E' di nuovo luglio al Teatro Romano Società
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Ritorna il luglio degli spettacoli teatrali e musicali al teatro romano di Benevento. Fin dagli anni '60 del secolo scorso, dopo la “scoperta” del monumento (liberato dalle sovrastrutture abitative accumulatesi lungo i secoli), si era consolidata una tradizione civile di appuntamenti capaci di attirare un popolo vario fatto di competenti, di appassionati, di professionisti ma soprattutto di giovani. I ragazzi del liceo avevano la possibilità di vedere la rappresentazione dei classici studiati sui libri. Gli amanti dell'opera lirica avevano la possibilità di venire a contatto con i loro beniamini e di scoprire capolavori di un repertorio raffinato. Le commedie di Aristofane e Plauto soddisfacevano la sana voglia della volgarità pedagogica.
Prima l'Ente Provinciale per il Turismo, poi la Provincia e infine il Comune cercavano di fare il massimo per assicurare ai beneventani una benefica vacanza in casa.
Con la nascita e l'affermazione di Città Spettacolo Benevento divenne una piccola capitale del teatro. Il luglio al teatro romano aveva allevato un pubblico affezionato che poteva garantire una piattaforma indispensabile per il successo della manifestazione settembrina. Città Spettacolo poteva azzardare stili più moderni, prime nazionali, performance di stelle assolute.
La coabitazione fu messa a repentaglio quando qualcuno pensò di spostare a luglio Città Spettacolo e quando, poi, si pensò ad una “regìa” unitaria. Fu l'inizio della fine. Non si volle comprendere che il target popolare del luglio era l'indispensabile scuola di avviamento per i cimenti anche mondani di Città Spettacolo. Quando irruppe “Quattro notti e più di luna piena” l'equilibrio si era già rotto. La kermesse della signora Mastella si collocò giusto prima di Città Spettacolo e sembrò oscurare con i suoi numeri la differente raffinatezza del festival teatrale non più affidata a Ugo Gregoretti. Allorché “Quattro Notti...” fu anticipata a luglio, lungi dall'entrare in crisi (secondo la trama orchestrata dagli “avversari”), fece piazza pulita e mandò definitivamente in soffitta il luglio del teatro romano, privato già della sua principale attrattiva della stagione lirica.
La parabola che vi abbiamo raccontato ci induce a sperare. Come negli anni '60 fu la spinta degli spettatori a decretare la validità degli appuntamenti di luglio e da qui potette spuntare una rassegna dai chiari connotati di qualità quale fu Città Spettacolo, così oggi la ripresa di un luglio pieno al teatro romano può- significare una iniezione corroborante anche per un rinvigorimento della stessa Città Spettacolo.
Il merito di questa rinascita del luglio è di un grande artista popolare, che ha salde radici sentimentali qui a Benevento, ma che nessuno finora aveva osato impegnare. Non ha usato la scontrosità di chi pur avrebbe legittimi motivi di lagnanza nei confronti di amministratori “distratti” (tralasciamo, per carità di patria, altri aggettivi senza virgolette). Ha pensato di poter contare sulle sue risorse di impresario e di organizzatore teatrale ed ha presentato un cartellone che ha tutta l'aria di poter far ritornare le masse al teatro romano.
Grazie a Luigi De Filippo (è di lui che si parla) tornerà al teatro romano l'operetta, la commedia napoletana, la canzone e la musica leggera e la musica classica. Sono sicuro che il teatro si riempirà ogni sera, perché in tanti non vedono l'ora di reincontrarsi in quel luogo magico dove anche le pietre sanno di Sofocle, di Plauto, di Pirandello, di Cechov (e di Franz Lehar, di Verdi, di Bellini, di Puccini).
Una città che, grazie al riconoscimento della sua storia di capitale longobarda come patrimonio dell'umanità decretata dall'UNESCO, accoglie nuovi segmenti di visitatori di qualità, può offrire loro serate di svago nei luoghi che la storia dell'umanità ha segnato con tracce ancora oggi vivibili. Non sembri profano aggiungere che anche i tanti pellegrini nella vicina Pietrelcina possono abbinare al santo rosario un dilettevole esercizio spirituale dell'intelligenza libera di chi agisce sulla scena.
Ricapitoliamo. Bravo Luigi De Filippo a riempire il luglio beneventano e a invitarci “tutti al teatro romano”. Grazie, per adesso. Impegniamoci tutti (compresi gli amministratori pubblici) a fare in modo che sia garantita la continuità.
Ma... Caro Luigi, bisogna mettere in cantiere per l'anno 2014 una “cosa grossa”. Nel 1977 a Spoleto la “Napoli milionaria” di tuo zio Eduardo e Nino Rota (pur trasmessa dai RaiUno in diretta) fu stroncata dalla critica perché l'autore del libretto (cioè tuo zio Eduardo) si era permesso di cambiare il finale dell'opera lirica rispetto al finale della commedia (scritta sempre dallo stesso tuo zio Eduardo). Anziché finire con “Adda passa' a nuttata”, faceva dire a Silvano Pagliuca “La guerra non è finita e non è finito niente”, frase che sta pure nella commedia. Non era lecito allo stesso autore di manipolare, laddove registi di ogni risma fanno carne di porco di capolavori, perché nel 1977 il PCI era in procinto di andare al governo e la parola d'ordine doveva essere allineata all'ormai sorgente sol dell'avvenire.
Insomma. Rimettiamo in scena “Napoli Milionaria”. Facciamo una festa. Facciamo anche un po' di auto-critica. Se, come dicono, dal 1977 al 2013 l'Italia è cresciuta e s'è fatta pure una seconda repubblica. L'altra sera Pasquale Viespoli (che è campato con la “discontinuità”) ha fermamente e convintamente asserito l'indispensabilità della continuità amministrativa.
Vuoi vedere che dalla precipitosa discesa dal PCI al PDS ai DS al PD possa venire anche la scoperta che “Napoli Milionaria” è una bella opera lirica? E, magari, dopo Benevento sia il Teatro di San Carlo a metterla in scena?
Dopo tutto tuo zio Eduardo e tuo padre Peppino allietano popoli di tutti i continenti, ma napoletani erano come tu sei.
Si può fare a Napoli un'opera lirica che parla di Napoli e dei napoletani?
MARIO PEDICINI
mariopedicini@alice.it

04/07/2013