don Umberto e donna Nunzia Società
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Dalle due corazzate elettorali Benevento ha avuto, com'era previsto, due soli parlamentari, entrambi alla Camera dei Deputati. Benevento non ha neanche un senatore.
Secondo i migliori copioni del teatro dell'assurdo i nostri due deputati hanno manifestato la loro soddisfazione scoppiettando petardi verbali in casa e fuori casa. Si fosse trattato di neofiti, di fortunati calamitati per la prima volta nell'empireo della gloria, si comprenderebbe una tal mancanza di equilibrio.
Ma Umberto Del Basso De Caro è deputato per la seconda volta, essendo stata interrotta la sua sprigionante carriera dal collegio uninominale delle elezioni politiche del 1994. Non solo. Il suo curriculum è ricco di elezioni al Comune e di consequenziali assessorati, nonché di presidenze di enti pubblici ad iniziare dall'Istituto delle Case Popolari. Che possa gioire in maniera esagerata per il ritorno a Montecitorio ci pare inverosimile. Il fatto è che ha dovuto rispondere ad attacchi, questi sì esagerati, da parte di un notevole compagno di viaggio nel Partito Democratico, l'ex democristiano Mario Pepe, il quale non ha per niente gradito l'esito disastroso delle primarie e si è scatenato con inusitato furore giovanile, correndo nel contempo a conferire i suoi voti all'UDC, antica parrocchia confluita nella nuova Diocesi di Mario Monti.
Anche Nunzia De Girolamo è deputata per la seconda volta (consecutiva). Ancorché meno decorata del suo omologo di centrosinistra, non avrebbe motivi particolari di esultanza. Collocata al secondo posto della lista bloccata nel collegio Campania 2, non si è sobbarcata a particolari fatiche per cogliere il successo. Perché mai alla prima uscita pubblica ha ritenuto di primaria importanza parlare della licenza che si sono presi Capezzone, autore di pascoli abusivi in tenimenti non berlusconiani, e Luca Ricciardi, candidatosi con Fratelli d'Italia, lista che comunque ha portato voti alla coalizione di De Girolamo?
A me pare che i comportamenti dei nostri due parlamentari siano da addebitare alla mancanza totale di una vera struttura di partito, inesistente quasi per statuto nel caso di donna Nunzia e piuttosto verticale nel caso di don Umberto. Ragione per la quale i panni sporchi si sciorinano durante le conferenze stampa.
Stiamo parlando, peraltro, di personaggi che hanno avuto tutto il tempo e i poteri per organizzare i rispettivi raggruppamenti, avendo ricoperto (chi più e chi meno) le massime cariche provinciali. Del Basso De Caro è stato socio di maggioranza con Mario Pepe (e viceversa). Né Pepe può scoprire dopo le primarie le turpitudini che lo hanno infastidito e che si è sentito in dovere di pubblicizzare, né Del Basso De Caro ha il dovere di scusarsi se è riuscito a farne tesoro.
Nunzia De Girolamo, additando l'uscio per Mino Izzo, Clemente Mastella, Pasquale Viespoli (potrei sbagliarmi e ne chiedo scusa, avendo letto frettolosamente la stampa), dimostra che ha in mano le leve del comando. Come mai non ha cacciato prima il Capezzone e tutti i dirigenti che le fecero fare quella figura barbina alle elezioni amministrative? (A proposito: ma Silvio fu tempestivamente informato della schiacciante batosta incassata appena lo scorso anno? Chiusa parentesi). Ma, prima di tutto, avendo chiamato la fermata al capolinea per il presidente della provincia Cimitile e per il sindaco del capoluogo Fausto Pepe, ha tutto pronto per le successive elezioni?
Perché di questo, poi, in fondo, si tratta. I due (ripeto:unici) parlamentari nazionali che la provincia di Benevento si è procurata sono , per definizione, i tenutari del polso della realtà. Proprio perché non sono dei pivellini nel ruolo, ad essi si deve accreditare un bagaglio di conoscenze praticate, di obiettivi realistici, di strategie, mobili quanto si vuole ma tendenti ad un fine. Sono i due corni della classe dirigente di questa terra. Come mai vanno perdendo il loro tempo appresso ad individui che hanno già scomunicato e di cui (parrebbe) non intendono più avvalersi, neanche per chiederne i voti familiari?
Ma se Nunzia De Girolamo è interessata a far cadere Fausto Pepe, avrà già preparato il piano per la caduta e sicuramente anche il piano per la reconquista. A dir la verità Palazzo Mosti è stato governato da Pasquale Viespoli e Sandro Nicola D'Alessandro non sotto le insegne di Forza Italia e neanche di un Polo, dal momento che già nel '94 Viespoli il Polo non lo volle fare per idiosincrasia strumentale nei confronti di Mastella.
Quindi De Girolamo, facendo cadere Fausto Pepe, aspira a costituire una coalizione sotto l'egida del popolo della libertà. Ma per fare che?
In questi primi cinque anni di vita parlamentare non ci è parso che ella abbia mai alimentato la vita politica cittadina con idee, progetti, stimoli innovativi. Nasce da qui l'inconsistenza elettorale di un partito che elegge una deputata ma che conta come il due di coppe alla briscola delle elezioni comunali.
Non si offenderà, donna Nunzia, se le sbatteremo in faccia la lapalissiana verità secondo cui Forza Italia (o Po-Polo delle Libertà ) vince solo quando c'è Silvio Berlusconi a tirare la carretta ed evapora quando sono chiamati in causa gli agenti territoriali della Grande Assicurazione.
Del resto, mentre il Cavaliere è maestro di spregiudicatezza nell'afferrare alleati pur di raggiungere lo scopo, in sede locale la stessa De Girolamo esibisce come trofei le teste di quelli che ha mandato via o con cui non ha saputo costruire un rapporto di interesse politico che le potesse conferire un potere contrattuale reale, sia all'interno che all'esterno del partito.
Si può finire la carriera parlamentare pure con cinquant'anni di anzianità senza entrare nella storia di una comunità. Donna Nunzia ha davanti a sé tempo più che sufficiente per darsi una mossa.
Sul muro di una scuola media americana lessi questo slogan: In a world of followers dare to be a leader. Può essere il modesto obiettivo di una ambiziosa bi-deputata.
MARIOPEDICINI
mariopedicini@alice.it

08/03/2013