L'inutile corsa all'acquisizione di nuove tecnologie che poi... non saranno mai utilizzate... Società

Cosa pensereste di un vicino di casa che, avendo comprato un’automobile nuova, ultimissimo modello, la tenga perennemente in garage usandola solo per ascoltare l’autoradio oppure per asciugare il bucato sul cofano? Non credo che avreste di lui una buona opinione. Eppure, senza rendercene conto, molti di noi fanno un uso abbastanza simile di svariati apparecchi o programmi per pc.

Forse l’esempio dell’auto è palesemente esagerato, eppure il destino di alcuni dispositivi tecnologici, così come di certi siti internet di successo, è proprio quello di non essere quasi mai sfruttati al pieno delle loro potenzialità, oppure di essere utilizzati principalmente per finalità diverse da quelle per le quali erano stati in origine concepiti.

Ho parlato nello scorso numero di come Facebook fosse nato, nell’intenzione del suo creatore, come un annuario virtuale per studenti universitari, finendo poi per divenire, nel giro di una manciata d’anni, il luogo preferito d’incontro di milioni di persone, soprattutto giovanissimi ed anche di chi all’università non si è mai iscritto. Quest’è un caso in cui un’invenzione finisce per rivelarsi molto più versatile di quanto non lo fosse nelle intenzioni del suo ideatore.

Un esempio opposto sono i telefonini dotati di videocamera: al momento della loro introduzione, si ebbe l’impressione che le videochiamate sarebbero state la forma di comunicazione del futuro, soppiantando le telefonate a voce, e che tutti ben presto ci saremmo abituati a guardare in volto la persona con cui avremmo chiacchierato; invece, a distanza di oltre dieci anni dal debutto sul mercato e nonostante tutti oggi posseggano un videotelefonino, le chiamate vocali sono più vive che mai.

Alcuni hanno detto che la colpa era delle tariffe troppo elevate da parte degli operatori, altri che la videochiamata non aveva fatto presa per questioni di privacy (eppure, anni dopo, ci sarebbe stato il boom di Skype), fatto sta che attualmente l’utilizzo principale dei telefonini dotati di videocamera è quello di realizzare foto o brevi filmati, spesso condivisi su Facebook, Youtube o altri social network. Per le videochiamate, come ho detto prima, si preferisce usare il pc o il tablet.

Un altro esempio che si può citare è nel campo dei videogiochi: sono già passati diversi anni dal lancio delle prime console capaci di connettersi alla rete. Dotate di processori che nulla avevano da invidiare ai pc coevi, sarebbero potute divenire il fulcro di un nuovo modo di vivere internet, collegando i televisori e trasformandoli in personal computer. Invece, salvo pochi patiti, la stragrande maggioranza dei possessori di console per videogiochi le usa, appunto, per giocare. L’utilità della connessione è limitata allo scaricare nuovi livelli di videogame o molto più spesso allo sfidare altri giocatori online.

Ma gli esempi sono davanti agli occhi di tutti: i navigatori satellitari delle nostre auto dispongono delle mappe stradali di interi continenti, ma i più li usano per orientarsi in città. I decoder satellitari o digitali terrestri ci consentono di ricevere centinaia di canali, ma poi a ben guardare si seguono sempre gli stessi programmi.

Quindi, anziché comprare un’auto nuova e tenerla in garage, conviene domandarsi, prima d’effettuare un acquisto, se davvero intendiamo sfruttare le potenzialità dell’oggetto tecnologico che stiamo per comprare, o se la sua reale funzione è quella di status symbol. Perché la tecnologia in fin dei conti serve per essere usata, non ostentata.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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