Napoli, le mani sulla città Società

Per andare al centro della città gli unici mezzi che ti possono portare sono i tuoi piedi e, quando arrivano, i bus ed i tram. Tutto il resto della locomozione possibile è aut. E' bloccata in un vortice senza fine. La sorpresa che hai quando finalmente sei riuscito a conquistare l'entrata su di un bus è un Bassolino - che t'appare dal display del veicolo pubblico - parlante, giubilante, cerimoniante ed in fine guidante, ripreso nel giorno della messa in servizio di nuovi mezzi urbani. Non panorami della bella Napoli o della regione Campania, ma solo la nomenclatura che divulga autocelebrandosi.

E sotto le immagini la scritta, che dovrebbe essere rassicurante e che invece diventa allusiva ed equivoca: Buon viaggio!. Per dove? Per l'inferno? Forse il grande vecchio della cultura napoletana - e non solo - , Benedetto Croce, aveva ragione quando scriveva che Napoli è un paradiso abitato da diavoli. A questi demoni però non manca l'humour e le battute salaci verso il Governatore non si fanno attendere. Se ne potrebbe ricavare un libro. Lo spot autofilotranviario non cita, né mostra immagini di Rosetta Iervolino, la sindachessa dalle mani pulite, come lei stessa si definisce in questi giorni di vero tormento per una che è stata finanche ministra dell'Interno.

Qua il problema, a Napoli ed in Campania, ma anche nel Mezzogiorno, al di là delle pur significative inchieste giudiziarie che hanno colpito la Regione ed il Comune, è come andare avanti. Con quali uomini, con quali idee, con quali appoggi ed alleanze. Come liberare la città dalla rete invisibile, ma determinante delle connivenze interessate, delle omissioni colpevoli, dell'indifferenza atavica. Insistere in tutti i modi nel voler rimanere al proprio posto di governo quando, al di là delle mani pulite o meno, tutto crolla e la credibilità dei cittadini è venuta totalmente a mancare, non solo è anacronistico, ma è ridicolo. Ed in politica non c'è niente di peggio che cadere nel ridicolo.

Viene in mente, dopo tanti anni, si era nel 1963, il bel film di Francesco Rosi, le mani sulla città. Pure allora gli appalti c'entravano. Edoardo Nottola, il protagonista del film, imprenditore edile di destra, ne combina di tutti i colori. La sinistra l'accusa. Vincerà la sua battaglia? Ma neanche per sogno. Il Nottola, dopo varie peripezie, invece di finire in galera o pagare per il mal fatto, diventa assessore comunale all'Edilizia. Insomma, il topo vien posto a guardia armata del formaggio. Amara conclusione quella di Rosi, ma realistica e, spiace dirlo, attuale. In certe vicende il colore politico c'entra poco, può essere funzionale però secondo il momento storico che si vive. I tempi sono cambiati e le parti politiche invertite.

Gli accusatori di un tempo sono diventati accusati. Forse la cosa che rimane dagli anni di Nottola e del film di Rosi - e che può ritenersi la concausa di tanti eventi negativi -, è l'assuefazione ed il tirare a campare dei napoletani. Vecchio retaggio di passati eventi storici fatti di popoli occupanti e strategie di sopravvivenza furbesche escogitate dagli occupati. Ma questa Napoli è anche la splendida e velleitaria realtà che diede vita alla Repubblica del '99 con i suoi martiri. Gente di censo e cultura diversa che non ebbe timore di essere, secondo il rango, impiccata o decollata per la libertà. Napoli è, appunto, anche la terra delle grandi idealità che si sono battute per il bene comune e che pur oggi, in tanto nerofumo e disgregazione, ci sono. E' anche la realtà delle peggiori subculture e, per converso, terreno fertile delle organizzazioni criminali. Insomma, o eccellenza o profondo degrado. La via di mezzo tra i picchi testé descritti pare che non ci sia. Diavoli, secondo Croce, sempre: nel bene e nel male.

Che fare, allora?

Nessuno s'illuda che dopo le recenti svolte (sic!) al Comune e alla Regione tutto si modificherà come d'incanto. C'è un grande lavoro da compiere che parte delle organizzazioni sociali di base e dalla Chiesa. C'è bisogno di un patto per la politica, per dare alla polis l'eccellenza della società civile. Primo punto del patto l'impegno di non candidare donne ed uomini che abbiano pendenze penali o che siano inquisiti; no ad amministratori di enti pubblici o strutture che hanno partecipazione pubblica o appalti dalla pubblica amministrazione. Il concetto è quello di rompere le reti clientelari e di potere. Impostazione di un codice etico per gli appalti. Costituire un coordinamento vero tra i tanti movimenti che si battono per la legalità a Napoli. Chi vuole veramente il cambiamento dovrebbe essere disponibile a fare un passo indietro. I responsabili del coordinamento s'impegneranno a non candidersi a nessun livello. Ciò, appunto, per la terzietà ed assoluta trasparenza della loro azione. Quando si è in guerra non ci si sofferma nelle disquisizioni ideologiche. Si combatte.

Il tassista che mi porta alla stazione - ho dovuto rinunciare al bus per ripetute impraticabilità d'accesso - si sente in obbligo di farmi vedere la vecchia sede della flotta Lauro e del giornale Roma trasformata in elegante albergo e d'informarmi che quell'opera, inaugurata da poco, è di Rosario Romeo il costruttore al centro dell'inchiesta magnia Napoli. Dotto' è tutta una faida. Le bande si sono scatenate e s'accusano tra di loro perché non hanno spartito bene. Si uccidono in modo legale, non con i morti ammazzati. Sono tutti conniventi. Gli appalti truccati ci sono sempre stati: il pesce fete dalla testa.

Le mani sporche sulla città tutti sono convinti che ci siano. Alla nuova politica il compito di cambiar pagina in modo radicale. Oggi la vera questione meridionale s'identifica nella questione politica.

 ELIA FIORILLO