FISICA E MEDICINA Società
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Gli esiti delle recenti prove di chimica, biologia e fisica, relativi ai criteri di ammissione alla Facoltà di Medicina, sono stati oggetto di diverse interpretazioni e riflessioni. Appare eclatante il divario tra il numero degli aspiranti medici e il numero di chi è risultato idoneo al primo turno di prove. Particolare interesse, misto a perplessità, ha suscitato la bassa percentuale (10-12% circa) di chi ha superato la prova di Fisica, il cui programma è strutturato in modo da offrire le basi di fisica classica (non relativistica, né quantistica) necessarie per comprendere fenomeni fisiologici (circolazione sanguigna, trasmissione del suono, immagini radiologiche, ecc.).
La diffusa e scarsa familiarità con la fisica è testimoniata, tra l’altro, dall’uso, nel linguaggio corrente, della caloria (cal.), storica unità di misura, al posto del Joule (J), unità di misura del Sistema Internazionale, per indicare il contenuto energetico degli alimenti, o (in modo errato) dal chilogrammo (kg) al posto del Newton (N) per indicare il peso corporeo. (Il peso di un uomo avente una massa corporea di 60 kg è di circa 600 N (588 N), essendo il chilogrammo l’unità di misura della massa e il Newton l’unità di misura del peso, che è una forza, non una massa). È accettabile, se utile alla comunicazione, il criterio della scelta volutamente non corretta dell’unità di misura, purché consapevole.
Il corpo umano è un meccanismo bio-meccanico straordinariamente complesso e regolato dalle leggi della chimica, della meccanica, della termodinamica, dell’elettromagnetismo, materie molto complicate nella loro versione rigorosa, e oggetto di studio all’interno di specifici percorsi di studio (Fisica, Chimica, Biologia). Ma è con questa complessità che ha a che fare il medico, obbligato a ricorrere, in scienza e coscienza, alle sue effettive competenze multidisciplinari.
Ciascuna delle suddette discipline è una scienza che, come tale, attende di essere superata solo da sé stessa. La medicina, in quanto applicazione di scienze esatte al corpo umano, è, in modo apparentemente paradossale, scienza non esatta nel senso delle altre. La complessità e la soggettività dell’organismo umano rendono gli esiti non automaticamente prevedibili, bensì probabili, anche se l’utilizzo dell’IA e la personalizzazione delle terapie potranno contribuire a ridurre il grado di incertezza. Il tratto aleatorio (in senso tecnico-scientifico) della medicina rende maggiormente necessaria la conoscenza, sia pure ad un livello di base, anche della fisica, al fine di evitare che alla probabilità si aggiunga l’approssimazione.
I dati emersi, inoltre, potrebbero essere l’occasione per riflettere, in modo non demagogico e propagandistico, sull’impostazione della didattica, in particolare di quella relativa alle materie strumentali, come la fisica. Ha scarso valore formativo ridurre quest’ultima ad un agglomerato di formule ed esercizi in cui prevale il carattere sintattico-algoritmico. Senza un adeguato sforzo di “semantizzazione” non si aiuta chi, sinceramente interessato alla comprensione e allo studio della medicina, non riesce, nell’arco di 4 mesi o poco più, a tradurre gli argomenti affrontati in pensiero e linguaggio abituali. In altre parole, è di dubbia efficacia un corso di fisica di base se chi ha superato la prova d’esame non ha familiarizzato con concetti elementari, del tipo: 1 Newton è i1 peso di (circa) 100 grammi di una qualsiasi sostanza; 1 Joule è l’energia spesa per sollevare, di 1 metro, 100 grammi (circa) di una qualsiasi sostanza; 1 watt è la potenza impiegata in tale gesto se viene compiuto in 1 secondo. E continua a pensare che il peso si esprime in kg.
ANGELO DE CICCO

10/12/2025