Nel pomeriggio di ieri, personale della Polizia di Stato ha tratto in arresto una quarantenne perché gravemente indiziata di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina; la donna, già sottoposta alla misura degli arresti domiciliari per reati della stessa specie, è stata condotta in carcere in attesa dell’udienza di convalida.L’arresto scaturisce dall’intensificazione dei servizi di prevenzione e contrasto delle attività di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti nel territorio della provincia di Benevento. In particolare, personale della Squadra Mobile ha appurato un intenso andirivieni dall’abitazione della quarantenne e, pertanto, all’esito di ulteriori accertamenti, ha deciso di intervenire con una perquisizione domiciliare che ha sortito esito positivo. Infatti, all’interno del water in uso alla donna, gli agenti hanno recuperato un blocco sferico termosaldato di colore bianco contenente cocaina per un peso di circa 6 grammi, mentre nella stanza da letto hanno rinvenuto un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e materiale per il taglio della sostanza.Alla luce degli elementi raccolti, della flagranza del reato e dei numerosi pregiudizi specifici, la quarantenne è stata tratta in arresto per il reato di detenzione ai fini spaccio di sostanza stupefacente.
Durante la mattinata di ieri, a Solopaca, un 42enne del posto, già noto alle Forze dell’Ordine poiché gravato da precedenti specifici, si è introdotto nell’area del cantiere della “RETE FERROVIARIA ITALIANA” S.P.A. per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità, tratta “CANCELLO - BENEVENTO”, evidentemente pensando di poter agire indisturbato visto che nella zona prescelta non vi era la presenza di tecnici od operai. Con l’uso di grosse tenaglie è riuscito a rompere il cunicolo in cemento posto a protezione delle linee elettriche e ad asportare complessivamente 100 metri di cavi in rame per un peso di circa 50 chilogrammi. L’uomo però non sapeva che quel cantiere è inserito nelle grandi opere di interesse strategico nazionale ed è quindi sottoposto ad una costante vigilanza da parte dei carabinieri. La pattuglia della Stazione di Telese Terme (BN), infatti, stava controllando proprio quel sito da una posizione defilata ed ha colto il malfattore sul fatto, arrestandolo e sequestrando i cavi asportati e gli strumenti utilizzati per commettere il furto. Il repentino intervento dei militari ha impedito ripercussioni negative alla circolazione ferroviaria. I carabinieri hanno contestato una recente aggravante del reato di furto, che mira a tutelare le infrastrutture destinate all’erogazione di energia e ai servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici. Proprio grazie a questa specifica aggravate, oltre all’importanza strategica dell’opera compromessa dal furto, l’uomo è stato condotto al carcere di Benevento dove rimarrà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, così come disposto dal Pubblico Ministero di turno.La persona in stato di arresto, allo stato è indagata e quindi presunta innocente fino a sentenza definitiva.
È questa la grande novità messa in campo da Confindustria in collaborazione con Unisannio per poter far fronte allo spopolamento delle aree interne.Lo ha illustrato il presidente di Confindustria Andrea Esposito al termine di un partecipato incontro, con interventi di istituzioni e imprenditori, tenutosi nell’accogliente Auditorium comunale di San Giorgio la Molara. Sannio Next Generation, spiega Andrea Esposito, nasce dalla collaborazione tra Confindustria Benevento e l'Università degli Studi del Sannio per offrire a studentesse, studenti, laureate e laureati un percorso di carriera retribuito nella provincia di Benevento.Il progetto prevede un percorso lavorativo che consente alle persone selezionate di sviluppare la propria tesi (se ancora in corso), garantire l'inserimento lavorativo e avviare una carriera attraverso un tirocinio retribuito per 12 mesi in una delle aziende selezionate da Confindustria Benevento.L'obiettivo è far conoscere le opportunità del tessuto produttivo sannita, affinché lasciare il territorio sia una scelta consapevole, non una necessità.Con il presidente Esposito è intervenuto il prof. Nicola Fontana Prorettore dell’Unisannio: Fino a pochi mesi fa sono stato il direttore del Dipartimento di Ingegneria. Vi posso garantire che ogni settimana arrivavano richieste da parte di imprenditori e presidenti di aziende che cercavano ingegneri da inserire nelle proprie realtà. Non solo ingegneri ma anche giuristi, economisti o biologi e sono sicuro che la stragrande maggioranza di voi presenti mi confermerà che oggi la situazione è questa. Allora l'imperativo è concentrarsi soprattutto sulla persona. Oggi il ragazzo non è più costretto a partire per forza.Gli interventi di Andrea Esposito e del prof. Fontana hanno chiuso, con questo atto di fiducia nei confronti dei giovani, un incontro fortemente voluto da Confindustria che ha inaugurato un percorso itinerante volto a rinsaldare il legame profondo tra la cultura d'impresa e le comunità locali. La scelta di partire dal Fortore – area riconosciuta all'interno della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) – non è stata casuale, ma risponde alla volontà politica e imprenditoriale di capovolgere la narrativa classica legata a questi territori, troppo spesso associati unicamente a dinamiche di spopolamento, invecchiamento demografico e carenza infrastrutturale.Al centro del dibattito, che ha visto la partecipazione di imprenditori, amministratori locali e rappresentanti istituzionali, si è delineata una visione strategica focalizzata sul rilancio economico e sociale dell'entroterra. I relatori hanno ribadito come l'abbandono dei territori montani e rurali non rappresenti solo un danno economico, ma provochi ripercussioni sull'assetto ambientale, culturale e identitario dell'intera regione.Per contrastare questo trend, Confindustria Benevento ha proposto un vero e proprio patto per il territorio. L'obiettivo comune emerso dal convegno è quello di mantenere le promesse fatte alle giovani generazioni, offrendo loro le condizioni strutturali, lavorative e digitali per costruire una professione