Sanità: la questione spinosa che il neo governatore Fico dovrà affrontare subito In primo piano
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Roberto Fico è il nuovo Presidente della Regione Campania, a lui il compito arduo di guidare la Regione almeno per i prossimi 5 anni. Dopo il suo insediamento, risulta evidente che lo attenderanno svariate questioni urgenti e tra tutte, una delle più rilevanti sarà sicuramente la sanità, un tema che ha segnato l’intera esperienza amministrativa di Vincenzo De Luca e che indubbiamente tocca da vicino i cittadini ogni qualvolta che usufruiscono dei servizi sanitari, spesso lamentando disservizi, criticità ospedaliere e tempi di attesa faraonici.
Quando De Luca venne eletto nel 2015 si trovò davanti una sanità commissariata e inserita nel piano di rientro dal disavanzo, dopo che la Regione, fino ai primi anni ’10, aveva accumulato circa 8 miliardi di euro di debiti e non era più in grado di garantire i Lea, i Livelli essenziali di assistenza. Per effetto dell’articolo 117 della Costituzione, la gestione passò al livello centrale e solo nel 2019 la Campania riuscì ad uscire dal commissariamento.
Più recente è stata la decisone del Tar che, accogliendo il ricorso della Regione contro il Ministero della Salute, ha stabilito la “formalizzazione del percorso di fuoriuscita dal piano di rientro dal disavanzo sanitario”, pur riconoscendo il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi relativi agli screening oncologici e alla copertura residenziale per gli anziani. Di tutta risposta, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato un ricorso al Consiglio di Stato, mantenendo aperto lo scontro istituzionale.
In questo clima la percezione della sanità resta indubbiamente ambivalente: da un lato De Luca rivendica una gestione considerata un modello nazionale, dall’altro il Ministero sottolinea criticità e defezioni ancora da risolvere.
Aldilà dei botta e risposta a suon di ricorsi, a complicare il quadro si è aggiunta la recente inchiesta di Report, uscita alla viglia del voto regionale, che ha sollevato numerosi dubbi sull’effettiva efficienza dei servizi sanitari campani, elogiati dall’ormai ex-governatore, e soprattutto sulle modalità con cui vengono classificati i tempi delle prestazioni specialistiche: secondo l’inchiesta, in Campania l’89,2% delle visite è catalogato come “Programmabile”, fissabile a 120 giorni, quando la media nazionale si attesta attorno al 45%.
Questo meccanismo permetterebbe di “trasformare” le prestazioni urgenti, brevi o differibili nella categoria “Programmabile”, guadagnando tempo e presentando la regione come più virtuosa di quanto lo sia realmente. Le visite che sarebbero in ritardo diventano magicamente “in tempo utile”, essendo truccata la catalogazione, all’insaputa dei pazienti.
Risulta evidente che, qualora questi dati fossero realmente alterati in modo sistematico, anche il risultato dell’uscita della sanità campana dal piano di rientro finirebbe inevitabilmente per essere distorto, offrendo un’immagine ben diversa dalla realtà dei fatti.
A queste criticità si sommano ulteriori elementi di fragilità del sistema, come l’overbooking del 45% nei reparti di medicina interna, evidenziato da uno studio Fadoi (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), la storica carenza di medici e personale sanitario, insieme alle condizioni strutturali non di rado fatiscenti di molti ospedali del territorio.
Problematiche diffuse che coinvolgono anche realtà come l’Ospedale San Pio di Benevento, che appena un anno fa è stato retrocesso dalla rete “Stroke Unit” di secondo livello a primo livello: un declassamento che ha comportato il venir meno di competenze e procedure altamente specialistiche. Oggi, infatti, la struttura può gestire l’ictus e patologie affini nelle fasi d’emergenza, ma non è in grado di trattare i casi più gravi che richiedono interventi complessi, rendendo necessario il trasferimento del paziente altrove, con inevitabili ripercussioni sui tempi e sulle possibilità di sopravvivenza.
Al di là delle autocelebrazioni di fine mandato, resta dunque chiaro come la sanità campana sia un tema difficile da definirsi in modo netto, a fronte di disservizi e criticità che i cittadini continuano quotidianamente a sperimentare sulla propria pelle. E dunque, a fronte di queste problematiche, risulta inevitabile la domanda: quale sistema sanitario eredita Roberto Fico? Un modello efficiente di gestione o un settore completamente da risanare? La risposta sarà data dalla capacità della nuova presidenza di affrontare questa sfida che ancora forse è lontana dal potersi dire risolta.
ANDREA ALBANESE

03/12/2025