Il senso del religioso Società

Mi auguro molto sinceramente che sindaco e compagnia cantante possano smontare qualsiasi ipotesi di dolo nella vicenda del presepe di Dalisi. Nel senso che, se è vero che tutti sanno che ogni anno il 25 dicembre è Natale, può darsi che la stella di Dalisi sia apparsa ai magi nostrani effettivamente qualche giorno prima che si pensasse di fare il solito alberello. Se il maestro Dalisi si è concretizzato all'orizzonte come la stella che guidò i Magi, si capirebbe la decisione un po' precipitosa di erigere il mastodonte ferroso a piazza IV novembre. Anche perché ci si mise pure il tempo atmosferico (gli inglesi lo chiamano weather per distinguerlo dal time) a costringere la ditta a fare turni straordinari.

Siamo ancora in tempo (time), invece, per evitare carnevalate e cafonaggini per il Natale 2012. Che deve obbedire alla incontrastata austerità nazionale. Ma deve poter inaugurare, forse proprio a causa dell'austerità, una sobrietà che da sola, alle volte, conduce direttamente alla eleganza.

Gonfiamo il petto quando ci giungono riconoscimenti circa la bellezza della nostra città. Ci sentiamo tutti in grado di controbattere qualche isolato lamento circa la legittimità di conservare il titolo di capoluogo di provincia (ma Benevento, cari cugini in procinto di diventare fratelli, è stata capitale) e, però, non sempre rispettiamo con adeguata coerenza il sentimento estetico che esprimono i nostri ammiratori.

Quando si va a casa di un signore di antico lignaggio, potete pure trovare qualche tappeto consumato o qualche tenda oscuratasi per la polvere, ma non trovate nel salone in stile pezzi comprati all'Ikea. Una città con le testimonianze storiche di Benevento esige un rispetto che va al di là di questioni puramente estetiche o di galateo. Oso pensare che Benevento esprima un che di religioso, dal che discende l'obbligo di un rispetto sacro per poter preservare tanta dignità.

Non si può “infrascare”  nessun edificio del centro storico, così come non si possono proiettare gli “angiulilli” sulla facciata di Santa Sofia (chiesa nazionale del Ducato longobardo) ma neanche sull'ultimo “vascio” del Trescene, perché ogni pietra di quel centro storico è una stilla di quella complessa sostanza spirituale che chiamiamo storia.

La stessa piazza Roma, che non ha millenni da raccontare, non può subire l'offesa di forni ambulanti e improvvisate tavolate di pizzaioli o di gazebi di questa o quella benemerita organizzazione umanitaria . E' tempo, insomma, che qualcuno al Comune si prende l'incarico di stilare un disciplinare rigoroso circa l'uso degli spazi pubblici del centro storico (e non solo). Cosa che non si deve fare nel chiuso di un ufficio, ma che può coinvolgere associazioni, istituzioni culturali, scuole (con ciò interessando anche i giovanissimi: penso al contributo che può dare il Liceo Artistico).

Per l'immediato, cioè per il vicino Natale, togliamoci dalla testa che il Corso Garibaldi debba trasformarsi in una sorta di little Italy il giorno di San Gennaro. Bastano sobri “segni” che non debbono prevaricare lo stile già più che dignitoso di tutti i giorni. Le luminarie si facevano per illuminare (a festa) luoghi e ambienti abitualmente vissuti nell'oscurità. Che senso ha aggiungere impianti luminosi in un luogo già illuminato da lampioni e vetrine?

Se il Corso è il salotto buono nel quale la gente, tutti i giorni dell'anno e tutte le sere delle giornate festive, si affolla per il piacere di incontrarsi, che senso ha togliere spazi a questa gente, ingombrando la strada con la casette di legno (fossero pure di zucchero) del Ben Torrone. I tanti vicoli e gli slarghi del centro storico non risponderebbero meglio allo scopo di far “allargare” l'ambito di godimento della città, ma anche di consentire agli espositori di far apprezzare i loro prodotti ad utenti non urtati continuamente da chi passeggia?

Il discorso vale per ogni altra occasione, a partire dalle ormai ricorrenti vendite di prodotti più o meno biologici per favorire l'approccio a meritorie associazioni di sostegno a questa o quella causa benefica. Ma lo riproponiamo con (fastidiosa) insistenza in vista del Natale, per ribadire che quanto già altre volte scritto non ha nulla di personale nei confronti di amministratori, commercianti, artisti e elettricisti. Vuole essere, piuttosto, un invito ad avere coraggio.

Nel senso di proporsi (amministratori, commercianti, operatori economici) anche in funzione pedagogica, per sollecitare anche il popolo cosiddetto comune a volare alto. E' già successo e il popolo ha capito. Magari dopo un po' di perplessità, ma alla lunga si è identificato in chi (per esempio) ha fatto piazza pulita di insegne sovrabbondanti o ha regalato la permanente isola pedonale di tanta parte del centro storico.

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it 

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