Nella giornata di ieri, i militari della Stazione Carabinieri di Arpaia hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, prescrivendo l’applicazione del braccialetto elettronico (ex art. 275-bis c.p.p.) nei confronti di un cittadino gravemente indiziato del reato di maltrattamenti in famiglia. L’attività investigativa è scaturita dalla coraggiosa denuncia sporta dalla madre convivente dell’indagato, un atto doloroso ma fondamentale che ha permesso di accertare condotte abituali violente, minacciose e prevaricatrici da parte dell’uomo, spesso aggravate dall’uso di sostanze stupefacenti, tali da rendere la quotidianità della donna incompatibile con una normale e serena esistenza.Dal punto di vista etico e sociale, la vicenda mette in luce il dramma sommerso delle violenze domestiche e, in particolare, la profonda sofferenza morale di una madre costretta a denunciare il proprio figlio per salvaguardare la propria incolumità. Rompere il muro del silenzio all’interno delle mura familiari rappresenta un passo estremamente difficile, che richiede una risposta istituzionale immediata e concreta. In questo contesto, l’adozione di strumenti tecnologici di controllo come il braccialetto elettronico assume un alto valore civile, poiché garantisce una protezione reale alla vittima e le restituisce il diritto a una vita dignitosa e priva di paura. Trattandosi di una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, restano fermi i mezzi di impugnazione e il principio di presunzione di innocenza per l'indagato fino a un’eventuale sentenza definitiva.
In riferimento all’articolo diffuso dall’associazione Rosa Samnium APS e alle gravi dichiarazioni rese dalla presidente in merito a un presunto ritardo diagnostico nell’ambito dei percorsi di screening senologico, la Direzione Strategica della ASL Benevento ritiene necessario fornire alcuni chiarimenti per una corretta informazione delle cittadine e per la tutela del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti impegnati nei programmi di prevenzione. I programmi di screening oncologico della ASL Benevento, erogati gratuitamente nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), rappresentano uno strumento fondamentale di prevenzione primaria e diagnosi precoce e si realizzano attraverso una rete strutturata e integrata che coinvolge i medici di Medicina Generale, i Comuni, le istituzioni locali, il Terzo Settore e le associazioni che collaborano stabilmente alla diffusione della cultura della prevenzione. I percorsi di screening mammografico del programma regionale “Mi Voglio Bene” sono organizzati secondo protocolli rigorosi e standardizzati, in conformità alle linee guida nazionali. Ogni esame viene sottoposto a doppia lettura indipendente “in cieco” da parte di radiologi dedicati alla senologia, con volumi di attività elevati e pienamente coerenti con gli standard richiesti per i programmi di qualità. Si sottolinea, peraltro, che nelle attività di screening mammografico non ci sono liste di attesa. Il caso citato, sebbene statisticamente non significativo, potrebbe rientrare nella casistica dei cosiddetti “tumori intervallo”, ossia neoplasie che possono manifestarsi clinicamente tra un controllo e il successivo, pur in presenza di esami eseguiti correttamente secondo protocollo. Si tratta di eventi riconosciuti dalla letteratura scientifica internazionale, che richiedono sempre valutazioni cliniche approfondite e non consentono letture semplificate o generalizzazioni sull’attività di screening. I dati dell’Asl evidenziano negli ultimi mesi un incremento significativo dell’adesione ai programmi di prevenzione, passata dal 9%, valore di agosto 2025, a valori attualmente superiori al 34%, risultato che testimonia il consolidamento dell’attività di prevenzione e la crescente fiducia dei cittadini nei percorsi pubblici di screening. Proprio in questo contesto desta vivo stupore il fatto che rappresentazioni fortemente critiche nei confronti dei programmi pubblici di screening emergano nella fase in cui tali percorsi stanno registrando il più significativo incremento di adesioni raggiunto sul territorio negli ultimi anni. Colpisce infatti che analoghe prese di posizione non siano emerse quando i livelli di adesione risultavano nettamente inferiori e che, quindi, sarebbero stati maggiormente meritevoli di attenzione e sensibilizzazione. Circostanza che impone una riflessione sulle reali finalità di iniziative e comunicazioni che, invece di sostenere e rafforzare i percorsi pubblici di prevenzione gratuiti, garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale nell’ambito dei LEA, rischiano concretamente di generare sfiducia, disorientamento e un allontanamento delle cittadine dai programmi istituzionali di screening oncologico. Peraltro vale la pena sottolineare che l’operato delle associazioni di volontariato, per vocazione di statuto, deve essere a rafforzamento della attività istituzionale della ASL e non in antitesi con proposta di attività “alternative”, che rischiano di vanificare il raggiungimento degli obiettivi regionali.Vanno censurate altresì le affermazioni non scientifiche, né autorevoli, che in maniera sommaria possono giungere a conclusioni non veritiere, screditando il ruolo della Sanità Pubblica, che ha come obiettivo primario il bene tutelato ex art. 32 della Costituzione.La ASL Benevento respinge inoltre con fermezza ogni riferimento a presunti “boicottaggi” nei confronti delle attività del volontariato, ribadendo il valore della collaborazione con il terzo settore, purché ogni iniziativa si svolga nel rispetto delle normative vigenti, delle autorizzazioni previste e delle necessarie garanzie di appropriatezza clinica e sicurezza sanitaria. L’Azienda conferma infine il proprio impegno esclusivo e costante nella tutela della salute pubblica, nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza e nel rafforzamento dei programmi di screening oncologico, ponendo in essere ogni opportuna iniziativa a tutela dell’operato della ASL Benevento e della Regione Campania nell’ambito del programma regionale “Mi Voglio Bene”. L’Azienda si riserva altresì di tutelare la propria immagine e decoro dinanzi alla autorità giudiziaria laddove si riscontrassero episodi analoghi e reiterati che possano dar luogo ad ipotesi qualificabili come reati di diffamazione.
