80 anni fa nasceva la Repubblica anche nel Sannio... In primo piano

Quanti della mia età ricordano quello che avvenne quel due giugno del 1946: il risultato delle prime votazioni democratiche nazionali dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra. Si era votato per eleggere i parlamentari dell’assemblea costituente e per il referendum Monarchia-Repubblica. Il collegio elettorale era formato dalle Province di Benevento e Campobasso. Furono eletti quattro deputati sanniti. Due democristiani: Giambattista Bosco Lucarelli e Giovanni Perlingieri; e due liberali: Raffaele De Caro e Antonio Cifaldi.

Io non avevo ancora l’età per andare al voto, ma comunque eravamo tanti; teenager che si sentivano coinvolti in quella prima battaglia politica. Noi giovani del mondo cattolico eravamo attratti dalla figura e dalla parola di Giambattista Bosco Lucarelli che si dichiarò clamorosamente repubblicano, sebbene la Democrazia Cristiana avesse deciso di non prendere posizione e lasciare liberi i propri militanti di dare il voto alla Monarchia o alla Repubblica.

La scelta di Bosco Lucarelli fu scioccante e non solo perché egli apparteneva ad una delle più tradizionali e nobili famiglie sannite. Ne parlò esplicitamente in un comizio al Teatro Comunale, nel mese di marzo, lasciando sorpresi molti cattolici suoi elettori i quali alla fine pur votando per lui come parlamentare, al referendum non seguirono il suo consiglio. Difatti nel Sannio la Monarchia raccolse oltre centomila voti, mentre la Repubblica si fermò a quarantaduemila.

Nei paesi della provincia l’affermazione del voto monarchico era molto diffusa, tuttavia si trattò di risultati contraddittori. Soltanto in nove Comuni vinse la Repubblica: Baselice al primo posto con il 65%, quindi Castelpagano, Circello, Foiano, Fragneto l’Abate, Morcone, Pontelandolfo, San Lupo, Vitulano. Erano tutti i comuni dell’alta collina e montagna, in gran parte del Fortore e del Tammaro; molti erano comuni dominati da famiglie della nobiltà rurale che non potevano non essere sostenitrici del voto monarchico... eppure vi aveva vinto la Repubblica in questi posti.

Tra l’altro meravigliò il fatto che il paese che era ormai la culla e la scuola del Partito Comunista sannita, cioè Castelpoto, aveva dato soltanto il 38% dei voti alla Repubblica. Invece molto repubblicano si mostrò il paese che si dichiarava sovietico, cioè Foiano Valfortore.

I ragazzi della mia età non si fermavano ai voti raccolti dall’una o dall’altra parte, sentivano che Repubblica significava cambiamento, e quindi volevano combattere e seguire la campagna elettorale, sebbene non avessero l’età per parteciparvi da protagonisti; ci accontentavamo di fare gli attacchini dei manifesti o portatori dei secchi e pennelli per scrivere sui muri e sui marciapiedi W la Repubblica.

Non fu una battaglia facile, né un risultato di facile comprensione, tuttavia già a partire dall’autunno del 1946 tutto sembrava assorbito. Si era nella seconda metà del 1946 e già si cominciava a guardare a quella che sarebbe stata la prima vera battaglia politica che avrebbe portato al famoso 18 aprile del 1948. A metà degli anni ’50 le cause e le conseguenze del voto del due giugno del 1946 sembravano ormai archiviate. Non più Repubblica o Monarchia ma centro-destra o centro-sinistra.

Sono passati 80 anni dal referendum del 1946, e circa 40 anni dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica, ma siamo ancora ossessionati da quel dilemma: centro-sinistra o centro-destra, Centrosinistra o Centrodestra. Con o senza trattino… Oggi vi è chi dice che, a distanza di 80 anni dalla nascita della Repubblica, viviamo momenti di estrema incertezza. Chi lo dice forse non ha conosciuto, né studiato, gli anni ’40 e così pure gli anni ’70-’80.

Per non disperdere la coscienza del presente non dovremmo perdere la memoria del passato.

ROBERTO COSTANZO