e una famiglia nei luoghi in cui sono nati. Trasformare l'isolamento in un punto di forza significa puntare sulla sostenibilità, sulle eccellenze agroalimentari (come la storica filiera della carne Marchigiana, vanto locale), sulle energie rinnovabili e su una connettività all'avanguardia che permetta alle imprese locali di competere a livello globale pur rimanendo radicate nel Fortore.Il viaggio dei 100 anni di Confindustria Benevento proseguirà nei prossimi mesi toccando la Valle Caudina ad Airola (settembre), la Valle Telesina a Telese (ottobre), per poi concludersi con il grande evento finale di novembre nella città di Benevento. La tappa di ieri a San Giorgio La Molara ha però tracciato la rotta, dimostrando che il rilancio del Sannio passa inevitabilmente dalla valorizzazione e dal coraggio delle sue aree interne.L’incontro è stato moderato garbatamente, con discrezione e professionalità, dall’ing. Giuseppe D’Avino, presidente Strega Alberti e già presidente Confindustria Benevento. La scelta di far coordinare l’ing. D’Avino è stata dettata dal fatto discende da Vincenzo Alberti che nel 1926 è stato tra i fondatori dell’associazionismo della classe imprenditoriale sannita oltre ad essere stato anche il primo presidente di Confindustria a BeneventoPrima del Presidente Andrea Esposito e del prof. Fontana però sono stati numerosi gli interventi sul tema scelto per questo primo incontro: le aree interne da minaccia ad opportunità. A portare i saluti è stato per primo il sindaco di San Giorgio la Molara Nicola De Vizio che, tracciando la storia millenaria di San Giorgio la Molara, ha ringraziato Confindustria che dal Fortore ha dato inizio ai festeggiamenti dei 100 anni con un tema davvero importante per il territorio.Poi l’intervento del Presidente della Comunità Montana del Fortore, Zaccaria Spina, che ha sottolineato come per decenni le aree interne siano state trascurate degli amministratori. Il Fortore è una area SNAI-Strategia Nazionale Aree Interne dal 2022 (prima realtà in Campania a superare l’istruttoria a Roma e fresca di via libera sui fondi regionali) ma le attività faticano ancora a partire. anche a causa delle lungaggini burocratiche.Hanno portato i saluti: Nino Lombardi Presidente della Provincia di Benevento, il Prefetto Raffaela Moscarella e il senatore Domenico Matera.Poi è intervenuto l’imprenditore Claudio Monteforte, che ha voluto fortemente organizzare l’evento a San Giorgio la Molara essendo il suo paese di origine. Ha ringraziato il Past President Oreste Vigorito per aver creduto in questa area del Fortore e per aver dato a Confindustria questa forte spinta all’associazionismo che ha permesso di creare un gruppo unito e compatto che lavora per il tessuto economico della provincia di Benevento.Il presidente emerito di Confindustria Oreste Vigorito è intervenuto per lanciare un messaggio preciso: 33 anni fa ho creduto in questo territorio, ho fatto una scommessa e ho corso i miei rischi. Non conoscevo questa realtà ma posso dire che la mia intuizione ha avuto fortuna e dopo 33 anni vedo cha tanto si è fatto (all’epoca non esisteva neanche la fortorina) ma si può fare ancora molto per l’economia di questo territorio meraviglioso.La direttrice di Confidustria Anna Pezza ha poi letto poi un messaggio di saluto inviato da Flavian Basile, presidente Ance, che per motivi di salute non ha potuto presenziare all’incontro.Erano presenti all’evento: l’Arcivescovo di Benevento Michele Auturo, il consigliere regionale Pellegrino Mastella, il Questore Gennaro Leuci, il Comandante dei Carabinieri Marco Keten. tanti sindaci e imprenditori.Per tutti poi un brindisi finale sul panoramico terrazzo dell’Auditorium Comunale di San Giorgio la Molara dal quale tutti i presenti estasiati hanno potuto ammirare la bellezza delle colline del Fortore.
Una giornata straordinaria al Punto Nascita dell'Ospedale Fatebenefratelli di Benevento, dove nelle ultime 24 ore sono stati accolti nove bambini. Un risultato che, pur rappresentando la fotografia di un solo giorno, assume un significativo valore simbolico in un momento storico caratterizzato dal costante calo delle nascite nel nostro Paese.L'intensa attività ha visto l'intera équipe dell'Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia impegnata nell'assistenza alle mamme e ai neonati, garantendo, come sempre, elevati standard di sicurezza, professionalità e umanizzazione delle cure.«Ogni bambino che viene al mondo è una festa per la famiglia e per l'intera comunità – sottolinea la Direttrice dell'UOC di Ostetricia e Ginecologia, Annalisa De Blasio. Aver accolto nove nuovi nati in sole 24 ore è motivo di grande soddisfazione per tutta la nostra équipe. È il risultato del lavoro svolto con dedizione da medici, ostetriche, infermieri e operatori socio-sanitari che, ogni giorno, grazie anche al sostegno dei Fatebenefratelli, ed in particolare del Superiore dell'Ospedale Sacro Cuore di Gesù di Benevento Fra Michele Montemurri, mettono al centro la sicurezza della mamma e del bambino, offrendo un'assistenza qualificata e un percorso di nascita sempre più attento ai bisogni delle donne e delle loro famiglie».Per la Direttrice, questa giornata rappresenta anche un incoraggiamento a continuare a investire nella qualità dell'assistenza ostetrica. «La denatalità è una realtà che richiede politiche e interventi concreti a sostegno delle famiglie. Tuttavia, giornate come questa ricordano quanto sia fondamentale continuare a valorizzare i punti nascita, offrendo alle future mamme ambienti sicuri, accoglienti e capaci di accompagnarle con competenza durante tutto il percorso della maternità».Il reparto ha affrontato l'elevato numero di parti con il consueto spirito di squadra, confermando la solidità dell'organizzazione e la capacità del personale di rispondere con efficacia anche alle giornate di maggiore intensità assistenziale.Le nove nascite registrate nell'arco di appena 24 ore rappresentano un motivo di orgoglio per il Fatebenefratelli e per l'intero territorio sannita. Un piccolo ma significativo segnale di fiducia che richiama il valore della vita, della natalità e dell'impegno quotidiano di tutti i professionisti che operano al servizio delle famiglie.