L’associazione Rosa Samnium APS, attiva sul territorio nel supporto oncologico e nella tutela della salute delle donne, solleva una riflessione critica sul sistema di prevenzione locale a seguito di un delicato caso di ritardo diagnostico che ha colpito una propria iscritta.Una donna di 50 anni si era sottoposta regolarmente ai programmi ufficiali di screening senologico promossi dall’ASL, ricevendo un esito di totale normalità. A distanza di un solo anno, a causa della comparsa di sintomi specifici, la donna ha eseguito un approfondimento diagnostico per via privata. L’esame ha purtroppo riscontrato un carcinoma mammario di rilevante volume. Secondo le valutazioni degli specialisti in regime di assistenza sanitaria privata che hanno preso in carico la paziente, la massa tumorale presentava dimensioni tali da dover essere già visibile e intercettabile al momento dello screening pubblico effettuato l’anno precedente.Rosa Samnium APS esprime profonda preoccupazione per l’accaduto, che evidenzia potenziali criticità nei protocolli di lettura o nella tempestività dei controlli pubblici. L’associazione rimarca inoltre come, a fronte di simili episodi e di liste d’attesa complesse, le iniziative di prevenzione gratuita portate avanti dai volontari subiscano spesso ostacoli e mancate autorizzazioni istituzionali da parte dei vertici dell’ASL, anziché trovare pieno sostegno.Sul caso interviene direttamente la presidente di Rosa Samnium APS, la professoressa Maria Pia De Chiara: «Questo drammatico episodio dimostra che la prevenzione non può permettersi falle o superficialità. Una diagnosi tardiva cambia radicalmente il percorso di cura di una donna. Il nostro ruolo come associazione è quello di essere sentinelle sul territorio, supportando il lavoro del dottor Carlo Iannace e offrendo alle cittadine alternative rapide e gratuite. Dispiace constatare che, invece di fare rete e accogliere lo sforzo del volontariato per colmare i vuoti del sistema assistenziale, le nostre giornate di screening subiscano un incomprensibile boicottaggio burocratico. Rinnovo l’appello a tutte le donne a non fermarsi e a sottoporsi costantemente ai controlli, perché il tumore al seno può propagarsi rapidamente e il tempo è un fattore vitale. Chiediamo all’ASL un confronto serio e un cambio di rotta radicale: la collaborazione con il terzo settore deve essere una risorsa, non un ostacolo».
