Troppo odio sui social Cronaca
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Si chiamavano Kety e Mirko. Mamma e figlio. Non ci sono più. Piero, padre del ragazzo e marito della donna, li ha uccisi a fucilate. Il motivo: non sopportava che il figlio fosse omosessuale e che la madre stesse al suo fianco.
“Dovevo farlo”, ha detto, calmo, ai carabinieri. Già nel 2022 aveva scritto sui social: “meglio morto che gay”. Purtroppo non è un caso isolato e incarna un odio feroce. Forse il più grande. Ma se ci guardiamo intorno e ci soffermiamo solo un attimo sui social, ci rendiamo conto che l’odio imperversa.
E’ un sentimento di forte ostilità, avversione o rancore verso qualcuno o qualcosa, al punto da desiderarne il male o la distruzione. Mentre la rabbia è impulsiva, l’odio è un freddo e persistente sentimento che prende di mira un obiettivo. C’è quello materiale e parlo di bullismo o di omofobia, di cui è stato vittima Mirko. Ma c’è quello psicologico, che fa uso di un linguaggio discriminatorio, aggressivo o denigratorio contro il singolo o il gruppo.
Come mai la società in cui viviamo oggi è così? Poco amore. Tanto odio. E’ una società fragile, che ha paura, che si sente incompresa, che è insicura. Non ha più punti di riferimento, ancore cui aggrapparsi.
Se si sta bene con sè e con gli altri si ama, non si odia. “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Il punto è proprio questo. Quanto ci vogliamo bene? Quanto siamo capaci di cogliere il lato positivo della vita? Il bicchiere, ormai, non è più visto come mezzo pieno o mezzo vuoto, è visto completamente vuoto e anche lesionato, crepato. E purtroppo non serve più nemmeno il “kintsugi “, l’arte giapponese di riparare ceramiche rotte con l’oro. Le crepe diventano visibili, preziose, parte della bellezza.
Non c’è oro che ripari la consapevolezza di star male, di non sentirsi nessuno. E così, invece di chiedere aiuto agli altri, con umiltà e amore, ci si scaglia contro, si odia. Con i fatti, con le parole. Ma il primo a star male è chi odia. Scagliarsi contro gli altri, insultare, ferire nell’anima e spesso fisicamente, non fa sentire meglio. Non ci migliora. Ci affossa ancora di più, sempre più giù, nell’inferno interiore.
“Quanto è duro il mondo per quelli normali che hanno poco amore intorno e troppo sole negli occhiali”. Così canta Lucio Corsi. Ma chi odia ha zero amore dentro di sé ed è acceso dall’odio. Non ci sono occhiali che tengano.
ELISA FIENGO

04/07/2026