visto così, il futuro dominato dall’intelligenza artificiale non è poi tanto male. Ma conoscendo un’altra forma d’intelligenza, quella umana, sorge il dubbio che questa visione idilliaca del domani sia totalmente irrealistica. È molto più plausibile aspettarsi un futuro in cui, alleggeriti dall’IA del fardello del lavoro, gli uomini e le donne di fine secolo trascorreranno le loro giornate scorrendo i social, scattandosi selfie e litigando in rete per i motivi più futili. Tutto questo mentre le macchine lavoreranno per noi e si terranno alla larga dai pericoli dell’intelligenza umana.

CARLO DELASSO