Un autentico dominio al ‘Menti’. La squadra di Floro Flores è inarrestabile: tripletta di Lamesta e rete in rovesciata di Salvemini; nel finale Caferri sigla il gol della bandiera. La supercoppa è con enorme merito del Benevento!La sfida tra Vicenza e Benevento era di fatto la vera finale di Supercoppa Italia Serie C Sky-Wifi, in quanto gara conclusiva del mini-torneo triangolare tra le vincitrici dei tre gironi di Serie C. Avendo eliminato l’Arezzo, tra Lane Rossi e Sanniti ci si giocava la vittoria del trofeo, con i giallorossi obbligati a vincere per aggiudicarsi la coppa. Al Vicenza di mister Gallo, infatti, sarebbe bastato anche un pari per aggiudicarsi la vittoria del torneo attesa la prolifica differenza reti.Nulla da fare, però, al cospetto di un Benevento straripante, in grado di indirizzare la gara già nella prima frazione, respingendo gli assalti biancorossi nella ripresa per poi sfondare ancora nel finale, calando uno storico poker.La formazione di Floro Flores, scesa in campo con il solito 4-4-1-1, ha dovuto fare a meno di capitan Maita e di Saio, sostituiti da Kouan e Caldirola. Confermati Tumminello e Salvemini in attacco. Per i padroni di casa solito rodato 3-5-2 con Stuckler e Morra davanti. E’ la Strega a partire meglio e a giocare di palleggio dimostrando la solita personalità, con il Vicenza più schiacciato e pronto a ripartire in campo aperto. Al quarto d’ora Scognamillo centra la traversa con un bolide dai trenta metri, mentre al 28’ Pierozzi serve Salvemini che spara alto da buona posizione. E’ solo il preludio per l’esondazione giallorossa, che si concretizza al 32’: Lamesta innesca il contropiede e serve Tumminello, che sterza mandando al bar l’intera difesa avversaria e crossa per Salvemini; sponda arretrata per Lamesta e facile tap-in in rete! Assist da ghiaccio nelle vene per il 9, gol meritatissimo per l’11, che col destro piazza il decimo sigillo della sua stagione. Ma non certo l’ultimo, perché solo tre minuti dopo replica con una rasoiata mancina chirurgica, che s’infila all’angolino e trafigge Gagno. ‘Menti’ sotto shock: Benevento è sopra di due!Nella ripresa cambia il trend: il Vicenza esce allo scoperto e prova pungere il Benevento in ampiezza. Al 53’, Tribuzzi - partito in evidente offside non segnalato - spara altissimo da distanza ravvicinata. Quattro minuti dopo è Stuckler a sprecare di testa: palla sopra la traversa. Il Benevento è abile nell’incassare i colpi sferrati dal team di Gallo, facendo così sfogare il Vicenza senza però mai abbassare la testa. Complice uno straordinario Prisco, il Benevento si riappropria presto del pallino del gioco, non rinunciando a fare possesso offensivo e costipando il Vicenza nella propria trequarti. Così, all’80’, va in scena il gol della serata: altra invenzione di Lamesta sulla fascia destra, cross in mezzo per Salvemini, rovesciata e palla all’angolino! Gol da cineteca di Ciccio Salvemini, capocannoniere della squadra, applaudito da tutto il ‘Menti’. Prodezza balistica meravigliosa; impotente Gagno. Vicenza 0, Strega 3.Ma la gara non è finita. Dopo sei minuti, Lamesta si gira in un fazzoletto, si affaccia al limite dell’area, esplode il destro e gonfia di nuovo la rete! Con il piede debole, Lamesta firma il suo hat-trick personale con un’imparabile conclusione a giro che fa sprofondare il Vicenza nel baratro: Strega inarrestabile, è poker.Nel finale, Caferri accorcia le distanze con un grandissimo gol: meravigliosa parabola a giro dopo aver puntato Pierozzi, palla che si incastona nel sette. Fermo Vannucchi, che non può nulla: risultato stampato sull’1-4 conclusivo.Tra gli applausi di uno sportivo ‘Menti’, dunque, il Benevento si aggiudica il secondo trofeo della propria splendida stagione. E’ double: dopo il campionato, anche la supercoppa. L’esperienza di Floro Flores nel professionismo non poteva cominciare meglio.Con una prestazione d’autore e con indiscutibili meriti, il Benevento spazza via anche le (poche) timide critiche piovute dopo aver staccato la spina nel finale di stagione, sperperando qualche punto qui e lì in maniera del tutto comprensibile. Dissipati tutti i dubbi anche circa la sufficiente preparazione del giovane tecnico napoletano: appena si è trattato di rialzare il livello e ritrovare la fame di vincere, la sua squadra ha risposto presente, dominando il triangolare e lasciando le briciole agli avversari. La serie B sarà senza alcun dubbio un bel banco di prova, ma con un gruppo sano e questo timoniere la Strega non potrà far altro che togliersi belle soddisfazioni.TABELLINOL.R. VICENZA (3-5-2): Gagno; Cuomo, Leverbe, Sandon (dal 46' Tribuzzi); Caferri, Zonta (dal 46' Talarico), Carraro, Rada (dal 67' Alessio), Costa; Stuckler (dal 73' Rauti), Morra (dal 46' Capello) A DISP.: Massolo, Bianchi, Cappelletti, Cavion, Golin, Benassai, Vescovi, Vitale. ALL.: GalloBENEVENTO (4-2-3-1): Vannucchi; Pierozzi, Scognamillo (dal 76' Saio), Caldirola, Ceresoli (dal 76' Romano); Prisco (dal 76' Talia), Kouan; Lamesta, Tumminello, Della Morte (dal 73' Celia); Salvemini (dal 83' Mignani). A DISP.: Russo, Esposito, Sena, Carfora, Manconi, Borghini, Giugliano, Del Gaudio, Donatiello. ALL.: Floro FloresArbitro: Francesco Burlando di Genova (ASS.: Sicurello-Spagnolo; IV: Gauzolino)Marcatori: 32' Lamesta (B), 36' Lamesta (B), 81' Salvemini (B), 86' Lamesta (B), 90' Caferri (V)Ammoniti: Kouan, Caldirola (B), Sandon, Tribuzzi (V)FRANCESCO MARIA SGUERAFoto di Arturo Russo per Realtà Sannita ©
