Che fine faranno i nostri file quando non ci saremo più? Società
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Avviso: se siete superstiziosi, prima di cominciare la lettura di quest’articolo, assicuratevi d’avere a portata di mano i vostri portafortuna di fiducia.
Quest’oggi parliamo di morte. Quasi certamente non vi sarete mai posti il problema di cosa accadrà, dopo la vostra dipartita, ai vostri file digitali. Ovviamente, tutto ciò che si trova immagazzinato su computer, dvd o archivi portatili finirà nelle mani dei vostri eredi, ma per quel che riguarda i dati online, come le email o il profilo Facebook, che fine faranno? Logicamente i morti non hanno proprietà e nemmeno diritti: in termini di legge, tutti i diritti dei defunti, incluso il diritto al buon nome ed alla reputazione, sono in realtà attribuiti agli eredi, che sono i soli a poterli tutelare. Ma al momento in cui scrivo, in Italia come negli altri paesi del mondo non esistono leggi che stabiliscono la sorte dei dati, inclusi quelli sensibili, delle persone dopo la loro morte.
I parenti di un defunto non hanno modo di accedere alle sue caselle email o ai suoi profili sui vari social network, a meno di non conoscerne le password. Quindi i provider che gestiscono questi servizi, dopo un certo periodo di tempo, cancelleranno ogni cosa in seguito all’inattività del titolare. Il che è un peccato, poiché gli eredi potrebbero avere interesse nel recuperare la corrispondenza personale, le foto, i video ed altri ricordi del defunto. Per non parlare dei dati relativi alla vita professionale di una persona, che divengono inaccessibili in seguito alla morte, a meno che lo scomparso non abbia condiviso con qualcuno la propria password.
Facebook ed altri gestori di mail e social network osservano in maniera ferrea e tassativa le normative sulla privacy: a nessuno all’infuori del titolare del profilo è consentito richiedere la password e l’accesso ai dati, nemmeno al coniuge o ai figli dopo la morte dell’intestatario. In assenza di un obbligo legale all’accesso ai dati, questi andranno irrimediabilmente perduti.
Una soluzione alternativa può essere quella d’affidare le proprie password ad una persona di fiducia, alla quale sarà permesso accedervi quando verrà il momento. Naturalmente, ciò implica una fiducia autentica, poiché si consegna ad una terza persona la possibilità d’accedere al proprio privato elettronico. Oppure, in maniera più riservata, si possono annotare tutte le proprie password su un foglio o un taccuino, o addirittura lasciarle al notaio insieme al testamento.
Esiste però anche l’alternativa hi-tech: Google ha attivato, su richiesta degli utenti interessati, un servizio di gestione degli account inattivi. Dopo un lungo periodo d’inattività e dopo che il titolare avrà ricevuto più di un avviso (perché si può essere inattivi su internet senza necessariamente essere morti), il sistema invierà in automatico tutte le password del titolare ad una o più persone, indicate preventivamente da questi, che saranno così autorizzate ad accedere a tutte le mail ed ai profili prima che essi vengano cancellati. Una sorta di testamento digitale, con il quale poter lasciare ai posteri il proprio mondo virtuale.
Altri provider addirittura danno la possibilità d’inviare email dopo la morte: basta scrivere un messaggio, indicarne il destinatario o i destinatari e stabilire una data in cui questi lo riceveranno. Un sistema utile a chi sa di non avere molto da vivere per comunicare qualcosa che non si è mai potuto o voluto dire in vita.
Non mi è dato sapere, almeno per il momento, se nell’Aldilà si potranno recuperare i file che ai vivi non interessano più. E per quanto ne so, nonostante gli avvistamenti di fantasmi siano ancora oggi frequenti, nessuno spettro è mai stato visto usare un pc o uno smartphone.
Saluti dalla plancia,
CARLO DELASSO

20/11/2013