Il mondo della scuola è in continua evoluzione e guidare un istituto richiede non solo competenze gestionali, ma soprattutto una chiara visione pedagogica e una profonda sensibilità umana. Qualità che emergono con forza nel lavoro quotidiano della Dirigente Scolastica, la professoressa Maria Gabriella Fedele che dall’anno scolastico 2026/2027 guiderà la Scuola Internazionale del Sannio.La dirigente Fedele ha una lunga esperienza nella scuola per aver concluso la sua lunga carriera come dirigente dell’Istituto Tecnico Industriale G.B. Bosco Lucarelli che sotto la sua guida (2012-2024) ha avuto una importante crescita in termini di numero di alunni e di considerevoli opportunità di crescita culturale e tecnica offerte agli studenti grazie ad una solida rete creata intorno all’istituto.Ora la sua attenzione è rivolta agli studenti più piccoli, alle nuove generazioni da formare per le quali la dirigente sta dedicando la sua professionalità ed esperienza per dare vita al progetto educativo della Scuola Internazionale del Sannio.Recentemente è stata riconosciuta la parità scolastica alla Scuola Internazionale del Sannio per tutti i suoi gradi. L'istituto è ora un Istituto Comprensivo Paritario. Cosa comporta questo riconoscimento?Dal prossimo anno scolastico 2026/2027 la Scuola Internazionale del Sannio arricchisce e amplia la sua offerta formativa avendo ricevuto dall’Ufficio scolastico regionale la parità sia per la scuola dell’infanzia che per la Scuola secondaria di primo grado. Si tratta di un percorso scolastico che, nella logica degli Istituti comprensivi, accompagnerà i nostri alunni dai 3 ai 14 anni di età.E’ un importante traguardo che premia il lavoro, la responsabilità e la determinazione messa in campo dall’intero staff della Scuola Internazionale del Sannio e che premia i 50 anni di storia alle spalle durante i quali la scuola si è posta non solo come luogo di formazione ma anche come incubatore di talenti.Quali sono le novità del nuovo anno scolastico per la Scuola Internazionale del Sannio?La campanella che suonerà con l’avvio del prossimo anno scolastico darà il via ad una nuova avventura educativa alla scoperta dei valori, delle competenze e delle opportunità che vogliamo offrire alle nuove generazioni sannite. Questo grazie ad una didattica innovativa, l’apprendimento precoce delle lingue straniere e una forte attenzione alla transizione ecologica e alla digitalizzazione.A questo proposito sarà importante l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei percorsi didattici grazie alla presenza all’interno della scuola di un polo formativo d’eccellenza per i docenti guidato da esperti del settore.Che modello di formazione si intende offrire?Il modello che offre la Scuola Internazionale del Sannio convince anche per la scelta strategica dei partner con i quali il presidente della scuola ing. Fabrizio D'Aloia ha siglato numerosi protocolli di intesa: Confindustria Benevento, ANCE Benevento, gli ordini professionale e le associazioni del territorio come Sannio Valley. Non si tratta di accordi commerciali, ma un vero ecosistema che non solo offre agevolazioni ai dipendenti ma proietta gli alunni nel mondo dell’economia e della ricerca fin dalla giovane età verso la formazione di “cittadini globali” radicati però nel loro territorio sannita.La Scuola Internazionale del Sannio vuole presentarsi quale pilastro strategico per il nostro territorio, integrando lezioni di logica, tecnologie digitali, business e intelligenza artificiale, al fine di formare generazioni di talenti con radici locali e una visione globale.m.g.fuccio
100 anni, 19 presidenti e 1 orizzonte che non conosce confini, perché ogni giorno è un nuovo giorno per creare, agire, osare, vincere e se si cade semplicemente ci si rialza e si va avanti in modo più consapevole e intelligente.Confindustria Benevento celebra i suoi primi 100 anni e si apre al territorio sannita con una serie di incontri per divulgare il valore del fare impresa e ragguagliare sull’impatto socio-economico delle aziende in loco.“Questi primi 100 anni non li dobbiamo guardare come si fa con un traguardo sic et simpliciter, bensì, per usare un’immagine, come alle radici forti e profonde di un albero secolare e mi viene in mente l’ulivo, che cresce piano piano, ma inserisce radici salde nel terreno”, così si è espresso il presidente di Confindustria Benevento, Andrea Esposito, nel presentare il progetto “Insieme 100 - Confindustria incontra il territorio”.Un’attività associativa nata nel lontano 1926 da alcuni imprenditori che costituirono appunto la locale Confindustria, gli stessi imprenditori che poi negli anni dovettero affrontare condizioni estreme, quali: guerre, alluvioni, terremoti ed epidemie varie.“Si chiude il primo secolo e ciò fa parte della storia, ma noi adesso siamo qui - ha spiegato il presidente Esposito - perché abbiamo l’orgoglio, la volontà e soprattutto la capacità di restare uniti e guardare avanti per costruire un nuovo percorso che inizia oggi. Confindustria è un incrocio tra impresa, territorio, persone e istituzioni ed è cresciuta tanto grazie al lavoro di chi ci ha preceduto, adesso però tocca noi pensare a come costruire i prossimi 100 anni e di questo ne sentiamo tutta la responsabilità. È vero - ha chiosato, quindi, il vertice di Confindustria Benevento - delle cinque territoriali della Campania siamo la più piccola, ma a livello nazionale siamo la più cazzuta”.100 anni pienamente legati al territorio - come ha sottolineato il direttore di Confindustria, Anna Pezza - e dunque è proprio da esso che si vuole ripartire, e da qui l’idea, semplice e al contempo brillante, del vice presidente vicario, Claudio Monteforte, ovvero il territorio come partner per celebrare l’iniziativa “Insieme 100”.“Abbiamo pensato di festeggiare i 100 anni con quattro eventi, spalmati in altrettante tappe itineranti, e contraddistinti da temi di forte e precipuo interesse imprenditoriale - ha illustrato Monteforte -. Il primo si terrà nel Fortore, il prossimo 10 luglio a San Giorgio la Molara, dove si parlerà di minacce e opportunità, ma soprattutto si farà toccare con mano la vera identità di un’area interna. La seconda tappa si svolgerà nell’area più industrializzata del Sannio Beneventano, la Valle Caudina, ad Airola che è anche la sede operativa del presidente Esposito, e lì si parlerà, ovviamente, di industria; la terza tappa, poi, avrà come tema il turismo e si farà nella Valle Telesina, mentre l’incontro finale si celebrerà nella città di Benevento”.100 anni di Confindustria sì, ma anche 100 anni di storia d’impresa e chi più dell’azienda Strega Alberti ne ha da raccontare, quest’anno, infatti, l’azienda festeggia la sua istituzione come S.p.A., invece, lo ricordiamo, la produzione del liquore Strega ha inizio molto prima, cioè a partire dal 1860. Ecco, pertanto, la scelta di coinvolgere come padrino di “Insieme 100” il presidente nonché amministratore delegato di Strega Alberti Benevento S.p.A., Giuseppe D’Avino.