Continua senza sosta l’attività di controllo del territorio messa in campo dai carabinieri del Comando Provinciale di Benevento agli ordini del colonnello Marco Keten, questa volta finalizzata a garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro ed a contrastare il lavoro irregolare ed il caporalato.Nella settimana scorsa i militari dell’Arma territoriale ed il personale specializzato del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro del capoluogo sannita hanno effettuato una serie di verifiche presso diverse attività produttive della provincia.Vicino a Benevento sono state contestate ammende per oltre quattromilacinquecento euro ad un impenditore agricolo che non aveva provveduto a fornire un’adeguata formazione ad un lavoratore dipendente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e che aveva omesso di nominare il medico competente per l'effettuazione della sorveglianza sanitaria.In Val Fortore i carabinieri hanno rilevato che il titolare di un’azienda agricola non aveva fatto partecipare un dipendente al corso qualificativo obbligatorio sulla sicurezza per i rappresentanti dei lavoratori e non aveva nominato il medico competente per la sorveglianza sanitaria, contestando due ammende dell’importo complessivo di oltre tremila euro. In un’altra impresa agricola fortorina il titolare non aveva messo in atto le necessarie misure di salvaguardia dei dipendenti dai rischi di natura elettrica, omettendo di inviarli alla visita medica periodica, non garantendo loro la formazione in materia antincendio, sanitaria e di sicurezza e non redigendo il documento di valutazione dei rischi. Tali violazioni del “Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro” prevedono la comminazione di cinque ammende per un totale di quasi diecimila euro.Nella Valle Telesina i militari hanno contestato un’ammenda da quasi duemila euro al titolare di un’azienda vinicola per mancata formazione dei lavoratori in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre un imprenditore agricolo è incorso in un’ammenda di oltre duemila euro per la mancata redazione del documento di valutazione dei rischi ed in una sanzione amministrativa di duemilacinquecento euro con sospensione dell’attività imprenditoriale fino all’ottemperanza delle prescrizioni imposte.Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Benevento, in stretta sinergia con il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro territorialmente competente, svolge un’attenta e continua opera di monitoraggio e controllo nel comparto agricolo, come in ogni altro settore commerciale e produttivo, allo scopo di salvaguardare le maestranze impiegate e - soprattutto - di scongiurare il ricorrente fenomeno degli infortuni sul lavoro.
Vola sempre più in alto la farfalla verde, simbolo distintivo del logo di ASIA Benevento S.p.A., la società in house providing di Palazzo Mosti, definita più volte dal sindaco Clemente Mastella: “La più bella azienda che ha il Comune”.A partire dal prossimo mese di luglio, infatti, inizierà ad operare in contrada Olivola il primo impianto di selezione del multimateriale leggero della città.Si tratta di un’infrastruttura strategica per il territorio e che, in soldoni, garantirà più di un vantaggio.“Da rifiuto a risorsa” è il mantra del management aziendale, che spiega: “L’impianto andrà a valorizzare quelle che sono le frazioni dei materiali misti, classificati come non pericolosi, provenienti dalla raccolta differenziata che Asia fa sul territorio. Plastica, gommapiuma, metalli, carta e cartone arriveranno direttamente nell’impianto di contrada Olivola. Qui, nelle sei postazioni già preparate all’uso, gli operatori andranno a selezionare le frazioni da trattare: tipo bottiglie di plastica, pellicole, oppure carta, in modo da renderle quanto più piccole possibili, con il vantaggio di portare fuori dall’impianto del materiale con una maggiore qualità”. L’entrata in funzione dei macchinari produrrà, dunque, un incremento delle percentuali di raccolta differenziata, un netto miglioramento della qualità del multimateriale raccolto, la riduzione dei rifiuti destinati a discarica, il contenimento di costi e smaltimento e, dulcis in fundo, un rafforzamento dell’autonomia impiantistica locale.Un impianto di prossimità, quello di contrada Olivola, in cui verranno trattati sul territorio rifiuti che - ancora per poco - prendono oggi la strada, da