Ad inaugurare la riapertura del Palazzo Ducale di Castelpagano, la personale di Salvatore Fiore   Società

Castelpagano nei prossimi due fine settimana sarà meta obbligata per gli amanti del fungo porcino, raccolto nei mille ettari di bosco che dominano il piccolo borgo dell’Alto Tammaro. Oltre alla bontà e al gusto di tante eccellenze alimentari, quest’anno i visitatori potranno allietare spirito e mente visitando le suggestive sale del Palazzo Ducale, riportato nella disponibilità della comunità locale, impreziosite dalle tele d’autore firmate Salvatore Fiore. 

Fin da bambino, alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” Salvatore Fiore rispondeva: “l’artista o il prete”. La prima ha prevalso sulla seconda. Lungo il cammino degli anni, soffrendo e sorridendo, si iscrisse al Liceo Artistico di Benevento e poi all’Accademia delle Belle Arti di Roma, seguendo il corso di pittura del prof. Sandro Trotti, per poi completare la formazione artistica con il Corso d’incisione presso l’“Associazione Internazionale Incisori” di Roma. “L’Amore per la mia terra – ricorda commosso - mi portò a tornare a Castelpagano, dove iniziai a curare il mio laboratorio”. 

“San Giuseppe”, un dipinto su pannello ligneo, è l’opera che segna l’inizio della carriera pittorica di Salvatore Fiore. “Con il ricavato acquistai il forno per la ceramica del professor Pannone e realizzai il timpano della facciata della Cappella di San Rocco”. Solo, ma sempre in compagnia: circondato da luci ed ombre, colori chiari e scuri, che accompagnano il suo cammino. “Usando la spatola al posto del pennello, il colore fuoriesce dalla tela con forza e aggressività. Questa particolare tecnica mi arricchisce di energia e mi permette di creare soggetti possenti e decisi, esprimendo al meglio il mio animo creativo”.

La sua arte è mossa dall’amore per il Sommo Artista. “Non vuole essere una forma di presunzione, ma un gesto di amore e di riconoscenza per il dono che Lui mi ha affidato in questo mio mondo, in cui la vita è un sentiero, che dal basso s’innalza verso l’infinito del Cielo”. 

GIUSEPPE CHIUSOLO

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