“La storia di Confindustria - ha ricordato - si intreccia con quella dell’azienda di famiglia a partire da Vincenzo Alberti, che fu il primo presidente di Confindustria, ma fu anche presidente della Camera di Commercio e, inoltre, fu uno dei primi cavalieri del lavoro, investito nel 1904”.Ma è sull’importanza di sapersi adattare ai tempi che cambiano e alla forza che scaturisce dallo stare insieme che l’ing. D’Avino ha posto l’accento: “In tutti questi anni sono stati attraversati momenti difficili, del resto chiunque fa impresa sa che ci sono due fattori importanti nella vita di un’azienda: i cambiamenti a cui si va incontro, perché cambia l’ambiente circostante, come cambiamo le leggi ed i mercati, quindi dobbiamo continuamente adattarci e poi ogni tanto c’è anche qualche problema esogeno, tipo il terremoto, la guerra, ecc. ecc., pertanto la nostra vita non è tranquilla, ma questa tranquillità ci aiuta ad averla lo stare insieme, e le varie ed eventuali evenienze che si incontrano lungo il cammino imprenditoriale si superano più facilmente quando alle spalle c’è un mondo associativo come quello di Confindustria.Il fatto di avere cento anni di esperienza ci aiuta grandemente, perché è come se le aziende associate facessero un po’ tesoro di questi cento anni, anche se sono arrivate da poco. Cento anni che per noi rappresentano un trampolino da cui saltare in avanti e non un comodo sofà su cui sedersi e guardarsi indietro piuttosto che guardare avanti. Lo scopo, dunque, di questi quattro appuntamenti - ha concluso d’Avino - è proprio quello di condividere con la cittadinanza, le autorità, gli imprenditori del luogo e la Stampa questi concetti calandoli sull’aspetto territoriale; non un mero esercizio di autocelebrazione, ma un valido contributo che noi possiamo dare allo sviluppo del territorio”.Piccola chicca: il numero 100 inserito nel logo di Confindustria Benevento è stato intrecciato a mo’ di simbolo dell’infinito, proprio a voler evidenziare il legame perpetuo che lega tra loro le aziende associate alla “Casa delle Imprese”, ma anche il legame con il territorio sannita.ANNAMARIA GANGALEannamariagangale@hotmail.itFoto di A. Gangale ©
Con i milioni disponibili grazie al Piano Periferie si è presentata per davvero l’occasione di trasformare radicalmente il quadrante della zona alta che ricomprende Piazza Risorgimento e l’area dell’ex Terminal.Il finanziamento ottenuto presupponeva, infatti, un intervento unitario che riscrivesse il legame spaziale e funzionale tra le due aree contigue. Non è andata così.Sono mancati il coraggio di soluzioni veramente innovative e l’ambizione di una sfida alta sotto il profilo della qualità della progettazione. A proposito: da quanti anni a Benevento non si bandisce un concorso di progettazione? Eppure un confronto fra le migliori espressioni dell’architettura contemporanea sui processi più significativi di cambiamento dell’assetto urbano non potrebbe che elevare il livello del dibattito pubblico e portare giovamento anche alla crescita delle professionalità locali. Ma veniamo a Piazza Risorgimento. Si dirà: sempre meglio di prima, quando era un parcheggio. Osservazione tanto scontata quanto condivisibile, ma insufficiente per condividere il risultato di un intervento poco incisivo e per diversi aspetti discutibile.Naturalmente ogni giudizio è soggettivo e il mio, in particolare, è espresso col massimo rispetto per la chi pensa diversamente. Mi soffermo su ciò che mi ha negativamente colpito. 1)Nonostante l’introduzione di alcuni inserti di verde, la piazza rimane una piattaforma di cemento di cui è allo stato resta indefinita la funzione. L’impostazione seguita appare in netta antitesi con la tendenza alla sostituzione degli ambiti urbani cementificati con aree verdi, una delle strategie più innovative e urgenti della rigenerazione urbana contemporanea. La “ depavimentazione” non risponde solo a un'esigenza estetica, ma rappresenta un cambio di paradigma fondamentale: trasformare le superfici ostili e impermeabili delle città in luoghi deputati a migliorare il benessere collettivo. In una fase acuta di cambiamento climatico è scientificamente dimostrato che l'asfalto e il cemento accumulano calore solare, e sostituirli con alberi e prati abbatte le temperature al suolo fino a 10 gradi nelle ore più calde grazie all'ombreggiamento.Per dire, la città di Genova ha formalmente introdotto la depavimentazione all'interno del proprio Piano Urbanistico Comunale (PUC), incentivandola con misure economiche e sgravi burocratici, e a Milano e Roma migliaia di metri quadrati asfaltati sono stati trasformati in zone alberate.E dunque, la vera modernizzazione di una città non passa più per la conservazione o l'aggiunta di nuove “spianate grigie”, ma attraverso la restituzione di spazio vitale alla natura.2) Una volta abbracciata una soluzione più “tradizionale”, sembrava, almeno nelle intenzioni dichiarate, che il progetto di Piazza Risorgimento mirasse a valorizzare gli edifici preesistenti, e in particolare il Liceo Giannone concepito da un maestro dell’architettura razionalista, Luigi Piccinato.Il fatto è che, oggi come oggi, la facciata del Liceo si può ammirare, indisturbata e nella sua interezza, solo provenendo da via Perasso, mentre gli altri angoli visuali risentono della interferenza delle colonne del porticato che cinge la piazza su due lati. Non voglio avventurarmi oltre in valutazioni che richiedono una competenza specialistica che non possiedo, ma credo che, in un contesto urbano consolidato, il valore di un edificio storico non è dato solo dalle sue mura, ma dalle sue relazioni visive con l'intorno. Si è scelto di porre in primo piano un elemento di servizio (il porticato) rispetto all’elemento centrale dal punto di vista architettonico, ovvero l’immobile che ospita il Liceo, riducendone la percezione pubblica della bellezza e dell'importanza.3) Altra nota dolente riguarda, infine, il mancato coordinamento, in termini di integrazione armonica, dell’intervento di Piazza Risorgimento con quello della vicina area dell’ex terminal. Evidenti limiti di visione e sapienza programmatica hanno portato ad una opzione inconcludente, per cui, a poche decine di metri dalla piazza “neo-razionalista”, nell’area contigua dell’ex terminal verrà costruito un anonimo parcheggio multipiano fuori terra: fra i due progetti non emerge alcun comprensibile elemento di connessione, sicché le due aree, anziché comporre, come auspicabile, un gradevole quadro d’insieme, si propongono come due frammenti isolati, non comunicanti, privi del benché minimo collante visivo e funzionale che ne certifichi l’appartenenza allo stesso sistema urbano.Il rimpianto, a questo punto, riguarda la mancata considerazione di un progetto, redatto da due valenti architetti beneventani (progetto T.I.BE.- Terminal Intermodale Benevento), nel quale si proponeva la pedonalizzazione di tutta l’area compresa tra Piazza Risorgimento e Viale dei Rettori, con la creazione di un parco urbano come luogo di aggregazione e socialità, senza perdere di vista l’adeguamento del terminal, da trasformare in un moderno e funzionale hub di accoglienza turistica data anche la vicinanza strategica ai principali monumenti e siti di interesse cittadini.Peccato, peccato davvero. Si è persa una grande occasione per costruire una città diversa.