sottolineare a pagamento, di fuori città e fuori regione; mentre da luglio in avanti per Asia ciò rappresenterà una voce di introito grazie al conferimento post trattamento delle frazioni valorizzate.La quantità annua autorizzata è di 6.000 tonnellate di rifiuti prodotti nella città di Benevento e così suddivisi: 3.800 tonnellate di carta e cartone, 2.000 tonnellate di imballaggi in materiale misto e 200 tonnellate di imballaggi di plastica, da cui poi si configura una produzione stimata di 3.492 tonnellate di multimateriale selezionato; ma, come indicato dal Piano d’Ambito, si potranno trattare in un prossimo futuro anche i rifiuti di tutta la provincia sannita, portando la produzione a circa 13mila tonnellate, con evidenti risparmi in termini di costi di gestione.L’impianto è dotato di sistema automatico di apertura sacchi, vaglio vibrante per la separazione dimensionale, separatori elettromagnetici, nastri trasportatori automatizzati, pressa continua per la compattazione e software di monitoraggio.Due i turni di lavoro programmati, che impiegheranno complessivamente una ventina di unità lavorative.In ultimo, ma non per importanza - a proposito di ecologismo virtuoso ed economia circolare di cui si fregia Asia - la scelta di realizzare l’impianto all’interno di un capannone industriale dismesso da svariati anni ha evitato un consumo considerevole di suolo, dando nuova vita ad una infrastruttura esistente da tempo, difatti, il lotto utilizzato ha una superficie complessiva di 13.800 metri quadrati, al cui interno si trova l’edifico produttivo da 55 per 55 metri quadrati, e dispone di piazzali impermeabilizzati per 9.130 metri quadrati, il tutto già servito da viabilità conforme al traffico pesante.ANNAMARIA GANGALEannamariagangale@hotmail.it
Il prossimo 2 giugno la Repubblica Italiana festeggia l’ottantesimo compleanno. Ma il giorno della nascita, tramite il “referendum istituzionale”, è solo l’inizio della “costruzione” della nuova entità che si innestava sul tronco del Regno d’Italia sancito con il voto del 17 marzo 1861 del Parlamento di Torino.Non c’è, infatti, una totale abolizione dell’ossatura statale che si ereditava dagli 85 anni di vita del Regno sabaudo. Fa testo la clamorosa esistenza in vita, a tutt’oggi, del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) prodotto dal “nostro” Arturo Bocchini nel 1931 e solamente tagliuzzato ed emendato di impronte antidemocratiche del patrimonio fascista. La assemblea costituente che usciva fuori dal referendum di ottanta anni fa era depositaria della funzione di dare all’Italia una nuova Costituzione, ritenendosi soppiantato lo Statuto del 1848. Non più solo, quindi, la fine della monarchia ma un quadro nuovo di diritti e doveri del popolo e funzioni aggiornate di parlamenti elettivi concretamente democratici.Il voto alle donne e a tutti gli italiani di “maggiore età”, testato già nelle elezioni amministrative distribuite lungo l’anno 1946 dal voto del 2 giugno per l’Assemblea Costituente, fu una concreta attivazione di democrazia rispetto al “privilegio” del diritto di voto riservato solo a maschi di ceti sociali selezionati.Più che il voto in sé, pur con la eliminazione della monarchia e l’instaurazione della Repubblica, ciò che determinò la “svolta democratica” fu il confronto che avvenne nella Assemblea Costituente e lo sviluppo di congiunture esterne che diedero la svolta decisiva. Mentre in Italia i rinati partiti politici ritrovavano la voce per sollecitare la partecipazione e il consenso del popolo, sui tavoli dove si scrivevano le sostanziose e dettagliate condizioni del prezzo da far pagare all’Italia veniva riservato un trattamento di durezza non prevista.La dichiarazione di guerra alla Germania il 18 ottobre 1943 e la sfilata milanese del 25 aprile 1945 (generosa testimonianza di patriottismo costato vite umane) non potevano cancellare la responsabilità dell’Italia alla quale si addossava la indiscutibile accensione della miccia della guerra contro mezzo mondo, finanche contro gli Stati Uniti. L’America sfidata da Mussolini era arrivata a casa nostra, gli italiani l’avevano accolta ma sul nostro territorio si possono visitare nei cimiteri di guerra le tracce del prezzo della loro vittoria.Alla Conferenza della Pace di Parigi (29 luglio-15 ottobre 1946) non si trovava la condizione di una parità tra le azioni di guerra in Africa e in Europa e le azioni della guerra partigiana. Il 10 febbraio 1947 a Parigi l’Italia, per la firma del trattato, mandò un ambasciatore. Dopo il ritorno a casa del nostro rappresentante (Pietro Nenni, prestigioso esponente “laico” ma pure personalmente non nemico di Musssolini) il governo italiano non aveva coperto il suo posto alla Conferenza della Pace. Questo non trascurabile particolare e la effettiva scrittura della nostra “condanna” e “prezzo da pagare” aprirono gli occhi anche ai costituenti.Nel trattato di pace, oltre a concreti prezzi da pagare e