Sua Putritudine, il ''laghetto'' che nessuno ha chiesto. Al Viale Mellusi interventi sbagliati in attesa di soluzione da anni  Cronaca

In questo numero, invece di soffermarci sui talenti letterari locali, raccontiamo una storia che auspichiamo abbia un lieto fine. La situazione è seria e dura da anni. È stata studiata ed evidenziata, portata in Procura, ma ancora non risolta.

Forse non tutti i beneventani lo sanno, ma nel fiero capoluogo sannita c’è un “lago”.

Non è segnato sulle mappe, quindi non ha un nome ufficiale e non ospita fauna protetta, ma è ben visibile da balconi e finestre di alcuni condomìni al Viale Mellusi, proprio dove un tempo c’era il vecchio “campo dei preti”, quel fondo agricolo che per decenni ha fatto parte della vita del quartiere. 

Negli anni Sessanta era coltivato a grano e aveva al centro un pozzo circondato da robinie. Apparteneva al Seminario Arcivescovile Regionale, edificato nel 1932 dall’ingegnere Gennaro De Rienzo.

Oggi è diventato un laghetto stagnante e maleodorante che a noi piace ribattezzare, con un po’ di ironia, Sua Putritudine.

A segnalare la situazione è stato l’architetto Maurizio Salomone Megna, che ha ricostruito con precisione la storia tecnica dell’area. Incaricato dal condominio del civico 130 come consulente, ha verificato la situazione e redatto una perizia trasmessa alla Procura della Repubblica.

Per comprendere l’origine del problema, è necessario fare un passo indietro nel passato. 

Quando la vecchia struttura seminariale fu riconvertita in Scuola Allievi Carabinieri, la zona circostante cambiò volto. La proprietà passò al Demanio regionale e, nel 1981, l’edificio venne dedicato al Maresciallo Maggiore Francesco Pepicelli, medaglia d’oro al valor militare e vittima delle Fosse Ardeatine.

Con il tempo, attorno alla caserma sono comparsi alloggi per le famiglie dei carabinieri, piccole officine, depositi e un poligono di tiro. Tutti questi interventi hanno finito per ridisegnare l’intero quartiere.

«Per realizzare la piazza d’armi il livello del suolo è stato rialzato di circa due metri. Le quote originali, riportate nella fotogrammetria del 1969, oscillavano tra 177,80 e 176,20 metri sul livello del mare. Nel PUC 2003 il comparto risulta invece a quota 180,90, una differenza che ha cambiato tutto», ci ha spiegato.

L’architetto ci ha illustrato anche un altro punto decisivo. Il rialzo ha reso il vecchio muro di contenimento una diga, e sopra quel muro è stata aggiunta una sopraelevazione in cemento che ingloba la recinzione metallica originaria.

«Il risultato è che l’acqua piovana non scende più, si accumula contro la struttura, ristagna e, durante i piovaschi più intensi, zampilla a pressione attraverso le fessure, come piccole fontanelle, riversandosi nel cortile del condominio a quota più bassa», ha detto.

L’asfalto impermeabile della piazza d’armi impedisce alla terra di assorbire la pioggia. Le acque restano lì per giorni, generano odori, insetti e un evidente disagio per chi abita a confine con l’area.

Salomone Megna ha precisato che l’albedo dell’intero sito è peggiorato e che l’irraggiamento solare, prima dissipato dal campo coltivato, si accumula sull’asfalto e viene rilasciato lentamente durante la notte, creando un disagio termico per i palazzi prospicienti la piazza d’armi.

Attualmente l’intero compendio appartiene al Demanio, ha ribadito l’architetto Salomone Megna. 

È quindi auspicabile, se non doveroso, che il Demanio stesso intervenga per sanare la condizione attuale e che il Comune di Benevento solleciti con decisione l’avvio di una soluzione, nell’interesse dei residenti confinanti. E, soprattutto, che non si archivi la vicenda, scaricando il problema sui cittadini.

Non servono grandi opere. Basta restituire al terreno la sua funzione naturale o creare un sistema di adeguato smaltimento. L’architetto segnala, tuttavia, un elemento positivo. È stata coinvolta la Procura della Repubblica che dovrà verificare se esistono gli estremi di un reato, sia urbanistico che sismico. Si aspetta la fine delle indagini ed il responso del magistrato. L’obiettivo è che si possa ripristinare la legittimità dei luoghi con l’abbattimento del muro realizzato in sopraelevazione sul vecchio muro di contenimento e con la sistemazione dei livelli originari del terreno a ridosso dello stesso. 

Per i beneventani questa grande pozzanghera testimonia un problema irrisolto da troppo tempo. Gentili lettrici e lettori, ora ci si attende solo una cosa: che qualcuno faccia evaporare Sua Putritudine non con il sole, ma con un intervento semplice e, soprattutto, definitivo.

LUCIA CARUSO