“Ringrazio i cittadini di Benevento. Ho toccato con mano l’affetto che mi riservano in un momento delicato della mia vita e oggi la classifica sul gradimento dei sindaci de Il Sole 24 Ore è la testimonianza statistica della benevolenza e del legame che mi ha unito in questi dieci anni di mandato sindacale a Benevento e che è un patrimonio politico che continuerà a dare frutti anche nel futuro”, lo scrive il sindaco Clemente Mastella a margine della pubblicazione della Governance Pool che lo vede, nella top ten, tra i sindaci più amati d’Italia.“Non solo resto tra i sindaci più amati d’Italia e il più amato del Sud, insieme al mio amico Gaetano Manfredi, ma mi riempie d’orgoglio che il mio consenso ha un incremento, rispetto all’anno scorso, che è il più alto in assoluto (+ 7 punti). Ciò nonostante le cattiverie e gli ostracismi. Mi avversano da destra e sinistra, partiti di ogni colore. Ma la gente continua a stare dalla mia parte”, lo scrive in una nota il sindaco di Benevento Clemente Mastella.
Piazza Risorgimento a Benevento ha cambiato radicalmente volto. Dopo quasi due anni di lavori di riqualificazione e restyling il cantiere è stato smantellato per rivelare la nuova piazza che stasera è stata inaugurata.Scomparso il parcheggio la piazza è stata restituita alla comunità come una agorà cittadina, alla presenza di istituzioni e numerosi residenti.Il sindaco Clemente Mastella ha auspicato che Piazza Risorgimento possa diventare la Piazza del Dialogo, sottolineando l'obiettivo di trasformarla in un punto di aggregazione intergenerazionale dove famiglie, giovani e anziani possano confrontarsi nel segno del rispetto reciproco e della democrazia. Rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni, il primo cittadino ha lanciato un accorato appello a tutelare l'opera dal vandalismo. All'evento ha preso parte anche l'arcivescovo Michele Autuoro, che ha benedetto l'area sottolineandone la funzione aggregativa. L'assessore ai Lavori pubblici, Mario Pasquariello, ha espresso grande soddisfazione per il recupero di quella che considera la piazza più importante di Benevento. Il progetto, curato dall'Ufficio Tecnico comunale, si ispira al disegno originale degli anni Trenta dell'architetto Luigi Piccinato, valorizzando gli edifici storici razionalisti circostanti (la scuola Mazzini e il liceo classico Giannone).La piazza è stata ridisegnata con pavimentazione in pietra vulcanica, un porticato in travertino con strutture metalliche, aree verdi, fioriere-sedute e un futuro punto informativo per i turisti. Per contrastare il caldo estivo, è stato inoltre installato un sistema di nebulizzazione dell'acqua lungo il porticato.Un innovativo impianto di luci serali, ideato dal light designer Filippo Cannata con il supporto dell'ingegnere Antonio Iannuzzi, valorizza l'architettura del liceo e del porticato.Questo restyling rappresenta solo il primo tassello di un piano urbanistico più vasto. L'assessore Pasquariello ha infatti annunciato che la riqualificazione della zona proseguirà con la creazione di un nuovo parcheggio da 150 posti nell'ex terminal, insieme agli interventi di rinnovo previsti per la palestra Amato e per la stessa scuola Mazzini. Anche il dirigente delle Opere Pubbliche, Antonio Iadicicco, ha ribadito la nuova funzione sociale della piazza che da parcheggio diventa spazio per la comunità.Nel vociare della gente pareri e apprezzamenti contrastanti. Si è acceso così un dibattito cordiale tra i presenti che, osservando e scrutando i dettagli, hanno dispensato sia critiche che giudizi positivi.Seppur profani, tutti hanno voluto dire la loro e dare un’opinione personale sull’aspetto della nuova piazza e sulle sensazioni che il nuovo restyling trasmette. Insomma una piazza che ha animato un dibattito non solo tra i politici, le associazioni e gli urbanisti ma anche tra tanti cittadini comuni che vivono gli spazi cittadini.