di cessione alle nazioni vincitrici di territori, beni e attrezzature belliche (per esempio le navi della Marina), c’erano “ordini” perentori per l’adeguamento del sistema politico alle costituzioni delle democrazie liberali (chiaramente degli Stati Uniti). Il più volte (da me) richiamato articolo 3 della Costituzione, laddove dice “…senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” è preso dalle prescrizioni del Trattato del 10 febbraio 1947.L’Assemblea Costituente doveva dare una nuova costituzione all’Italia. Ma se in prosecuzione del Regno d’Italia o in una nuova veste chiamata Repubblica sarebbe stato determinato dall’esito del voto popolare del 2 giugno 1946. I 556 membri eletti erano dei due diversi schieramenti: quindi non andarono a scrivere la Costituzione solo i rappresentanti del voto repubblicano. Stante la segretezza del voto non si potevano separare i repubblicani dai monarchici. Di fronte a queste “novità” e alla non prevista durezza del trattato di pace, nella Assemblea Costituente, anche grazie al prestigio di alcuni autentici “padri della patria”, maturò un clima di responsabilità collaborativa.L’Italia doveva darsi un apparato costituzionale che rispondesse ai principi liberali in prosa elegante, ma soprattutto alle prescrizioni del trattato di pace. Sul piano politico l’Italia poté contare su Alcide De Gasperi (indiscutibilmente un alter conditor patriae) per i rapporti con gli Stati Uniti e su Palmiro Togliatti per i rapporti con la Unione Sovietica. Le potenze vincitrici della guerra sono quelle che nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU occupano i seggi permanenti e sono titolari del diritto di veto. Chi sono? Divertitevi e capirete tante cose…Tra due anni si festeggeranno gli ottant’anni della Costituzione. Vogliamo far tesoro di questi due anni affinché, a partire dalle scuole, si faccia un po’ di lettura e approfondimento della nostra Costituzione? Per capire la nostra “Carta” è indispensabile conoscerne la storia. Appunto.MARIO PEDICINI
Ci voleva un convegno, autorevole in quanto a presenze sul palco e rappresentativo in quanto a partecipazione in sala, per aprire un dibattito sui trasporti pubblici che attraversano il Sannio sebbene non sempre a beneficio delle comunità sannite.Sinceramente sono rimasto colpito da due valutazioni giornalistiche, come quella che afferma: “la fotografia di una provincia che prova a fare sistema attorno al nodo dei trasporti”; ed un’altra che dice: “le officine sociali e politiche in mancanza di serie politiche di manutenzioni valoriali serviranno solo a riverniciare un problema arrugginito”.Il nodo dei trasporti nel Sannio è in via di soluzione o è soltanto un “problema arrugginito”?E qui va detto che quando in un ambiente politico si vuole affrontare senza superbia, ma con attenzione e rispetto, la tematica delle aree interne vanno posti in prima linea i servizi dei trasporti pubblici, però senza pensare che lo sviluppo si faccia solo con i trasporti.Certamente è da considerare positivo il primo passo della “Officina delle Aree Interne”, promossa dal consigliere Pellegrino Mastella, sulle strade ferrate regionali e nazionali, purché ci si preoccupi non solo dei trasporti lungo il Sannio, ma anche di quelli per il Sannio.E’ indubbiamente un problema di storia e di geografia la viabilità ferroviaria ed automobilistica nel Sannio, con epicentro e snodo nella città capoluogo.Già duemila anni fa chi governava Roma individuava in Benevento un punto di attraversamento e snodo positivo.Fu avviato da Appio Claudio, proseguito da Traiano e, nei secoli successivi, anche dai Longobardi, dai Papi, da Manfredi di Svevia; in parte anche i Borbone dovettero individuare in Benevento e lungo la valle del Calore una linea di traffico obbligatoria per collegare il tavoliere di Puglia con Napoli.Ed infine va ricordato che, dopo l’unità d’Italia, la prima linea ferroviaria Roma-Bari non poteva non attraversare la Valle del Calore, trovando così nella città di Benevento il più operativo snodo verso la Puglia, il Molise, Salerno, Napoli.Quindi l’attraversamento dell’area beneventana non fu una scelta ma una necessità, imposta dalla geografia più che subita dalla storia. Questo va detto anche perché è stata indubbiamente la particolare geografia di Benevento a fare la storia dei trasporti ferroviari che l’attraversano.Purtroppo, rispetto a quello che avvenne nei secoli scorsi, oggi Benevento sta diventando un generico spazio di attraversamento e quindi tende ad essere non più centro di smistamento e snodo qual era al tempo dei Romani ed anche nel Medio Evo, fino al secolo scorso.Purtroppo oggi rischiamo di diventare un qualsiasi spazio di attraversamento con elevati costi geoambientali.Poco se ne parla, ma l’ultimo danno alla storica funzione epicentrica di Benevento è stato procurato dalla RFI (Ferrovie dello Stato) con il progetto di Hirpinia, che nella zona di Grottaminarda sta costruendo