Antonio Mastronunzio, la ricerca oltre la forma Cultura
![]()
La scomparsa di Antonio Mastronunzio Fallarino, avvenuta il 7 ottobre 2026, lascia un vuoto nel panorama artistico beneventano. Pittore e scultore, ha attraversato linguaggi e materiali differenti, costruendo nel tempo una ricerca personale, capace di muoversi tra la rappresentazione della realtà e una progressiva esplorazione della forma.
Nato a Benevento il 29 febbraio 1956, Mastronunzio si è formato al Liceo Artistico della sua città e ha proseguito gli studi presso le Accademie di Belle Arti di Firenze e Napoli. La sua ricerca è stata alimentata da un interesse per la storia dell’arte, con una particolare attenzione alla lezione del Quattrocento, senza rinunciare a un confronto costante con il proprio tempo.
La pittura: volti, paesaggi e memoria
Nella pittura di Mastronunzio, volti, figure e paesaggi diventano occasioni per osservare la realtà oltre la sua semplice apparenza. Il territorio sannita, con le sue presenze umane e i suoi luoghi, ricorre nel suo lavoro come un riferimento importante, non soltanto geografico, ma anche emotivo e culturale.
Il suo percorso si è sviluppato attraverso diverse soluzioni espressive, dalla figurazione a una ricerca più libera sulla forma e sul colore. Non si tratta necessariamente di una separazione netta tra linguaggi, quanto di un confronto continuo con le possibilità della pittura e con ciò che un’immagine può suggerire al di là di ciò che rappresenta.
Nel 2016, la mostra L’artista e il suo tempo. Dal realismo empirico all’astrattismo concreto, allestita alla Rocca dei Rettori di Benevento, ha raccolto oltre novanta opere, ripercorrendo circa quarant’anni di attività tra dipinti, sculture, pannelli e tempere.
La scultura: il dialogo con la materia
Accanto alla pittura, la scultura ha occupato un posto significativo nella ricerca di Mastronunzio. Pietra leccese e bronzo sono stati alcuni dei materiali attraverso cui ha esplorato il rapporto tra volume, superficie e spazio.
Nel 1995, a Cà La Ghironda, nel Bolognese, furono accolte novanta sue sculture in pietra leccese e bronzo, testimonianza della rilevanza della sua produzione plastica. Tra le opere legate al suo percorso figura anche L’Isola di Pasqua, che richiama un immaginario in cui la presenza della materia si intreccia con il tema della forma e della sua capacità evocativa.
A Benevento, il rapporto tra l’artista e la città si ritrova anche nelle opere presenti negli spazi pubblici. Un suo Totem in pietra è conservato al Museo del Sannio, mentre Le Streghe è presente presso il Musa. Sono testimonianze concrete di un lavoro che non è rimasto confinato negli ambienti espositivi, ma ha continuato a incontrare la comunità.
Le opere nelle case: un’eredità quotidiana
Una parte importante della storia di Mastronunzio è legata anche alla dimensione privata delle sue opere. Nel corso degli anni, molti lavori sono stati donati ad amici, cittadini e istituzioni, entrando nelle case e negli spazi della vita quotidiana.
Questo aspetto racconta un modo particolare di intendere il rapporto tra artista e pubblico: l’opera non vive soltanto nel museo o nella galleria, ma può diventare parte di un ambiente familiare, accompagnare la vita delle persone e assumere significati nuovi attraverso il tempo e i ricordi.
Anche dopo l’alluvione del 2015, che danneggiò il suo studio e numerose opere, il lavoro di Mastronunzio è tornato al centro dell’attenzione attraverso iniziative espositive e occasioni di riscoperta. La sua vicenda artistica rimane così legata non soltanto alla produzione, ma anche alla cura e alla trasmissione delle opere.
La memoria oltre la forma
Ricordare Antonio Mastronunzio significa riconoscere il percorso di un artista che ha fatto della ricerca una pratica continua, attraversando pittura e scultura senza esaurire il proprio lavoro in un unico linguaggio.
La sua eredità non è custodita soltanto nelle mostre, nelle collezioni o negli spazi pubblici. È anche nei luoghi più intimi, nelle opere che qualcuno conserva in casa, nei lavori incontrati ogni giorno quasi senza accorgersene, ma che continuano a raccontare una presenza.
*La sua arte continuerà a vivere in tutte le nostre case.* Non soltanto come ricordo di chi l’ha creata, ma come parte di una memoria condivisa, capace di restare viva attraverso le opere, gli sguardi e le storie di chi continuerà a incontrarle.
MARIALBA NENNA

09/10/2026