Sereno e gentile, propenso all’ascolto come al dialogo, ma anche un po’ timido: così abbiamo visto il nuovo Pastore dell’Arcidiocesi di Benevento, mons. Michele Autuoro, nella giornata del suo insediamento.Una domenica - quella dello scorso 28 giugno, di festa, di gioia e di rinnovata speranza per tutta la nostra comunità - in cui il primo omaggio di S.E. mons. Autuoro è stato per la Madonna delle Grazie, Patrona di Benevento e Regina del Sannio, a Lei il neo arcivescovo ha affidato il suo cammino pastorale.A seguire l’incontro - molto gradito - con i giornalisti e gli operatori della comunicazione presso la Sala del Centenario nel Convento della Madonna delle Grazie, tant’è che ad un certo punto sembrava proprio di stare in compagnia di un amico a cui poter raccontare tutto…Accompagnato da monsignor Francesco Iampietro, che in questi mesi di vacatio ha retto egregiamente la Diocesi nella qualità di amministratore diocesano, mons. Michele Autuoro ha confessato candidamente, lasciando trasparire una certa emozione: “Vi ringrazio per tutta questa attenzione, io non ci sono abituato, per me è la prima volta, però devo dire che in questo momento, anche se sono un po’ timido, non mi sento a disagio. Sono molto sereno - ha proseguito - e soprattutto sono molto contento di essere qui, nella Chiesa di Benevento e nel territorio sannita.Inoltre - ha evidenziato l’arcivescovo - voglio ringraziarvi per il vostro lavoro, perché la comunicazione è importantissima, d’altronde il Vangelo è annuncio, è comunicazione della buona notizia di Gesù. Tutto si fonda sulla comunicazione e specialmente quando essa è nella verità e quindi anche nel volere una comunicazione che sia per il bene della collettività allora questo è certamente un grande, grande servizio.Grazie - ha concluso - non solo per quello che fate oggi, ma per quello che è il vostro servizio, importantissimo, per quello che siete, per quello che fate, per quello che farete sempre e, per quanto sarà possibile, io sono a vostra disposizione”. Mons. Autuoro ha quindi risposto con piacere e piena disponibilità alle domande di noi giornalisti.“Non ho al momento una priorità pastorale se non quella della Chiesa universale. In questo primo anno sarò in ascolto, pellegrino qui e lì per conoscere le varie realtà, le istituzioni, le associazioni, i gruppi di volontariato, per poi insieme, come appunto Chiesa sinodale, fare un discernimento delle priorità e darci anche dei primi obiettivi”.Una terra, quella del Sannio Beneventano, quasi del tutto sconosciuta per il nuovo Pastore: “Non conosco nulla di Benevento - ha ammesso -. Sono stato una volta al Centro La Pace per degli esercizi spirituali insieme ad altri vescovi e poi una sola volta a Pietrelcina. In questo periodo, anche se breve e denso di impegni, ho iniziato a leggere qualcosa, per di più eccetto due o tre sacerdoti non conoscevo veramente nessuno. Per me è tutto nuovo, è una scoperta bella perché questo mi mette anche in quella prospettiva, innanzitutto senza nessuna precomprensione, di conoscere ogni cosa, ogni realtà, le persone, le situazioni”.Una nomina accolta con gioia e un segno importante: “Quando il nunzio mi ha chiamato al telefono, proprio nel giorno in cui a Napoli facciamo la processione per la traslazione delle reliquie di San Gennaro, ebbene non solo ho risposto subito ‘Accetto’, ma nella nomina ho visto anche un segno del legame con il Santo e questa terra”.San Gennaro, lo ricordiamo, nacque a Benevento tra il III ed i IV secolo e fu il primo vescovo del capoluogo sannita.L’arcivescovo metropolita ha anche annunciato di voler proseguire nel solco tracciato dal suo predecessore, mons. Accrocca, riguardo i temi dello spopolamento delle aree interne.“Il Forum delle Aree Interne continuerà qui a Benevento e quest’anno si terrà l’ultimo giorno di agosto e il primo di settembre. La Conferenza Episcopale Italiana, dal canto suo, si farà carico ancora di più di tale impegno, del resto il fenomeno dello spopolamento non interessa solo il Sannio, ma tocca altresì tante altre Diocesi italiane. Certamente la Chiesa farà da pungolo ma comunque c’è bisogno di una alleanza con tutte le istituzioni, con tutte le realtà, anche quelle educative ed un grande contributo è e sarà quello dell’università, per cui dobbiamo fare squadra, dobbiamo creare sempre di più alleanze”.E, a proposito di una dimensione di piena comunione con Dio, il nostro Pastore ha così detto: “Io mi porto nel cuore una frase del Vangelo, Gesù dice: ‘Io sono venuto perché abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza’, per cui tutto ciò che è la vita buona, bella, abbondante ed ovviamente anche eterna dopo la morte, di tutti, nessuno escluso, questo è prioritario per la Chiesa”.Forte il richiamo alla fraternità e alla pace: “Io penso che una grande occasione che abbiamo è quella di riscoprire sempre più la prossimità e dunque offrire il nostro contributo, fatto anche di dialogo vero e sincero, cercando di trovare quelle realtà di valori, di ideali, di impegno che possono essere condivisibili, perché la nostra Terra possa vivere un nuovo umanesimo, ne abbiamo bisogno, a partire dal vivere e riscoprire fortemente la dimensione della fraternità. Io dico che anche la pace di cui soffre in questo momento l’umanità è perché soffre di una crisi di fraternità, d’altronde siamo tutti figli di un unico padre, di quel padre che, dice il Vangelo: ‘Ogni giorno fa sorgere il suo Sole su tutti, sui buoni e sui cattivi’. Una fraternità da tessere quotidianamente, perché quando c’è non solo è possibile vivere insieme, ma è possibile anche costruire insieme e costruire di conseguenza una nuova umanità”.Sul tema delle crisi vocazionali mons. Autuoro si è così espresso: “Ho trascorso almeno 14 anni del mio ministero nella formazione dei seminaristi e poi ho accompagnato anche i preti giovani nella formazione, attualmente sono visitatore dei seminari italiani per la Congregazione del Clero e durante l’anno ne visito almeno tre e posso dire che il calo delle vocazioni è una situazione generale. Sono convinto che Dio continui a chiamare, ma siamo noi incapaci - me per primo - di comunicare la bellezza sia della chiamata che della vocazione. In CEI ci siamo interrogati sul cambiamento d’epoca che interessa tutti e dunque anche il ministero del prete, delle fatiche che affronta come di qualche crisi. È un ministero che in ogni caso, oggi, siamo chiamati a rivedere”.Dulsis in fundo, ecco il messaggio rivolto alle comunità, soprattutto quelle dell’entroterra: “Dobbiamo riscoprire il valore del Battesimo e il ruolo condiviso tra clero e laici. Siamo tutti discepoli missionari. Mi accompagna la parabola del seminatore, colui che semina nella terra buona, ma anche tra le rocce, perché ha fiducia nella potenza del seme e nella Parola di Dio. La Fede è qualcosa di potente e quando la si trasmette e la si annuncia si rinvigorisce e rifiorisce”.ANNAMARIA GANGALEannamariagangale@hotmail.itFoto di Lucia Gangale ©
