Campagna elettorale fiacca, ma feconda almeno per Mastella In primo piano
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Chi ha visto e vissuto le campagne elettorali del secolo scorso - dalle competizioni comunali, a quelle regionali, nazionali ed europee - nella serata di venerdì scorso si sarà sentito colpito da un momento di tristezza e di nostalgia.
Il dibattito ed i confronti tra i concorrenti ed i rappresentanti dei vari partiti, quarant’anni fa, si svolgevano nelle sale, nei teatri e soprattutto nelle piazze. Un candidato che non partecipava a decine di comizi alla settimana era considerato poco competitivo.
Bisognava avere piena conoscenza di idee e programmi politici, ma bisognava anche saperli esporre; soprattutto in piazza durante i rumorosi comizi.
Il venerdì della chiusura della campagna elettorale rappresentava il momento essenziale di una competizione, e di solito un candidato autorevole in quel pomeriggio-sera partecipava in prima linea almeno a tre comizi.
Quello finale, alle 23, si teneva nella piazza principale del paese: così pure in Piazza Roma a Benevento. La piazza principale veniva assegnata con un sorteggio presso la Caserma dei Carabinieri. Chi non vinceva la piazza principale era costretto ad adattarsi in un altro luogo del paese, almeno a cento metri di distanza.
Alle ore 24 dovevano rigorosamente concludersi tutte le pubbliche manifestazioni ed anche l’affissione dei manifesti.
Mi si potrebbe chiedere quali siano le differenze tra le campagne elettorali di allora e quelle di oggi, oltre ai comizi del venerdì sera... Risponderei che allora ci si confrontava in pubblico, si esponevano nei comizi i differenti programmi e propositi: e di solito il tutto avveniva su tematiche di livello politico, ma anche di contenuti locali, che toccavano i vivi e veri problemi della gente.
In tal modo il popolo si sentiva coinvolto dall’uno e dall’altro schieramento. I partiti erano parte, ma non tutto, tuttavia erano sostanzialmente partecipi alla vita locale.
Forse, anche per come si svolgeva la campagna elettorale, allora andava a votare oltre il 70% degli aventi diritto. E se oggi la percentuale dei votanti è scesa alla metà di quella del secolo scorso forse lo dobbiamo anche al fatto che i partiti non riescono più a coinvolgere la gente nel dibattito politico.
Ma ci sono ancora i partiti? Ci sono ancora i programmi elettorali? Ci sono ancora i dibattiti e i confronti?
I titoli dei problemi, in verità, li abbiamo letti ed ascoltati, e così pure gli slogan molto dirompenti dei vari candidati. Bei manifesti. Ma forse non sono bastati gli slogan né il richiamo ai titoli dei problemi.
Va pure ricordato che alcuni candidati si sono soffermati sul discorso delle aree interne; ne hanno parlato diffusamente, però in pochi casi si è notata un’approfondita analisi di quei problemi. Scarsa attenzione alla primaria, se non esclusiva, potenzialità delle zone appenniniche, come le risorse energetiche rinnovabili.
Cosa fare perché il territorio che le produce possa essere adeguatamente compensato; nessuno ha richiamato la legge elettorale della Basilicata che stabilisce, per i comuni in cui si estrae il gas, l’applicazione di una bolletta ridotta al dieci per cento.
Nessuno ha rilevato che quando si parla della Diga di Campolattaro, sarebbe bene specificare che quell’acqua per uso irriguo è ormai destinata quasi tutta al casertano (18mila ettari dei quali solo un quinto al Sannio) e così pure per l’acqua da potabilizzare. Gli impianti si insediano nel Sannio ma i relativi servizi ed i benefici vanno altrove.
Di questo si dovrebbe parlare anche nel Consiglio regionale; e così pure della legge elettorale che oggi assegna i seggi del Consiglio soltanto in rapporto al numero dei cittadini residenti e non anche all’ampiezza dei territori delle cinque province. Forse gli elettori, se avessero sentito parlare anche di questi problemi, avrebbero potuto partecipare con maggiore interesse alla votazione.
Può darsi che soltanto il vecchio Mastella, che nasce e cresce politicamente nel secolo scorso, ha avuto il coraggio o la furbizia di fare una campagna elettorale alla vecchia maniera, soffermandosi su qualche vero problema del Sannio, e quindi inducendo il figlio Pellegrino a comportarsi da soggetto dei tempi moderni, che sa analizzare il presente, senza restare succube del passato ed anche senza la presunzione che l’oggi può fare a meno dell’ieri.
E che si può essere moderni e innovativi anche quando si è figli di un padre e di una madre, che sono stati protagonisti nel passato e lo sono, purtroppo, ancora nel presente.
Mastella è sempre Lui e lo sarà finché non arriverà un altro Mastella, che nasca a Ceppaloni, viva a Benevento ma sia presente nella regione e nel Paese. E non solo nei momenti elettorali.
Fino a quando non arriverà un altro Mastella, alternativo a Clemente, e non semplice avversario, Benevento ed il Sannio saranno costretti a prendere atto del risultato di queste elezioni regionali: non imprevedibile, non immotivato. Certamente non negativo, sebbene del tutto innovativo.
ROBERTO COSTANZO

03/12/2025