Il sindaco Pepe: a domanda risponde (e se la cava bene) Società
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E come la chioccia chiama i suoi pulcini, così il direttore di Realtà Sannita, Giovanni Fuccio, convoca presso la redazione del giornale i collaboratori più abituali.
“Venite! Accorrete!” è il suo impellente richiamo telefonico “Il sindaco di Benevento ci onora di una sua visita, consentendo a rispondere alle più svariate domande sulla civica amministrazione...”.
“Uffà!” commentiamo in cuor nostro “Ecco la solita passerella ad ingraziarsi il capo di Palazzo Mosti, magari allo scopo di farsi togliere qualche multa stradale... (difficile da trovare collocata sul vetro dell’auto... data la quasi totale scomparsa dalle vie dei nostri apprezzasti vigili urbani).
“Mi raccomando” aggiunge il solerte direttore “perforate in profondità la corazza dell’operosità ( o negligenza) dell’...indiziato e della sua giunta”.
“E che bisogno c’è di chiederglielo!?” ci borbotta caustico all’orecchio il diavoletto che alberga in ognuno di noi “Lo sappiamo tutti le cose come vanno a via Annunziata !...”.
“Eppure,” interviene, pietoso, il nostro angelo custode “la maggioranza tenta spasmodicamente di risolvere i tantissimi problemi cittadini...”.
“E che fanno?” chiede, sogghignando, il solito diavoletto.
“Silenzio!” ordina a questo punto il vice direttore di “Realtà Sannita” Nicolino Amoroso. “Sta per iniziare la seduta! Salve, Signor sindaco” enuncia. E tutti noi comprimari ci prepariamo ad ascoltare il solito zuccheroso encomio all’autorevole ospite.
Niente di tutto questo. L’Amoroso fa “l’erba ‘ntrattiene” annunziando che a porgere il saluto ufficiale sarà il direttore Fuccio, non appena avrà concluso nella saletta a fianco la telefonata con un autorevole personaggio.
“Ci scommetto” mi dico “che l’autorevole individuo in parola è niente di meno che un petulante abbonato al giornale (L’abbonato è sacro per il nostro direttore, specialmente se è sostenitore o addirittura benemerito... ).
“Cleme’,” ci prega il vice “gentilmente vuoi sollecitare il direttore.
Troviamo il Fuccio intento a scribacchiare frettolosamente su di un taccuino.
“Vengo subito!” borbotta “Sto appuntando qualche domanda... pepata al nostro ospite... Tu ti sei preparata qualche domanda impertinente?...L’ho raccomandato anche a Mario Pedicini... Andiamo!” ci sollecita, avviandosi... nell’aula di giustizia (e lo sento sibilare: “Ci avimme fa ‘a cape rògnole, rògnole!...”.
Una volta insediatosi, porge un mieloso, deferente saluto al gradito ospite. “E, dopo i convenevoli,” pensiamo “ora incomincerà a schiacciare il poveretto sotto una valanga di perfide domande”.
Nulla di tutto questo. Per innata magnanimità preferisce far iniziare a noi collaboratori la girandola delle domande.
A rompere il ghiaccio è la “tuttofare”, brillante Annamaria Gangale. E’, poi, la volta, nella richiesta di informazioni, della leggiadra Rampone. Ad entrambe il sindaco porge informazioni esaurienti.
Segue il notevole intervento di Mario Pedicini, incisivo, edotto della variegata problematica del Comune di Benevento. Il sindaco risponde affondando il bisturi della sua profonda conoscenza nei tortuosi meandri delle notevolissime incombenze.
Interviene anche il direttore ed è un fuoco pirotecnico di domande e chiare risposte.
Poi, è la volta di Peppino Chiusolo che affronta il bene (ed il meno bene) delle opere volte a cambiare volto al rione Ferrovia. Il Sindaco non si sottrae a certe critiche sull’intervento nella piazza antistante la stazione e particolarmente sulla ”passerella” a ridosso del letto fluviale che dovrebbe spingersi dal ponte Vanvitelli, alla colonia elioterapica , fino a contrada Cellarulo. L’interpellato non si sottrae a qualche critica... chiamando in causa la gente del quartiere che, in gran parte, ha promosso i vari interventi.
E si passa poi - ahi, ahi! - alle tasse. Abbasso la Tares! Ma il sindaco non vacilla: è una tegola che le autorità centrali hanno appioppato ai poveri comuni lasciandoli nei guai subito ritirandola ma lasciando l’obbligo ai poveri utenti di pagarla...
Riteniamo, poi, di intervenire punzecchiando il sindaco sul “salva enti” impropriamente detto “Salva Napoli”: “Diamine! Nel tentativo di scroccare un corposo aiuto alle dissanguate casse comunale, signor Sindaco, voi vi siete accodati alla richiesta avanzata dal Comune di Napoli”. Facciamo autogol. L’ing. Pepe ci spiega che è Napoli che cerca di salvarsi sfruttando la sua proposta, redatta quale componente dell’Anci, e volta a togliere dai guai le casse comunali...
Il nostro Sindaco ha per tutto e tutti una risposta soddisfacente. Giura di affannarsi per affrontare e tentare di risolvere la miriade di problemi che si riflettono sulla città.
Poi, arriva il caffè. Tutti sorseggiano. Il sindaco no. Lui è obbligato a non innervosirsi. Deve avere i nervi saldi per seguire con ponderatezza le incessanti problematiche comunali.
La seduta, decisamente proficua, si scioglie al lampeggiare dei flash.
“T’’a vuò fa fa ‘na foto!?”, Non c’è bisogno dell’invito del fotografo. Tutti insieme pronti a farsi immortalare col Sindaco nella tradizionale foto ricordo.
CLEMENTE CASSESE
Nella foto, da sinistra, Nicola Amoroso, Giovanni Fuccio, Clemente Cassese e Fausto Pepe

20/02/2014