Esercitazioni di Protezione Civile In primo piano
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Nel giro di pochi giorni si sono svolte a Benevento due “esercitazioni” di protezione civile. Una, così ufficialmente definita, sotto l’egida della Regione Campania, ha raccolto schegge di volontariato e di istituzioni a vario titolo coinvolte negli “allerta” e negli “interventi” in casi di eventi che sconvolgono l’abituale svolgersi della vita “normale”.
L’altra, richiamando la brutta esperienza della alluvione dell’area di sviluppo industriale in quel di Ponte Valentino, per festeggiare gli esiti positivi del rilancio sul mercato internazionale della Pasta Rummo, che il 15 ottobre 2015 vide finire sott’acqua gli stabilimenti produttivi.
Paradossalmente nell’uno e nell’altro caso è tutto finito con comunicati consolatori, se non proprio trionfalistici. Rummo ha potuto a buona ragione pubblicizzare una rinascita che giova ai proprietari, ai dipendenti e al “buon nome” di Benevento. Si sarebbe potuto, però, rispondere ad una domanda: come mai l’azienda si trova, nell’ambito di una Area di Sviluppo Industriale, in una località a rischio alluvionale?
Non per fare facili polemiche sul passato, ma - chi sa mai - per non ripetere errori simili, basta seguire le cronache dei telegiornali quando piove al Nord e immediatamente si devono contare capannoni e nuclei familiari alle prese con acque che hanno il vizio di ristagnare in aree pianeggianti. Volendo concentrare l’attenzione sulle vicende del Nucleo Industriale, ricordo che, quando si doveva affrontare la questione (una sessantina di anni fa), l’Ordine degli Ingegneri (se non ricordo male, presidente Guido Glielmo preside tra l’altro dell’Istituto Tecnico Industriale Bosco Lucarelli) tenne, nella sede di palazzo Collenea, una serie di incontri riservati ai professionisti delle materie oggetto di studio ma aperti anche al pubblico.
Su Messaggio d’Oggi riportai all’attenzione dei lettori le riserve che i tecnici esprimevano verso la proposta che il Nucleo Industriale avanzava per la scelta dell’area di Ponte Valentino. Gli ingegneri, peraltro, non si limitavano a dire no a Ponte Valentino, ma indicavano come area più idonea per la vita di un aggregato industriale la zona di San Vitale-campo di aviazione.
Il direttore del giornale, Giuseppe De Lucia, mi riferì della “sorpresa” del cavaliere Abete per l’ardire di un imberbe, invitandomi a “dosare” idee e aggettivi in un pezzo “riparatorio”. Accettò, invece, la mia proposta di organizzare una conferenza stampa sul problema: Abete ne sarebbe uscito come protagonista che mette in chiaro le cose. Aveva come “arma segreta” la realizzazione di una Cartiera, per la quale l’acqua andava proprio a pennello. Peccato (o fortuna) che della Cartiera esistono solo fotografie del Cartello dei lavori, che furono iniziati con solenni presenze di politici mai più viste.
Riguardo ai terremoti e alle attività di enti e istituzioni per educare i cittadini a comportamenti consapevoli e responsabili, le esercitazioni devono avvicinarsi quanto più è possibile ai “tempi e modi” immaginabili come reali. Serve a poco una conferenza con didascalie o filmati di tragedie del passato. Allorché il prefetto volle saggiare come stavamo messi con le scuole, in una pubblica riunione di associazioni di volontariato, invitato a ”pensare” ad una scuola da scegliere per una esercitazione di evacuazione, io (da Provveditore agli Studi) affermai che ogni scuola della “mia provincia” era in grado di affrontare la prova, considerato che tutte le scuole erano preparate, perché allenate a fare ripetute esercitazioni.
Un altro prefetto, esperto di procedure di emergenza da terremoti, organizzò una esercitazione sulla zona Cerreto-Guardia Sanframondi, con la partecipazione di militari provenienti da Maddaloni. Pronto a mostrare come erano bravi i nostri centri scolastici, proposi che l’ora (da tenere segreta) della scossa di prova-terremoto potesse essere intorno alle 10, 30.
Il mio interlocutore mi comunicò che i militari venienti da Maddaloni dovevano rientrare alla base entro le ore 14, per cui proponevano le ore 7,35 come momento della scossa di terremoto. Feci capire che; dopo una scossa di terremoto alle 7,35, si usava dalle nostre parti che a scuola non ci si va.
Simile l’avventura capitatami a Vibo Valentia. Provincia nuova, autorità statali solo Prefetto, Questore e Provveditore agli Studi, arrivato da poco fui invitato alla cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione ad una esercitazione di protezione civile di intervento post-terremoto svoltasi in zona montana. Nell’attesa assistetti ad un battibecco tra un anziano ex maresciallo e un giovanissimo “colonnello” che diceva di essere stato “pronto sulla zona del sisma già alle 6,30 con cavalli e cavalieri”.
Mi presentai con questa domanda: “Signor colonnello, che ci faceva con i suoi cavalli alle sei di mattina sulle Serre? In montagna, con i cavalli, c’è andato sapendo che ci doveva essere un terremoto? E quindi dalla esercitazione risulta che terremoto e cavalli si sono prodigati istantaneamente?”
La esercitazione di pochi giorni fa, con schieramenti vari nei pressi dei campi di tennis a Via Mario Vetrone, è consistita in una lezione teorica, con qualche filmato, l’immancabile esortazione a “essere pronti”, magari ad auspicare più mezzi e più soldi da Mamma Regione?
Non so se il sindaco del capoluogo ha sciorinato tutte le tabelle installate come punto di raccolta, ricevendo dai vigili urbani sconsolanti relazioni sulla assiduità della popolazione a farne uso, per così dire, “sussidiario”.
Tra un mese, con la Regione rianimata, si potrà sperare che si cominci a lavorare? O il virus delle ebbrezze elettorali si rinforzerà all’idea delle elezioni comunali del 2027?
O dobbiamo augurarci una “replica”, quella di domenica 23 novembre 1980?
MARIO PEDICINI

26/10/2025