Ma servono davvero i telefonini 'onnipotenti'? Società
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Capita sovente, percorrendo le strade della nostra città, d’incrociare nel traffico possenti fuoristrada, veicoli a trazione integrale, dalla tenuta perfetta su qualsiasi tipo di terreno, che circolano magari su comuni strade asfaltate o s’infilano in vicoli angusti. Chi non ha mai pensato, in casi del genere, a quanto sia sprecato possedere un mezzo simile per usarlo poi soltanto in città?
Lo stesso discorso si potrebbe applicare non solo a questi colossali quanto costosi suv, ma anche ad oggetti molto meno ingombranti (ed economici, sebbene non esattamente alla portata di tutti) che molti di noi portano in tasca: siamo davvero in grado di sfruttare a pieno le potenzialità dei gadget tecnologici in nostro possesso?
Nella realtà, per molti utenti (se non la maggior parte), uno smartphone di ultima generazione è più uno status symbol, un oggetto da esibire ed ostentare al pari di una collana o un paio di gemelli d’oro, più che una reale esigenza. Magari il discorso non vale per i più giovani, ma soprattutto tra le persone di una certa età i telefonini “onnipotenti” vengono in realtà usati principalmente per telefonare e mandare messaggi.
Diverso è il discorso per chi ha molti anni in meno: navigare in internet, chattare, usare Facebook e Twitter, guardare video su Youtube, scaricare musica e filmati e addirittura seguire eventi sportivi in diretta sono attività che spingono davvero i giovani all’uso degli apparecchi telefonici più moderni.
Si crea così un divario che ha del paradossale: le persone che hanno un reale interesse nell’acquisto degli smartphone magari sono così giovani da non poterseli permettere, mentre chi dispone di abbastanza denaro al contrario non sa come sfruttare al meglio le potenzialità di simili oggetti. Finisce così che i genitori comprano questi telefoni per sé stessi, per poi passarli ai figli quando si rendono conto di non essere in grado d’utilizzarli. Oppure, direttamente, sono i figli che li domandano in regalo ai genitori.
Ecco così che il digital divide si tramuta in un gap generazionale tra chi ha i soldi ma non possiede le conoscenze e chi invece sa tutto sulle app ed i videotelefoni ma non se li può permettere.
Lo stesso discorso può essere fatto per gran parte delle moderne tecnologie: le console di videogiochi, che probabilmente saranno tra i regali più gettonati del prossimo Natale, hanno al loro interno dei processori di gran lunga superiori a quelli dei più potenti computer, per far girare videogame dalla grafica così perfetta da sembrare addirittura veri e propri film interattivi. Meno di cinquant’anni fa, nemmeno la NASA poteva sognare una potenza di calcolo così elevata, eppure sono riusciti a mandare l’uomo sulla Luna.
Sta dunque crescendo una generazione di utenti inconsapevoli del reale potenziale degli oggetti d’alta tecnologia che stringono tra le dita? Oppure è solo un’estensione dell’abituale divario che è sempre esistito tra chi utilizza la tecnologia e chi realmente la conosce? In fondo, tutti noi sappiamo guidare un’auto, ma ben pochi sono capaci di mettere mano ad un motore in panne. La stessa cosa può dirsi per i computer, i telefonini ed i più moderni ritrovati della tecnologia quotidiana: non importa sapere come funziona, basta saperli usare. Tutto sommato, le aziende produttrici non desiderano utenti consapevoli, ma soltanto utenti soddisfatti.
Saluti dalla plancia,
CARLO DELASSO

04/12/2013