In tripudio la Chiesa di Benevento, nell’accogliere il nuovo Pastore Mons. Michele Autuoro, che rinsalda il legame con il suo predecessore Gennaro e riannoda con fervente devozione la venerazione della Madonna delle Grazie, Celeste Patrona di Benevento e del Sannio.La lunga giornata dell’Arcivescovo è cominciata presto, proprio con un momento di preghiera davanti al simulacro della Regina del Sannio, per invocare il suo ausilio all’inizio del suo ministero episcopale. Nel pomeriggio infuocato dai raggi del sole, il programma ha previsto incontri, il primo nella suggestiva cornice del Teatro di Palazzo De Simone. Presenti il sindaco Clemente Mastella, che ha rivolto il saluto, il prefetto dott.ssa Raffaella Moscarella e altri primi cittadini provenienti dai paesi della provincia. A seguire l’accoglienza festante dei giovani, degli adolescenti e degli universitari nel Chiostro di San Domenico, dove l’Arcivescovo ha ricevuto il saluto del Magnifico Rettore dell’UniSannio, la prof.ssa Maria Moreno. Mons. Autuoro si è rivolto così ai giovani: «Voi, non siete il futuro, siete il presente vivo del Sannio. Abbiamo bisogno della vostra ribellione costruttiva, abbiamo bisogno della vostra sete di giustizia, della vostra giovanile capacità di amare senza calcoli, del vostro desiderio sincero di pace e fraternità. Solo l’amore ci porta per vie nuove e inattese, solo l’amore fa fiorire anche il deserto e dona pienezza di vita. E, solo chi ama, conosce Dio». La preghiera nella Basilica di San Bartolomeo sulla tomba dell’apostolo San Bartolomeo con i sacerdoti secolari e religiosi, nonchè i diaconi permanenti ha riportato l’attenzione sulla Parola del Signore.L’incontro successivo con il popolo in Piazza Roma, con le parrocchie, le confraternite, le associazioni, i gruppi e i movimenti ecclesiali ha segnato un’ennesima tappa del tour pomeridiano, con il saluto della segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano, Fiomena De Pietro. «La Symphonic Band», diretta dal Maestro Vincenzo D’Arcangelo ha accompagnato l’uscita dalla piazza e il nuovo Pastore ha percorso l’ultimo tratto fino all’ingresso della Cattedrale, con gioia e sorridendo ai fedeli accorsi, per salutarlo. L’arcivescovo ha raggiunto il sagrato del Duomo, accolto dal presidente del Capitolo della Cattedrale mons. Abramo Martignetti con una parte dei suoi membri. Il bacio del Crocifisso e del marmo del portale del duomo, sono stati gesti significativi per il pastore, che prima si è asperso con l’acqua benedetta. Successivamente con l’aspersorio ha benedetto l’assemblea, passando per la navata centrale mentre il coro diocesano, diretto da Daniela Polito, esegue il canto Ecce sacerdos Magnus. Nella cappella del Santissimo in atteggiamento orante davanti al Pane di Vita, ha certamente invocato aiuto e protezione per l’inizio del suo ministero episcopale. Il lungo stuolo di sacerdoti, religiosi prelati e vescovi, uscito dal portone dell’episcopio accompagna in cattedrale mons.Autuoro. La celebrazione inizialmente è stata presieduta dal Nunzio Apostolico in Italia, S. E. Mons. Edgar Peňa Parra, poi dall’arcivescovo Autuoro. L’amministratore diocesano don Franco Iampietro ha un indirizzo di saluto al Nunzio Apostolico. É giunto il momento atteso, Mons. Parra annuncia che il Pastore designato, dal Santo Padre Leone XIV, si insedia sulla cattedra e riceve il pastorale, le campane alle ore 19.00, suonano a festa. L’arcivescovo sulla cattedra si emoziona, in seguito riceve l’omaggio dei rappresentanti del clero, dei religiosi, delle religiose e del laicato. Nei primi vespri della solennità di San Pietro e Paolo, Mons, Artuoro ricorda nell’omelia i due testimoni dalla fede autentica, nell’annuncio del Vangelo. Il presule evidenzia;»Ecco il mio programma per la Diocesi di Benevento: non abbiamo ricchezze umane da promettere, ma abbiamo il dono più grande, il Vangelo che guarisce e rimette in piedi la speranza. La forza della Chiesa non sta nei mezzi umani, ma nel Nome di Gesù. Lo storpio guarito da Pietro rappresenta le tante fragilità della nostra terra: i giovani che se ne vanno per mancanza di lavoro e quindi di speranze, lo spopolamento e la solitudine dei nostri piccoli centri, la rassegnazione di chi pensa che nulla possa cambiare». La nostra missione è prenderli per mano e dire, con la forza della fede: «In nome di Gesù, alzati e cammina!». Il nuovo pastore rimarca» Dobbiamo essere una Chiesa che rimette in piedi la speranza. Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda che il Vangelo non lo ha ricevuto dagli uomini, ma per rivelazione. Questo incontro lo ha trasformato e lo zelo che lo divorava per l’osservanza della legge lo ha trasformato in un missionario appassionato e coraggioso. Paolo non ha aspettato che le persone venissero a cercarlo; ha attraversato il Mediterraneo, ha sfidato culture diverse, ha parlato nelle piazze. Chiedo a questa amata Chiesa di Benevento il coraggio di Paolo. Dobbiamo uscire dalle sacrestie. Dobbiamo abitare i luoghi dove la gente vive, soffre, lavora, spera e ama» Mons. Autuoro ha ricordato il suo precedessore l’arcivescovo Felice Accrocca, la sua azione pastorale svolta e il Vicario Generale don Franco Iampietro, che in attesa della nomina del successore degli Apostoli nell’arcidocesi di Benevento ha profuso impegno e abnegazione per la guida della Chiesa particolare.Terminata la funzione il cancelliere Giampiero Pisanello mostra al Collegio dei Consultori e all’assemblea liturgica la lettera apostolica di nomina dell’arcivescovo e ne dà lettura, e redige il verbale dell’insediamento dell’insediamento del nuovo pastore della Chiesa beneventana. NICOLA MASTROCINQUE
