La storia del tenente pilota Fulvio Curtoni, morto nel bosco di Faeto, a poca distanza da Castelfranco in Miscano In primo piano
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Questa storia arriva dal confine tra Sannio e Puglia ed è misconosciuta dalle nostre parti. A meno che non abbiate qualche volta costeggiato le zone di Faeto e Celle di San Vito, piccoli comuni della Puglia, attaccati, appunto, alle estreme propaggini del nostro Sannio. Perché è proprio qui, nel fitto bosco di Faeto, che 51 anni fa si verificò la tragedia.
L’ho scoperta leggendo un volumetto di racconti pervenutomi dal piccolo comune di Celle di San Vito (FG), al quale ho dedicato alcuni studi.
Qualche tempo dopo, sono andata a fare un sopralluogo nel posto in questione, accompagnata da Mariangela Genovese e Nausica Carosielli, addette all’Info Point di Celle.
Castelfranco è a circa 8 km di distanza e, per la cronaca, proprio in queste ultime settimane la zona tra Castelfranco e Celle è al centro di roventi polemiche per la frana verificatasi a seguito delle forti piogge di aprile 2026. Questi comuni posti tra il Fortore e la zona dei Monti Dauni sono rimasti temporaneamente isolati e la tratta è ancora sotto sotto stretta sorveglianza a causa della forte fragilità idrogeologica della zona.
La situazione non è ancora completamente rientrata e gli smottamenti costellano diversi tratti di strada. Sui social i cittadini lamentano un dissesto idrogeologico cronico ed il perenne immobilismo delle istituzioni locali.
Gli utenti sottolineano come i borghi storici dei due comprensori restino regolarmente isolati ad ogni forte ondata di maltempo. L’area riguarda, in modo particolare, i comuni di Castelfranco, Celle, Faeto, Roseto Valfortore (dove una frana ha fatto sparire un’intera carreggiata ed una strada comunale è chiusa da due anni). Le critiche su Facebook colpiscono la mancanza di pulizia dei canali di scolo, la mancata cura delle scarpate rurali e l’assenza di barriere protettive.
Molti utenti fanno notare che fango e detriti invadono le carreggiate a causa di terreni agricoli non messi in sicurezza o fossati ostruiti. Se da un lato c’è chi pretende risposte dai primi cittadini, dall’altro molti utenti difendono i sindaci dei piccoli borghi, visti come “lasciati soli” dalle Regioni e dalla Protezione Civile a gestire emergenze enormi con budget comunali ridotti all’osso.
Ma veniamo all’incidente aereo che, nel 1975, costo la vita al giovane aviatore Fulvio Curtoni, che all’epoca dei fatti aveva solo 25 anni.
Un pomeriggio d’estate, in mezzo ad una natura sconfinata e meravigliosa, nella Daunia selvaggiamente tempestata di pale eoliche, si è svolto il mio tour per andare a rendere omaggio a due personaggi che fanno parte stabilmente della storia di questi luoghi. Il primo, è la contessa Adelaide Modena, profuga di guerra friulana, morta a soli 54 anni a Celle di San Vito, dove era stata internata nel corso della Prima Guerra Mondiale. Sono andata a deporre un fiore sulla sua tomba. Dopodiché mi sono fatta accompagnare al Bosco Curtone, a Faeto, per conoscere da vicino la seconda storia: quella, appunto, di Curtoni. Gli abitanti conoscono quel bosco come “Curtone”, in ricordo del giovane aviatore.
Il bosco è bellissimo e si trova sotto il monte Difesa, nel luogo chiamato “Fosso delle janàre”. La “Funtane Curtone” offre al visitatore acqua freschissima (testata in prima persona) ed è situata vicino alle “Palàte”, sulla via di Castelfranco in Miscano.
Il tenente Fulvio Curtoni era nato a Ziano Piacentino il 10 novembre 1949. Ziano è un grazioso comune collinare con gran parte del territorio collinare coperto da vigneti e inserito nella Strada dei Vini e dei Sapori. Il 15 marzo 1975, il giovane pilota, che, partito da Rimini di buon mattino, aveva compiuto con tranquillità tutta la trasvolata durante un’esercitazione di volo in provincia di Foggia, cadde.
Forse complice la fitta nebbia di quel giorno ed una leggera pioggerella che impedì ai boscaioli di far legna nel bosco, sta di fatto che ad un tratto i motori si spensero e Fulvio ebbe solo il tempo di mandare un messaggio di aiuto.
Lo scoppio fu fortissimo. Un boato tremendo che i testimoni dell’epoca ancora ricordano. Un pastore, che aveva visto cadere qualcosa dal cielo, avvisò gli abitanti della disgrazia.
Dall’aeroporto di Foggia partirono subito i soccorsi, mentre gli abitanti di Faeto si mobilitarono in massa per recuperare le parti del corpo del giovane, in modo da ricomporlo e consegnarlo ai familiari per il funerale. Le ricerche durarono tre giorni e per tre giorni Faeto fu su tutti i giornali nazionali.
Una testimone ricorda di avere visto in quel bosco una mano: “una mano senza braccio”.
Fulvio apparteneva ad una famiglia piuttosto nota in Val Tidone. Il padre, era medico, mentre quattro dei suoi cinque fratelli erano dediti allo sport (a loro è intitolato il campo di calcio di Borgonovo).
Ziano e Faeto, da quel triste giorno, hanno sempre onorato la memoria dello sfortunato aviatore ed i genitori di Curtoni sono stati quasi ogni volta a Faeto durante la commemorazione.
Suo papà una volta ha detto: «Mio figlio amava i monti ed è caduto tra i monti, amava i fiori ed è caduto su un tappeto di fiori».
Da quel giorno, Faeto ha un figlio in più.
LUCIA GANGALE

22/08/2026