Torre e tre gallerie In primo piano
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Tra i vari documenti offerti alle considerazioni dei decisori politici si possono considerare col dovuto rispetto due contributi firmati da professionisti della materia.
Lo spunto è dato da due vicende che ben si possono considerare due “casi” da studio. Due vicende che ci consentono di allargare lo sguardo per sconfinare verso i principi generali dell’amministrare per il “bene pubblico”.
Sulla demolizione dell’edificio che ospitava la Scuola Media Torre, per la realizzazione in loco di un nuovo edificio rispettoso delle ultimissime direttive statali sul versante della solidità e sicurezza, sono emersi rilievi che hanno costretti i tecnici della progettazione a verificare e a modificare il progetto. Nessuna discussione è avvenuta sulla prospettiva di un calo della popolazione scolastica, che è fatta proiettando nel futuro i numeri dei nati secondo l’anagrafe municipale.
Data la fretta (è già fissata dall’Europa la data entro la quale l’edificio deve essere completato) non si è discusso per niente di che cosa debba essere una scuola dell’obbligo per i bambini provvisti, prima ancora del certificato del parroco sulla prima comunione, di sofisticati cellulari e della iscrizione a scuole di ballo o di calcio o di pallacanestro. Se per caso, oltre alla palestra con le misure giuste, non ci sia bisogno di un teatro (la scuola elementare Mazzini del 1937 ce l’aveva al di sotto della palestra segnalata dal discobolo), di un laboratorio scientifico, di locali per il ricevimento dei familiari. Insomma se ci fosse per caso a Benevento chi abbia idea di come potrà essere una scuola media il giorno in cui vi debba mettere piede un bambino che abbia fatto conoscenza in questi giorni di una qualsiasi scuola materna.
Dell’edificio come scuola, insomma, ci si è interessati per le sorti del traffico che si ingorga alle ore di entrata e uscita di questo esercito di addetti.
L’altra questione che è apparsa all’improvviso è quella che va sotto il titolo delle “tre gallerie”.
Qui il discorso economico-finanziario è diverso. Per il rifacimento della Torre si è abbattuto un edificio di un certo valore, per la auspicata/detestata messa “in luce” delle gallerie si tratterebbe del completamento di un’opera in parte realizzata (e costata al contribuente tutto quello che è costata). Detto in modo grossolano si tratta di dare valore e funzionamento ad un progetto risalente a circa quarant’anni fa.
Qui la contestazione più articolata boccia l’utilità del “foro”, risolvendo la domanda di traffico tra le diverse zone della città con intervento di allargamento e ammodernamento di Via delle Puglie, Viale degli Atlantici e via Meomartini, per tacere di via Intorcia.
Apre, però, una contraddizione allorché accenna a dare valore a Via Fontanella escogitando una rotonda di accesso a Via delle Puglie, per le quali prevede marciapiedi.
Che la rotonda si possa fare e riuscire agganciata alla nuova, possibile, viabilità con l’apertura della galleria è sotto gli occhi di chiunque si affaccia dalla ringhiera di Via Avellino, che fa da balaustra alla sottostante galleria tamponata al tempo del sindaco Pepe con le gabbie di pietre.
Questa benedetta “tre gallerie” è in parte utilizzata nel tratto tra lo stadio e via Avellino (rampe di entrata e uscita su Via dei Mulini). Non è utilizzato, ma è realizzato il tratto di galleria artificiale che dalle rampe per via Avellino conduce fin quasi alla bocca della galleria al di sotto di via Avellino (di lato alla palazzina La Valle). E’ tra la fine della galleria artificiale e l’imbocco della galleria che ci sarebbe lo spazio per realizzare un’ampia “rotonda” per immettere e ricevere traffico di varia provenienza (Via delle Puglie, Rione Pietà e Fontanelle) di una parte della città non esistente nel 1990.
Si afferma da chi è preoccupato per la mole di traffico proveniente dalle gallerie (quella di fondo e quella tra Via Avellino e traversa di Via Torretta su Viale Martiri d’Ungheria) che si stravolgerebbe il senso di marcia del viale Mellusi. Probabilmente (tutto sta a come e dove si organizza lo “sbuco” della galleria) il viale Mellusi perde la caratteristica di arteria principale. Basta buttare all’aria i semafori e al beneventano antichi (come lo scrivente) apparirà il viale come una arteria rionale dove si gira a destra e a sinistra secondo le norme del codice e non per il comando di un marchingegno che già metteva in crisi negli anni Cinquanta del secolo scorso lo scrupoloso ‘Ntonio ‘u pulimm’ (E’ inutile ca me zennii ca io nun passo).
Quello delle tre gallerie non è una cosuccia da ambito condominiale. La strarda a due carreggiate che dallo Stadio va alla rotonda delle Scienze è un asse che conduce alla uscita/entrata Centro della bretella autostradale.
Gli abitanti di Viale Martiri d’Ungheria non avranno nessun danno, non vedranno “più traffico”. Ci sarà meno traffico proveniente dal Rione Libertà che, per abitudine, oggi entra in città risalendo Via del Sole per immettersi su Viale degli Atlantici. Così su Viale degli Atlantici dovrebbe arrivare meno traffico proveniente da Viale dei Rettori. Insomma si riduce la quantità di traffico da Viale degli Atlantici, il che vale anche per Via Meomartini che indirizzerebbe buona parte del traffico (che oggi gira a sinistra su Viale Mellusi) a tenere verso via Pietro Nenni e la Rotonda delle Scienze. Anche qui via i semafori e raddoppio del ponte San Nicola che va a Capodimonte e allo svincolo autostradale di Benevento Centro.
Anche la galleria sotto la Pacevecchia fu da molti etichettata come cattedrale nel deserto. La notte prima dell’inaugurazione ci furono due morti. E quando si iniziò il lavoro per la seconda, si parlava di spreco con l’aggiunta che potevano venire giù le costruzioni che cominciavano a riempire la collina.
Tecnici e politici, associazioni e liberi cittadini possono contribuire a fare scelte “democraticamente” oculate. Serve incontrarsi, parlarsi. Anche ai fini di quel maledetto “consenso”, che troppe volte si esige come atto dovuto.
MARIO PEDICINI

26/09/2025