La Destra scoperta Società

Con il rifiuto di Nunzia De Girolamo alla seconda edizione di Forza Italia la destra beneventana si trova a non avere alcun rappresentante nel parlamento nazionale.

E' la paradossale conclusione di un ventennio, inaugurato da Pasquale Viespoli proprio a dicembre del 1993 con la dirompente elezione a sindaco di Benevento. In effetti la sperimentazione della nuova legge per la elezione del sindaco, con la novità del ballottaggio, fece uscire allo scoperto quella larga fetta di tessuto sociale radicata in una concezione tradizionale (non sempre solamente nostalgica) dei “valori” della politica che, proprio per mancanza di riferimenti coincidenti, si era appoggiata alla Democrazia Cristiana, intesa come spazio anticomunista tollerante e “governativo”.

L'edificio della DC nazionale scricchiolava. A Benevento Mastella concordava con il PSI di Umberto Del Basso De Caro (eletto l'anno prima alla Camera dei Deputati) una alleanza che gli consentì di stravincere le elezioni amministrative ma che non portò il fatidico 50 per cento più uno dei voti al candidato sindaco. Democrazia Cristiana e Partito Socialista di lì a poco avrebbero assaggiato l'amaro calice della impopolarità.

A gennaio 1994 Mastella (con Casini) fa nascere il Centro Cristiano Democratico, da subito sotto l'ala protettrice della novità costituita da Forza Italia e da Silvio Berlusconi. Il parlamento è sciolto e si vota il 27 marzo 1994. Berlusconi sigla una alleanza al Nord con la Lega e al Sud con il MSI.

Nei collegi beneventani Viespoli non aderisce al “Polo della Libertà”. Si vota con sistema uninominale e un parziale “proporzionale compensativo”. Al Senato il CCD convoglia i voti sullo storico rappresentante del MSI Antonio Guarra. Nel collegio di Airola vince Mastella, nel collegio di Benevento vince a sorpresa il misino Alberto Simeone, secondo è il candidato del CCD-Forza Italia. Restano fuori due deputati uscenti (Nardone, poi recuperato, e Del Basso De Caro).

Viespoli riesce abilmente a manovrare un consiglio comunale nel quale le appartenenze iniziali cominciano a vacillare. L'anima di destra della città lo rielegge dopo un maldestro tentativo delle opposizioni che provocano sì le elezioni anticipate ma non hanno un candidato sindaco da opporre a Viespoli. Che riconquista la carica e anche una folta maggioranza. Al punto che, allo scadere del secondo mandato, fa eleggere sindaco Sandro D'Alessandro. Lo steso Viespoli entra in Parlamento, si fa apprezzare come sottosegretario al lavoro con Ministro il leghista Maroni. Come nel 1994 non ne volle sapere di federarsi con Mastella nel “Polo” berlusconiano, così rilutta all'idea della fusione di AN nel Popolo delle Libertà. Ma segue le decisioni di Fini.

Qui a Benevento non entra in sintonia con i galletti di Forza Italia, né tenta di annetterli (o di occupare lui l'avamposto berlusconiano, giudicato forse espugnabile alla prima occasione necessaria). E quando decide di scontrarsi con Nunzia De Girolamo, nuova padrona di casa dell'appartamento di zio Silvio, non calcola i tempi. Soprattutto non mette in conto che Fini sta per rompere con Berlusconi. Sicché a Benevento è Nunzia a ottenere la candidatura a febbraio 2013 e, quel che più conta, a tenere fuori Viespoli (rientrato nel PDL dopo qualche esitazione).

Il centrodestra perde il Comune nel 2006 e, nel 2011, consente a Fausto Pepe di ri-vincere al primo turno. Viespoli gioca la carta di una ammucchiata improvvisata. Il candidato della De Girolamo si ferma intorno al 15 per cento.

La città di destra non ha più una rappresentanza politica. A febbraio 2013 vanno in Parlamento il redivivo Umberto Del Basso De Caro per il PD e Nunzia De Girolamo per il PDL.

Ma Nunzia che va via da Berlusconi rappresenta ancora l'elettorato di destra di questa città di destra? E' giunta l'ora della verità per Viespoli. Presa sottogamba l'occasione del 1994 e fieramente giocata nel duello con Nunzia la posizione di potere di appena due anni fa, oggi ha la possibilità di assumere la rappresentanza di un elettorato che ha convogliato i voti su uno schieramento di destra (comunque indisponibile verso la sinistra), giovando così alla rielezione della De Girolamo posizionata nella suite della lista bloccata.

In tanti si chiedono se riuscirà la De Girolamo, ora che si è sganciata da Berlusconi, ad attirare i voti che non ha mai saputo conquistarsi quando si è trattato di rastrellare preferenze. Ma la domanda è girata, per competenza, a Pasquale Viespoli. Riuscirà, questa volta, a cogliere l'occasione per radunare (e riunire) i “resti” di quell'esercito che pure fece mostra (per parafrasare un famoso bollettino) di “orgogliosa sicurezza”?

L'uomo non ha bisogno di consigli. Basta non ripetere gli errori già commessi. E non cedere alla tentazione dell'oltranzismo. Le tremende esigenze di un presente drammatico non consentono gli smarcamenti con le formule dell'oltre (oltre il Polo, oltre il bipolarismo e così via).

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it

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