Quod nullum est... In primo piano

L’avvocato amministrativista Luca Coletta, con un articolato intervento ospitato il 29 dicembre scorso da Il Vaglio, manifesta motivate perplessità in ordine alla legittimità di un incarico dato dal Comune di Benevento con affidamento diretto (cioè senza il concorso pubblico, che è la regola delle assunzioni nella pubblica amministrazione), per una sottovalutazione di possibili conflitti di interesse nell’espletamento dell’incarico. Conflitto che si è palesato, allorché il dirigente del settore Urbanistica si è trovato a dover “istruire” la pratica di un imprenditore che si avvale di un progetto redatto dallo stesso dirigente quando era un libero professionista. Coletta richiama disposizioni normative e, in particolare, la norma secondo cui “gli atti di conferimento di incarichi adottati in violazione delle disposizioni, nonché i relativi contratti sono nulli”.

Quando ho fatto io l’Università si ricorreva al latino non per imbrogliare la gente (il latinorum di Manzoni) ma per imparare le fonti del diritto che tutti sanno sia nato a Roma e diffuso dai Romani nel mondo. Ebbene una frase latina illumina il significato della “nullità assoluta” da cui, per espressa previsione di legge, sarebbero gravati gli atti del Comune di Benevento relativi alla vicenda narrata da Coletta. Eccola la frase che nessun amministratore dovrebbe sconoscere, se vuole dormire la notte: Quod nullum est nullum producit effectum, e cioè: ciò che è nullo non può produrre alcun effetto, sia sul piano fattuale che su quello procedurale. Qualsiasi giudice, di fronte ad una condotta che è approdata alla confezione di un atto definito dalla legge come inficiato da nullità assoluta, nulla ha da indagare (buona fede, ignoranza, negligenza, necessità, urgenza…) ma è tenuto a dichiarare la nullità di tutti gli atti scaturiti da una tale situazione di partenza. E, attenzione., nessun trascorrere di tempo (mesi, anni e decenni) rende improponibile una azione promossa da chicchessia per far annullare tutte le conseguenze del “misfatto”. Chi voglia far del male agli incauti prosecutori di questa storia non ha che da far passare gli anni. Il conto, alla fine, sarebbe ben salato.

Basterebbe questa sola prospettiva per indurre sindaco, assessori, segretaria generale, dirigenti e compagnia bella a correre ai ripari. Stiamo parlando di fatti che non ammettono ignoranza. Basta leggere la legge per ritrovare quello che ho appena enunciato. Il sindaco Mastella sospetta che qualcuno ce l’abbia con lui. Non può essere oggetto di un tale sospetto chi lo invita alla prudenza o semplicemente vorrebbe aprirgli gli occhi. In agguato, si direbbe, c’è la sempre elogiata e invocata Autorità Nazionale Anticorruzione con i suoi poteri di vigilanza sul rispetto delle disposizioni in tema di inconferibilità e di incompatibilità degli incarichi, anche con l’esercizio di poteri ispettivi e di accertamento di singole fattispecie, evidenziate in ipotesi dal Responsabile del piano anticorruzione di ogni singola amministrazione.

Et de hoc satis: pure questo è latino e si traduce, alla Peppino De Filippo, con “E ho detto tutto”.

Così come nessun sospetto di malagrazia può essere addossato a chi volesse ricordagli che la città è interessata a sapere quando finirà il lavoro della Commissione straordinaria incaricata di sistemare i conti dell’ormai quasi dimenticato “dissesto”. Si dirà: ma il sindaco e il consiglio comunale hanno preso questa dolorosa decisione proprio per far fare ad altri (neutrali) funzionari il bilancio. Ne siamo consapevoli, solo che nessuno (men che meno Mastella) si sogna di immaginare una conclusione del lavoro dei commissari diversa da una somma più o meno ingente di debiti che qualcuno presenterà ai cittadini gentilmente invitati a pagare.

Anche questo gravoso capitolo pende sulla testa della maggioranza mobile che (non si sa con quale compattezza) si accinge ad affrontare le elezioni di primavera-estate-autunno 2021.

Venerdì 8 gennaio un crollo davanti all’ospedale del mare di Napoli ha fatto emergere dalla voragine lo stato nel quale si trova quella parte di sottosuolo napoletano. E il sottosuolo della città di Benevento come sta? Il Comune è dotato di una strumenti di esplorazione del sottosuolo? Ha una mappa geologica e una radiografia delle stratificazioni sottostanti le strade o i fabbricati costruiti nel tempo? Si parla da parte di Gesesa di perdita di quasi la metà dell’acqua messa in rete: dipende tutto da fruitori senza contatore o ci sono perdite la cui azione inevitabilmente produce vuoti nel sottosuolo?

Bastano le manciate di asfalto a tappare i buchi? La continua (e ripetitiva) azione di trivelle supertecnologiche con la pronta colmatura dei vuoti con impasti rosastri e strisciate di qualche centimetro di conglomerato bituminoso sono medicazioni sufficienti a scongiurare infiltrazioni e future frane sotterranee? Esiste una documentata conoscenza del sottosuolo storico e una mappatura aggiornata del lavoro di indagine effettuato? Insomma sindaco, assessori e funzionari possono dormire sonni tranquilli?

MARIO PEDICINI