Il Fattore De Società

Due sono i nostri parlamentari, entrambi deputati, usciti dalle elezioni dell'anno scorso. La più giovane, trattandosi di donna, ebbe la precedenza per andare al governo. Con un bel cognome, De Girolamo, ebbe facilità di citazioni e di chiamate televisive.

Non ebbe tempo per sperimentare soluzioni innovative per l'agricoltura (di tal ramo fu chiamata a esibirsi come ministra), anzi con tutta la pioggia caduta quest'inverno non so come avrebbe fatto a presenziare alle operazioni di trebbiatura o alla festa del mandorlo in fiore. Fortuna ha voluto che inciampasse in certe registrazioni di colloqui privati dove si mettevano a punto strategie politiche per la sanità. Ha avuto gli onori della cronaca, ma non la solidarietà del suo conterraneo e collega deputato. Che, anzi, avendo promesso che se i grillini avessero presentato una mozione di sfiducia lui l'avrebbe votata, il giorno del di lei discorso alla Camera fu uno dei pochi a restare in aula attento a non farsi sfuggire nulla.

Non abbiamo fatto a tempo a consumare le lagrime per l'inopinata debacle di donna Nunzia che il Sannio viene premiato con un sottosegretariato che ha il peso di un vero ministero. E chi ne è investito? Ma lui, proprio lui, ovvero Umberto Del Basso De Caro. Non ci sottrarremo al dovere degli auguri. Avendo tra le mani lavori pubblici e infrastrutture, già i beneventani gli hanno chiesto la Benevento-Caianello a forma di autostrada, la ferrovia Napoli-Bari a forma di TAV (ma non è che l'alta capacità si chiama TAC?), per non parlare della Fortorina e del ponte Sette Luci o del raddrizzamento della strada del Casale Maccabei.

Ci piace pensare che sia entrato in funzione il fattore De. De Girolamo ce l'ha. Del Basso De Caro ci ha sia il De e sia il composto Del, quindi ha più opzioni il che gli dovrebbe consentire di durare di più.

Si dà il caso che i due stanno nella stessa compagine governativa, ma così era anche prima, quando l'Umberto sfidò a viso aperto la Nunzia

Non è che adesso la Nunzia non tenti di fargliela pagare? E come?, vi chiederete.

Nelle ricostruzioni di una vita passata tra aule di Tribunali (come avvocato, si capisce: lui si è proclamato “incensurato”), consigli comunali e parlamento (fu eletto deputato ventidue anni fa), non mi pare si sia fatta attenzione alla cura con cui Umberto Del Basso De Caro ha seguito le vicende della sanità qui a Benevento.

L'uomo, oggi, esibisce una splendida maturità. Ma quand'era studente al Liceo sbalordiva chi aveva il piacere di frequentarlo con citazioni di dati elettorali, percentuali, raffronti praticamente di tutte le elezioni di ogni angolo d'Italia. Suo padre era nipote di Raffaele De Caro, l'esponente politico liberale più autorevole della storia beneventana. Raffaele aveva osservato, con le opportune cautele, la fortuna e la disfatta del fascismo, pervenendo al governo di Salerno in qualità di ministro. Ministro anche nei governi regolari della Repubblica, morì a Torino nel 1861 mentre prendeva parte alle celebrazione del centenario dell'unità (Italia '61).

Raffaele De Caro fu attaccato nel dopoguerra dagli ambienti cattolici della Democrazia Crtistiana, perché il Partito Liberale era un avversario tosto. Il tempo è stato galantuomo e di De Caro non si sono trovate ricchezze e lasciti di provenienza politica. Non avendo figli, adottò il nipote Guido che di cognome faceva Del Basso. All'epoca l'adottato faceva seguire al proprio cognome quello dell'adottante. Guido fu avvocato, uomo di successo, frequentatore di circoli e salotti romani. Occupò tutto lo spazio dei liberali così fulmineamente ereditato, transitando nei banchi del consiglio comunale o alla presidenza dell'Ente Provinciale per il Turismo. In quest'ultima veste seppe sovrintendere efficacemente alla rete di pro-loco, alle quali assicurava opportuni finanziamenti per attività di promozione culturale. Basti pensare agli spettacoli classici al teatro romano o alla partecipazione dell'EPT alle stagioni liriche organizzate dalla Provincia. Trasmigrò tra i socialdemocratici, specie illustre di navigatori politici in acque governative.

Da Guido nacque Umberto. Egli è quindi il continuatore di una storia trigenerazionale. Ma non è soltanto erede. E' anche faber fortunae suae. E proprio la sanità e una delle specialità più attentamente tenute d'occhio del suo orticello.

Soprattutto dell'Ospedale “Rummo”, si può dire che egli è in grado di ricordare composizione di consigli di amministrazione, nomi di presidenti e anche di segretari, di primari e di liste di attesa. Da consigliere comunale promosse dibattiti pubblici su Mario Scarinzi (vabbe' era un democristiano), ma anche contro Loretta Mussi (che era in quota Rifondazione). Anche per questa antica consuetudine allo studio del sistema, non avrà commesso l'ingenuità di invitare a casa un Pisapia qualsiasi con registratore annesso.

I Degirolamini, se vogliono vendicare la Capa e imbarazzare il novello sottosegretario, devono mettersi a lavorare sodo, con metodo e competenza. Nel frattempo, noi gli suggeriamo di interessarsi anche della ferrovia Valle Caudina. Chi sa che non risorgano, al fischio di moderne vaporiere, anche i liberali di Montesarchio.

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it

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