E’ sembrato un atto di cortesia nei confronti dell’entrante arcivescovo rimandare all’indomani della solenne cerimonia il blitz degli inquirenti nei carteggi del Palazzo Comunale. Tutti i commentatori concordano trattarsi di approfondimenti, quindi di acquisizioni di carte e documenti riferibili a ciò che sta emergendo dal lavoro degli inquirenti, iniziato con la clamorosa carcerazione di una “persona di fiducia” del sindaco, tutt’ora ai “domiciliari”.La vox populi ci allertava seminando la tesi che stavolta non ci si sarebbe fermati ai pesci piccoli (Santamaria si butterà giù lui pe primo, ma nella rosa degli homines Clementis non era l’ultimo). Il segretario generale è un funzionario dello Stato che ha funzioni di garanzia e controllo sulla legittimità dell’attività degli organi elettivi e sulla funzionalità dell’apparato burocratico. Tutta una materia che, anche in virtù di legislazioni brillanti ma poco oculate, attiene alle relazioni e ai rapporti che intercorrono con gli assessori, sciolti dalla catena della collegialità, tendono ad appropriarsi la competenza di ambiti organizzativi da guidare con le prerogative di funzionari se non proprio di dirigenti. La Giunta Comunale (o provinciale) tende a snobbare il momento collegiale dell’esercizio delle proprie competenze per consentire una “partizione” delle competenze per incastrare a capo di direzioni e uffici un assessore para-dirigente anziché membro di un organo di un corpo omogeneo.E’ onestamente poco credibile una riedificazione obbediente allo spirito della legge e alle conseguenze di esperienze fallimentari. Il discorso (forse meglio dire: lo sconforto) riguarda un po’ tutta la gestione di Palazzo Paolo V e della Rocca dei Rettori. La inesistenza di partiti politici (che erano anche produttori di candidature e di opposizioni interne nei confronti dei padroni pro-tempore) sta sotto gli occhi di tutti. A niente servono qualche bandiera che sventola sul balcone di una sede sostanzialmente vuota. Le cose di cui parlano gli stanchi comunicati sono la Telesina, il treno della Valle Caudina, l’ospedale di Sant’Agata dei Goti. Non si parla di ospedale Cerreto e/o della Fortorina per mancanza assoluta di deputati della zona.Nel 1994 la maggioranza del consiglio comunale di Benevento (la maggioranza, non le opposizioni come è scritto da qualche parte) decise (con le dimissioni) lo scioglimento del Consiglio Comunale. Molta acqua è passata sotto i ponti, la nuova legge consentì a Pasquale Viespoli di essere eletto dal popolo a sindaco. Dopo di lui il compagno di fede Sandro D’Alessandro e per due ulteriori decenni le aggrovigliate lavanelle della ditta Mastella (dieci anni Fausto Pepe, in vista del decennio veleggia un bagaglio di mezzo secolo di potere). A nulla sono serviti i cinque anni garantiti ad un sindaco “eletto”. Con tutto il rispetto hanno fatto di più i sindaci con ai calcagni gli ambiziosi di apparire nella bacheca del Comune. La separazione dei poteri è un principio che mira a non confondere (a mettere insieme, tale è il significato di con-fusione). Senza aspettare (o auspicare) che sia un terzo potere a sbrogliare le matasse della inefficienza nell’ambito comunale si prenda atto delle difficoltà-impossibilità di correggere ciò che è servito per arrivare sull’orlo del fallimento.Trent’anni bastano per fare un esame alla validità di una istituzione-sindaco-podestà. Direte: ma ci stanno tante altre cose che mal funzionano. Anche in democrazia arriva il momento di doversi svegliare.MARIO PEDICINI
Anche noi sanniti, che nei secoli scorsi abbiamo contribuito con i nostri emigranti a fare grande l’America, oggi dovremmo chiederci dove vuol andare Trump con la sua politica di non accoglienza e di espulsione dei migranti.Addirittura vuole modificare uno dei principali dettami della Costituzione di Washington: cioè quello della cittadinanza per diritto di nascita, lo Ius Soli. Come se fosse colpa dei bambini se nascono negli USA. Nel secolo scorso, dagli anni quaranta, quando le truppe della 5ª Armata statunitense sbarcarono nel sud d’Italia, si capì che gli Americani erano nemici piuttosto “generosi”: fecero tornare alla mente la generosità esercitata da tanti emigrati italo-americani verso i parenti in Italia. Forse ai giovani di oggi dovremmo raccontare delle benevoli relazioni dei soldati americani, che poi si consolidarono con i cosiddetti “pacchi dell’America” che gli italo-americani spedivano ai parenti in Italia: cibo, indumenti ed altro.Per non parlare degli aiuti di Stato, con l’UNRA e quindi il Piano Marshall.I tempi attuali non sono quelli degli anni ’40-’50 del secolo scorso, soprattutto per quanto riguarda la politica migratoria. Va ricordato che allora non era facile per i lavoratori italiani emigrare oltre Atlantico, servivano i famosi atti di richiamo dei parenti d’America se non si riusciva a partecipare alle quote fissate ogni anno dal Governo di Washington.In ogni paese del Sannio vi era almeno un agente che assisteva gli emigranti per la pratica di ammissione e per l’organizzazione del viaggio dal porto di Napoli. Però anche allora vi era una migrazione clandestina che spesso comportava non poche sofferenze; tuttavia per buona parte dell’Italia l’emigrazione rappresentava un aiuto alla soluzione della disoccupazione; ma anche per gli USA era un sostegno perché soprattutto essi avevano bisogno di mano d’opera proveniente dall’estero. Il Governo americano programmava l’emigrazione dalle varie parti del mondo in forme diverse l’una dall’altra. Non possiamo dimenticare il male che si faceva con la deportazione dai Paesi africani, i cui migranti quando arrivavano in America erano considerati quasi degli schiavi e trattati con disumana emarginazione, tra l’altro non era consentito loro di salire sullo stesso tram occupato da cittadini bianchi.Oggi il Governo statunitense è preoccupato dall’emigrazione clandestina dal Centro e Sud America, emigrazione che obiettivamente procura non pochi problemi di ordine pubblico e civile, per cui una delle principali preoccupazioni di Trump è non solo la chiusura degli ingressi ma soprattutto il respingimento dei migranti non graditi.Oggi a Washington si vorrebbe contestare il principio secondo il quale chi nasce nel territorio di uno Stato ne acquisisce automaticamente la cittadinanza a prescindere dalla nazionalità dei genitori.Tutto questo avverrebbe in modo clamoroso nel territorio di una nazione, gli USA, che è diventata grande e potente proprio grazie alla multinazionalità dei suoi abitanti.Un Paese nato cinque secoli fa con l’immigrazione o colonizzazione da parte di cittadini provenienti dall’Europa, dall’Asia ed in particolare dall’Africa.Oggi il presidente Trump, che è un nipote o pronipote di migranti, vorrebbe cancellare la storia degli USA, che è appunto principalmente storia di migranti che sono diventati negli ultimi tre secoli cittadini e costruttori di un’economia che proprio per merito loro è diventata la più potente del mondo. Trump dimentica di essere anche egli un discendente di immigrati e soprattutto finge di non sapere che l’attuale moglie Melania, è nata in Slovenia, quindi è un’immigrata di questa generazione.Ed infine non dimentichiamo che gli USA sono debitori anche verso il Sannio dell’utilizzazione di intelligenza manageriale: basterebbe ricordare la figura del grande rifondatore della primaria industria automobilistica Chrysler, Lee lacocca, che era figlio di emigrati sanniti.ROBERTO COSTANZO