un costoso ed artificioso centro di raccolta che dovrebbe sostituire il ruolo svolto nel passato dalla città di Benevento.Detto questo, forse andrebbe fatto un sollecito invito agli attuali esponenti politici regionali e nazionali, a non esaurire la loro attenzione sull’importantissimo ruolo nazionale ed anche internazionale della cosiddetta TAV Napoli-Bari; che finora ha soltanto sventrato i terreni più fertili del Sannio.Dobbiamo essere attenti al rischio che questa arteria ferroviaria possa restare in qualche modo chiusa in sé senza provocare consistenti ramificazioni venose nell’intero spazio sannita, lungo sia la viabilità ferroviaria che automobilistica della Valle Caudina, della Valle Telesina, della Valle del Sabato, della Valle del Tammaro e del Valfortore.E’ assolutamente necessario ed urgente che per l’ammodernamento dell’ex Ferrovia Cartone, lungo la Valle Caudina, siano accelerati i tempi, che dovrebbero avere lo stesso ritmo che la RFI usa per la TAV.E quindi con lo stesso ritmo andrebbero eseguiti i lavori per l’elettrificazione della Campobasso- Benevento-Avellino, nonché la conclusione del raddoppio della superstrada verso Caianello ed il completamento della Fortorina da San Marco a San Bartolomeo.Una sveglia, quindi, per RFI, EAV, ANAS e Regione Campania, perché servono non solo strade di attraversamenti interregionali ma anche di collegamenti interprovinciali.Giustamente i promotori del progetto “Officine Aree Interne” hanno avviato i loro lavori dai trasporti per proseguire, con lo stesso stile, in campo economico-sociale: agroalimentare, industriale, scolastico, sanitario. E soprattutto c’è da sperare che non pongano in riserva il discorso sulle energie rinnovabili, che oggi trovano nel Sannio una delle primarie province produttrici, e che peraltro presentano particolari esigenze di trasporto e di impianti di accumulo nel territorio di produzione.Non va dimenticato infine che quello che avvenne duemila anni fa nell’area beneventana non fu soltanto un veloce attraversamento viario al servizio dell’Impero, ma anche la creazione di uno dei principali centri economici e politici lungo la dorsale appenninica del Centro e del Sud Italia.ROBERTO COSTANZO
Si temeva che potessimo fare il presepio senza un arcivescovo in cattedra. Felice Accrocca non poteva mantenere un interim mentre si allontanava verso Assisi, né da sede meno prestigiosa (l’arci del titolo di Felice è ad personam) governare la millenaria cattedra di Benevento.C’è voluta la visita di Papa Leone XIV a Napoli per scovare la persona idonea a prendere le redini della Chiesa Beneventana. La comunicazione ufficiale dalla cattedrale beneventana è del 13 maggio ma la notizia era diventata pubblica il martedì 12. Il nuovo arcivescovo di Benevento è il napoletano Michele Autuoro, vescovo ausiliario nella capitale della Campania, originario di Procida. Da un’isola del grande mare a una Arcidiocesi rinchiusa tra monti e valli e acqua di fiumi. Né si possono fare accostamenti col tempo in cui la Regione Ecclesiastica beneventana toccava il mare, perché si trattava del più modesto Adriatico. Che si poteva guardare dal santuario di San Michele sul Gargano. Di san Michele il nuovo Vescovo porta il nome e troverà a Benevento la cappella in suo onore alla fine del viale degli Atlantici, pronta a disegnare un percorso di preghiere (e di turismo) con i santuari di Foglianise e di Solopaca sul lato sud del Camposauro.Nell’ultimo secolo si dà che da Napoli sia venuto alcun vescovo, tutt’al più un vescovo titolato beneventano approdò a Napoli sul nascere della breve “era fascista”. Da Mancinelli ad Accrocca è stato l’area centrale dello stivale a fornire i vescovi a Benevento. Lo stesso Raffaele Calabria venne dal tacco dello Stivale ma era di Cerignola, Sprovieri e Mugione dalla Calabria. Il napoletano Ascalesi chiuse nel 1924.Da Napoli fecero un viaggio verso Benevento le reliquie di San Gennaro, al tempo dei Longobardi che fecero incetta di corpi di santi (è merito loro anche la custodia a Benevento dell’apostolo San Bartolomeo), ma Gennaro era beneventano, ammazzato nel napoletano e divenuto “primo cittadino” per devozione e rispetto della antica Partenope.Vogliamo pensare ad una fortunata coincidenza, ci dispiacerebbe se la venuta di un capo della Chiesa da Napoli a Benevento fosse una certificazione di una sudditanza del Sannio dovuta alle strette maglie della potenza di quella cosa chiamata Regione. La Regione ci sta stretta. La Religione, nella storia di Benevento, è tutta un’altra cosa.Vorrà dire che Michele Autuoro deve dimenticare Procida? Non sia mai. Da governatore della Chiesa beneventana può aiutarci ad allungare lo sguardo oltre i confini appenninici.Chi scrive queste note ha imparato a fare il giornalista da un prete procidano con Il Quotidiano quando il nostro nuovo Vescovo non era ancora nato. Forse ne ha sentito parlare? Glielo chiederemo alla prima occasione.M. P.
