La Regione senza Napoli? In primo piano
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Il “lenzuolo” consegnato dal presidente di seggio con improbabili simboli (da molti mai visti prima) può aver confuso le idee, già di per sé perplesse, dei non molti coraggiosi presentatisi ai seggi elettorali. Ma se è vero, come si diceva una volta, che è la somma che fa il totale, i conti tornano.
Le elezioni si vincono stando al volante della macchina del potere. Immaginare che, se fosse andati a votare l’oltre 50 per cento che è rimasto a casa, ben altro sarebbe stato l’esito è infantilismo regressivo.
D’altra parte, se a Napoli è stata sempre forte di pensiero una destra mista misino-monarchica, è pur vero che nella nostra città metropolitana è dal terremoto del ’90 che i sindaci li ha assicurati la sinistra. Si direbbe una sinistra senza simboli? Nel 1948 sulle schede non c’erano Falce e Martello, sostituiti da un improbabile volto di Giuseppe Garibaldi (non erano ancora nati i neo-borbonici, che avrebbero fatto strame di Garibaldi e garibaldini sfusi). Ma stiamo rievocando vicende storiche di un’epoca di alte fasce di analfabeti.
Nel 2025 tutti sanno leggere e scrivere, forse ne hanno poca voglia. Manifesti e fac simile non hanno attratto, esaminando le età di chi ha effettivamente votato si potrebbe avere un quadro “sociologico” del fenomeno. Non sarebbe un lavoro inutile per chi è interessato alla riorganizzazione dei centri di cultura e testimonianza politica.
Nell’immediato, il nuovo Consiglio Regionale della Campania ha l’impronta di una formazione fortemente anti-governativa. Non potendo confidare su una “amicizia” con il governo nazionale, dovrà comunque avere a che fare con Giorgia Meloni e la sua squadra di governo per ciò che riguarda la competenza del governo nazionale sul territorio regionale e l’intero Mezzogiorno. Vedremo nei prossimi giorni, dalla formazione della Giunta e dalle assegnazioni delle competenze ai vari assessori, a chi toccherà il delicato ingranaggio.
Il presidente Roberto Fico ha in merito il vantaggio di avere svolto nella sua unica legislatura la funzione di presidente della Camera. Ha esperienza di ritualità e duttilità per poter promettere ai cinque milioni e mezzo di campani che non resterà legato alla scrivania di Santa Lucia, ma si muoverà con disinvoltura anche nei sacri palazzi di Roma capitale.
Sicuramente, però, Fico e i suoi “ministri” dovranno sbrogliare la matassa della Città Metropolitana. Detto in maniera rudimentale, Napoli è Città Metropolitana, una figura giuridica recente. E’ chiaro da dieci anni che la Città Metropolitana sostituisce la Provincia e governa il territorio, per esempio riguardo alla pianificazione territoriale, la gestione integrata di infrastrutture e servizi (come trasporti e comunicazioni), la promozione dello sviluppo economico e della tutela ambientale.
Sul territorio provinciale di Napoli sembrerebbe di capire che l’ente Regione ha poco da fare. Perché allora il governatore nazionale non ha disciplinato le competenze dell’Ente Regione laddove il capoluogo (e tutta la sua provincia) sia titolare di poteri propri? Soprattutto, perché la Regione Campania non ha fatto chiarezza, portando la Campania a “campione modello” da offrire anche alle altre città metropolitane d’Italia?
Ho scritto già della assurdità di una decina di città metropolitane farlocche. In Italia bastavano Roma, Milano e Napoli. Comunque la Campania ha tutte le caratteristiche che deve avere una città metropolitana. E, considerati i poteri e le competenze della istituzione Città Metropolitana, le competenze della Regione restano integre soltanto per le quattro provincie non-metropolitane, A partire dalla ridefinizione delle rappresentanze delle province nel Consiglio Regionale. Perché Napoli, che deve sbrigarsi da sola certe competenze, deve contare anche su oltre mezzo consiglio regionale? Non sarebbe il caso di ridurre la rappresentanza in Regione della potente Città Metropolitana e redistribuire i seggi tra le quattro province AV-BN-CE-SA?
Alle elezioni di domenica scorsa Napoli porta a casa 26 seggi regionali, Salerno 9, Caserta 8, Avellino 4 e Benevento 2. Che ne direste di raddoppiare le rappresentanze delle quattro province “normali”, assegnando a Napoli la più che consistente rappresentanza di 12 consiglieri regionale “ordinari” per il disbrigo e la tutela degli interessi della Metropolitana (Regione, non ferrovia)? Identico discorso si estenderebbe al numero di assessori regionali provenienti dalla superprovincia rispetto ai derelitti irpini e sanniti.
Ritornando doverosamente nei limiti (sbilanciati) di oggi, e considerati anche gli orientamenti politici dei rispettivi consigli regionali, a Benevento potrebbe toccare il ruolo di cerniera tra Campania e Puglia. Non solo per la realizzazione della ferrovia (alta o bassa velocità) che vede (e deve vedere) il “nodo” di Benevento come strategico sia per la Bari-Roma sia per la definitiva realizzazione della trasversale Salerno-Avellino-Benevento-Campobasso-Termoli. Ma anche per la gestione della risorsa idrica e la risorsa energetica dell’Eolico.
I nostri due moschettieri Pellegrino Mastella e Fernando Errico dovranno portare lo sguardo della Regione Campania verso le confinanti Molise e Puglia per tanti altri interessi comuni.
Aggiungerei ai due beneventani, un avellinese che può essere collocato lungo la stessa linea (non solo ferroviaria, e di alta prossima alta velocità): Ettore Zecchino, arianese, figlio di Ortensio Zecchino che qualcosa (come l’Università) a Benevento ce l’ha fatta quando era senatore e ministro.
Ai due più uno un personale in bocca al lupo.
MARIO PEDICINI

03/12/2025