Un'estate agli arresti domiciliari... per colpa del caldo Società

Sono una brava persona, o almeno così dicono. Ma, escluso qualche evento eccezionale, per due mesi, luglio e agosto, sono stata condannata… agli arresti domiciliari. Il motivo? Il caldo infernale. Ai limiti dell’umano. 

Mi svegliavo prima dell’alba, cercavo di concentrare ciò che dovevo fare, poi una breve uscita, la cosiddetta “ora d’aria” e poi subito a casa, o meglio nella camera con il climatizzatore. E qui cominciava il mio arresto volontario, fino a notte fonda. 

Nel corso della giornata era preclusa qualunque attività che richiedesse energia e movimento. Certo, me lo potevo permettere perché sono in pensione. Ricordo i tempi in cui andavo al mare per due mesi, poi per uno, e non mi sembra che ci fossero queste temperature da forno. 

“L’estate sta finendo e un anno se ne va”, cantavano i Righeira. E poi arriva settembre, che per me rappresenta l’inizio dell’anno. 

Riaprono le scuole. E non c’è più il tormentone di: “dove sei stata in vacanza?”. Sì, perché è d’obbligo andarci. 

“Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare”, recita D’Annunzio.

Settembre, andiamo. Riprendiamo in mano la nostra vita. Usciamo. Passeggiamo, anche nelle prime ore del pomeriggio. Desidero riacquistare la mia libertà. Voglio di nuovo essere io la padrona della mia vita. Voglio anche non fare niente ma devo deciderlo io, non i 40 gradi. 

Evviva settembre. Evviva la vita libera. 

Buon anno scolastico a tutti: famiglie, studenti, docenti. Che sia una ripresa ricca di progetti e di sogni da realizzare. “La vita è adesso. Nei pomeriggi appena freschi che ti vien sonno. Figlio di un cielo così bello”, Baglioni.

ELISA FIENGO