LA VERSIONE DAL LATINO In primo piano
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Le più recenti tabelle consultabili sui social ci mettono di fronte ad una realtà semplicemente drammatica. Nel 2023, in provincia di Benevento, a fronte di 3.358 morti si registrano 1.687 nuovi nati. Anche i migranti fanno registrare una diminuzione di flussi, di appena 35 ma quel che preoccupa (o meglio dovrebbe preoccupare) è che il contributo degli immigrati non potrà mai pareggiare l’andamento delle abitudini di vita degli italiani residenti.
Dal 2018 al 2023 la popolazione complessiva della provincia è scesa da 276 a 260 mila, nel 2025 le nascite sono calate rispetto all’anno precedente del 21 per cento.
E’ inutile tentare le tabelline con i numeri dei nati, per consentire ad ogni lettore di farsi un’idea di quante classi di scuola elementare si possono fare in tutto tra sei anni prendendo a base il numero dei nati nel 2025. Sarebbe da stupidi dividere il totale per 20 (intesi come gruppo di alunni per fare una classe), ma si deve pensare a quanti bambini servono per avviare una classe di scuola elementare: 12, 15? Ci sono comuni che non hanno 12-15 alunni. E che scuola sarebbe quella che organizzasse il servizio per una sola prima elementare, una sola seconda e una sola terza… Torneremmo alla preistoria delle scuole serali con le maestre che erano fortunate se trovavano un “dorso di mulo” per arrivare nella masseria priva di corrente elettrica. Ma quella fu una epopea per insegnare a gente di tutte le età a imparare a scrivere e a leggere un nome e un cognome.
E’ di questi giorni un fermento disordinato circa le aggregazioni di scuole apparentemente floride. Si ignora che per una media calcolata a livello provinciale, se si vogliono tenere in piedi scuole con un numero insufficiente di alunni è giocoforza sacrificare una “dirigenza” a Benevento. Se Benevento si volesse tenere tutte le presidenze, rimandando a tempi migliori gli inevitabili tagli, quale assessore metterà a disposizione la propria testa sotto il coltellaccio di un commissario ad acta per passare alla storia di aver tenuto fermo il “principio” di una resistenza eroica?
Fino a quando ci saranno più morti che neonati non è pensabile di continuare a giocare con le risorse marginali, le bocciature, gli arruolamenti di alunni perdutisi per un matrimonio fallito pronti a sottoscrivere una domanda di iscrizione non si sa a quale livello (una seconda, una quarta?) sempre allo scopo di garantire i numeri al dirigente scolastico disperato ma assolutamente indisponibile a calarsi nel baratro di un licenziamento anticipato.
Ma perché, poi - si sente dire - deve pagare solo la scuola? Qualcosa è successo anche per centri di potere più forti. Si sono, per esempio, accorpati i tribunali. La verità è che non basta, e crea più malcontenti che soluzioni durature, tirare a campare facendo finta di approfondire, mai di prendere l’accetta, aspettando sempre che a fare il primo passo sia l’autorità preposta, contro la quale sono facili volantini, cortei, insulti alla luce di televisioni e - udite, udite - il corteo in Prefettura. Qui a Benevento i sindacati del ventunesimo secolo trovano vantaggioso bussare dal prefetto accontentandosi di un ricevimento da parte del capo di gabinetto che ha, naturalmente, assicurato che ne parlerà a Sua Eccellenza.
La diminuzione della popolazione, ormai irreversibile, non incide solo sulle sorti delle scuole, né si risolve con tentativi che non si ha il coraggio di sostenere, come è successo per le province: abolite, rinate e…assegnate alle vergognose compravendite di quote idonee a costituire “maggioranze”.
Calerà nei prossimi anni il contributo di imposte e tasse che potranno essere assicurate da una massa di contribuenti in calo. Bisogna pensare fin d’ora a ridurre fortemente le spese architettate su una realtà di espansione progressiva. Mettendo da parte tutta la disistima che troppo spesso si sono meritati, sono gli enti locali in genere, i Comuni in particolare, a poter avviare concretamente una “razionalizzazione” dei servizi e dei relativi funzionamenti. Sono i Comuni che possono calcolare di poter sopravvivere con le entrate garantite da una popolazione tartassata fino al limite di rottura di una emigrazione.
Parole dure, ma necessarie se non vogliamo prenderci in giro: comuni autonomi (sindaco, sciarpone, autovettura di servizio, consiglio comunale, corpo di vigili urbani…) soltanto a partire da una popolazione di tremila abitanti, scuole co-gestite da Comune e Stato, privatizzazione dei rapporti di lavoro per tutti i dipendenti, ivi compresi quelli assicurati dai comuni ad altre istituzioni (scuole e cimiteri, distacchi e mansioni superiori, lavori pubblici affidati ad autorità estranee agli esercizi elettorali del do ut des’.
Non voglio usare parole che possano offendere. Vi racconto ciò che capitò a me nell’anno scolastico 1959-60. Liceo-Ginnasio “Pietro Giannone” Benevento, il professore di greco Vincenzo Del Vecchio: “Domani facciamo versione latina”. Io: “Professore, avvertiamo noi gli altri professori?” “Per fare che? “Le tre ore, una è la vostra in orario, però voi resterete per le tre ore e i colleghi sono liberi”. Il professore (perfido risolino sotto i baffi) “Ma perché per fare una traduzione non basta un’ora?” “Oh caz…. Mica ha torto!”.
L’indomani, accucciati (era la terza ora) pronti a interpretare la versione che ci avrebbe scritto (o fatto scrivere alla lavagna dalla fanciulla più preparata, nel caso Pasqualina Lucarelli), il professore chiede: chi ha portato il libro degli esercizi? Nessuno fiata. Lui allunga la mano sul primo banco e pesca tra la montagnola il fatidico libro. Lo sventola, ne strappa una pagina e la assegna al primo banco adiacente. Il padrone del libro: “Professore!” Lui: “Che è successo?”. “Il libro….” E lui, col baffo più sprizzante, “Embè, questo è il libro degli esercizi? E la versione è proprio un esercizio”. E così strappò una pagina per ognuno di noi. Una versione a testa.
Certo nessuno l’ha raccontata a nessun ministro. Anche quest’anno, a giugno i nostri giovanotti faranno la versione di latino (dieci righi dattiloscritti, spreco di fotocopie, tre ore a partire dalla fine della dettatura) e non oso pensare alla fatica della commissione che dovrà correggerli in adunanza democratica.
MARIO PEDICINI

15/02/2026