Al Popolo di Dio che è nell’Arcidiocesi di BeneventoCarissimi fratelli e sorelle nel Signore, pace a voi. Con il cuore colmo di gratitudine al Signore Risorto, che incessantemente ama, custodisce e guida la Sua Chiesa, mi rivolgo per la prima volta a voi, amato Popolo di Dio che è in Benevento. Con profonda riconoscenza filiale verso il Santo Padre, Papa Leone XIV, che mi ha chiamato a essere vostro Pastore, accolgo con trepidazione e fiducia la missione che mi viene affidata. Vengo a voi nella gioia del Vangelo e con l’animo dell’umile servo della Vigna del Signore, desideroso di spendere la mia vita per voi e con voi, al servizio di Cristo e della Sua Chiesa. Giungo in mezzo a voi in punta di piedi, per conoscere, amare e servire questa Chiesa particolare, Sposa di Cristo, che il Successore di Pietro mi affida perché me ne prenda cura con cuore di padre e di pastore. Avverto tutta la povertà dei miei limiti e l’inadeguatezza della mia persona dinanzi all’altezza del ministero ricevuto; tuttavia, confido pienamente nella misericordia del Signore e nella forza dello Spirito Santo, che sostiene coloro che Egli chiama. Guidati dalla luce del Vangelo e camminando insieme, ciascuno secondo i doni ricevuti, continueremo a prendere il largo e a gettare le reti sulla Parola del Signore. Pur nel tempo complesso e segnato da profondi cambiamenti che stiamo vivendo - quel “cambiamento d’epoca” che Papa Francesco ci ha spesso richiamato - non dobbiamo lasciarci vincere dalla paura o dallo scoraggiamento.La Chiesa vive per annunciare Cristo, per continuare la Sua missione di salvezza e per testimoniare al mondo la speranza che non delude. Mi consola e mi incoraggia sapermi successore dell’amato martire San Gennaro, primo Vescovo di questa Chiesa. Affido alla sua intercessione il mio ministero episcopale, certo che sosterrà i miei passi nei momenti di fatica e di incertezza. Ho accolto inoltre come segno provvidenziale il fatto che la comunicazione della mia nomina mi sia stata data dal Nunzio Apostolico proprio nel giorno in cui, nella Chiesa di Napoli, si celebra la memoria della traslazione delle reliquie del Santo Martire. Desidero rivolgere un deferente e fraterno saluto a Sua Eccellenza Monsignor Felice Accrocca, che con dedizione pastorale ha guidato questa amata Chiesa, condividendo le speranze, le sofferenze e le sfide dell’intera comunità del territorio, specialmente quelle segnate dallo spopolamento e dalle difficoltà delle aree interne. Un particolare pensiero di gratitudine desidero esprimere a Monsignor Francesco Iampietro, Amministratore Diocesano, che in questi mesi accompagna con generosa dedizione il cammino della diocesi. Saluto con affetto i presbiteri, primi collaboratori del Vescovo, i diaconi, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i fedeli laici. A ciascuno giunga la mia vicinanza spirituale nell’attesa gioiosa di iniziare insieme un comune cammino di fede, di comunione e di testimonianza evangelica. Avrei previsto di iniziare il mio servizio la sera di Domenica 28 Giugno. Rivolgo altresì il mio rispettoso saluto alle Autorità civili e militari e a tutte le istituzioni della società civile che operano al servizio del bene comune. Nella distinzione dei ruoli e delle responsabilità, desidero assicurare sin d’ora piena disponibilità alla collaborazione per la promozione della dignità della persona umana e per il bene dell’intera comunità. Con particolare affetto abbraccio le famiglie, i giovani e i bambini, dono prezioso per la Chiesa e speranza del nostro futuro. Una speciale carezza spirituale desidero riservare ai malati, agli anziani, ai poveri, a coloro che soffrono nel corpo e nello spirito e a quanti vivono situazioni di solitudine, fragilità ed emarginazione. Affido il mio ministero episcopale alla materna protezione di Maria Santissima delle Grazie e all’intercessione di San Bartolomeo Apostolo, patroni della Chiesa Beneventana, affinché ci ottengano dal Signore il dono di essere autentici discepoli missionari del Vangelo. Ho già iniziato a pregare per voi; vi chiedo, con semplicità di pregare per me e di benedirmi, perché possa essere per tutti voi un pastore secondo il Cuore di Cristo. Nell’attesa di incontrarvi e di condividere con voi il cammino della fede, vi benedico di cuore.+ Michele Autuoro