All'Università l'ex Seminario Società

La sorte della Scuola Allievi Carabinieri di Benevento è segnata. Abolito il servizio militare di leva, perché l'Italia moderna doveva abbandonare il modello di “esercito di popolo” per giungere ad un “esercito di volontari professionisti”, non era difficile prevedere che le caserme sarebbero rimaste vuote. E così è stato.

La sorte assegnò alla Scuola Allievi un edificio straordinario, a sua volta vittima di un'altra riforma, quella dell'allineamento territoriale delle “regioni ecclesiastiche” con le nuove regioni amministrative. Quello che era il Seminario Regionale Pio XI, vale a dire la scuola di formazione superiore (Ginnasio-liceo e università) dei futuri sacerdoti della Regione Ecclesiastica Beneventana, entrò nella proprietà dell'Arma dei Carabinieri grazie ad una fortunata combinazione di astri politici.

E' tempo di agire con la stessa chiarezza di idee per rientrare in possesso della struttura. La sua destinazione naturale, per la posizione urbana e la funzionalità già oggi sfruttabile, nonché per la qualità culturale della fabbrica, è quella universitaria.

Sia consentita una testimonianza diretta. Il sottoscritto è stato tra i pochi, isolati, promotori della idea di Università a Benevento. Siamo nella seconda metà degli anni '60 del secolo passato. E' stato, in quegli anni, anche presidente della FUCI (Federazione Universitari Cattolici Italiani). Allorché venne in visita a Benevento l'allora Rettore dell'Università Cattolica Giuseppe Lazzati, in presenza dell'Arcivescovo Raffaele Calabria, gli domandai perché la Cattolica non pensava di aprire nel Sud alcune facoltà “innovative”, utilizzando l'edificio del soppresso Seminario Regionale già bello e pronto di proprietà della Santa Sede. Lazzati spense ogni entusiasmo con argomenti ineccepibili: “Non abbiamo alcuna possibilità di manovra, avendo impegnato ogni nostra risorsa, e per molti anni ancora, sul Policlinico Gemelli a Roma”.

L'Università a Benevento è, poi, nata, amorevolmente assistita dalle amministrazioni locali (in primis dal Comune), che le hanno procurato strutture funzionali, diversamente sparse nel centro storico o nelle adiacenze.

Ebbene, la circostanza di avere tra le mani un edificio come quello del Seminario Regionale deve essere colta senza alcun indugio. Si tratta di un edificio progettato proprio per essere scuola, dotato di notevoli spazi esterni , con padiglioni collegati da corridoi chiusi per cui ha la funzionalità di un corpo solo. L'edificio può accogliere un “polo” di dipartimenti-facoltà di discipline omogenee, con tutto quanto serve alle attività di laboratorio, seminariali e convegnistiche. Volendola legare alla storia della città e al nome del coevo viale, si potrebbe pensare alla istituzione di un Dipartimento Atlantico di Studi Giuridici (nel nome di Roffredo Epifanio) o di Ricerca Avanzata.

La città non può consentire che l'area possa finire nel giro degli affari edilizi. Il Viale degli Atlantici non è un cimelio della nostalgia, è un modello di sobrietà urbanistica, ma è soprattutto il segno del Novecento sulla città millenaria. Conservare l'edificio del Seminario, di cui il viale fu storicamente l'ancillare sostegno funzionale, è un preciso obiettivo di coerenza programmatica di una città che deve affiancare alla eredità sannita, romana e longobarda, anche quella della sua migliore “modernità”.

Che, poi, l'Università del Sannio debba crescere, per sopravvivere anche alle minacce di ogni presente o futura spending review, è questione altrettanto pacifica.

Resta il problema dei soldi che l'Università non ha. A me pare che il passaggio di un bene di proprietà dello stato, da un ministero all'altro, non debba essere una operazione tanto complicata. Un ragioniere direbbe che è una partita di giro. E' una operazione che si può fare a costo zero. Per quanto autonoma, anche l'Università è imparentata con lo stato.

Quindi, basta che sindaco, commissario della provincia, rettore e parlamentari si mettano attorno a un tavolo e decidano di intraprendere una azione sulla quale impegnarsi senza diritto di recesso per “sopravvenuti sconvolgimenti politici”. La stessa università del Sannio, del resto, acquisendo l'ex seminario potrebbe dismettere qualche struttura cittadina. Se è difficile vendere palazzo Bosco, non credo si troverà il deserto di acquirenti per la sede SEA di via delle Puglie.

In questa azione vedo come capofila necessario (e naturale) il Comune. Al quale spetta anche di proporre che fine debba fare l'ex Banca d'Italia di piazza Risorgimento e la parte di Caserma Guidoni non restaurata.

Seminario, Caserma Guidoni e ex Banca d'Italia potrebbero far parte di un unico “pacchetto”. Che è cosa ben diversa da un “pacco”, che la città potrebbe subire ove la sorte del Seminario venisse decisa in orbite lontane.

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it

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