Non solo un simbolo Società
![]()
La riapertura della Cattedrale di Benevento è evento di singolare portata simbolica. L'Archidiocesi beneventana è un punto fermo nella storia della Chiesa cattolica, essendo tra le più antiche ed essendo stata tra le più vaste. Dal suo seno sono uscite, con la originale scrittura musicale, le stimmate di una autentica capitale della musica sacra, che è come dire della spiritualità tout court. Ha dato contributi di uomini alle somme gerarchie, con due cardinali e tre nativi divenuti pontefici, ed ha fornito santi per incrementare il calendario. Non solo San Gennaro ma, in pieno Novecento, un San Giuseppe Moscati e un San Pio da Pietrelcina.
Il Seminario Regionale Pio XI è stato per mezzo secolo scuola di solida formazione dei futuri sacerdoti e prezioso scrigno di altissime competenze pronte e misurarsi con la cultura laica più esigente.
Il luogo dove si manifestava, nella solennità dei riti, la cattedra, ovvero l'insegnamento e la perpetuazione della dottrina cattolica, identificando e unificando ogni ulteriore senso di pietas è stata per quasi un millennio la Cattedrale bombardata il 12 settembre 1943. La seconda guerra mondiale aveva deciso, infatti, di iscrivere nel suo tremendo bilancio anche la città di Benevento. I bombardamenti aerei avevano come obiettivo il ponte sul fiume Calore e la stazione ferroviaria. Ma le ripetute incursioni, dalla prima del 20 agosto all'ultima del 30 settembre, sventrarono tutta la città antica. E 69 anni dopo, le ferite non sono affatto rimarginate. Benevento non è ricostruita.
L'Arcivescovo Agostino Mancinelli optò per la Basilica di San Bartolomeo al Corso Garibaldi come provvisoria chiesa vescovile. Ma, appena si poté pensare al futuro, si pose il programma della riedificazione della Cattedrale. Il 2 luglio 1950, la prima pietra del nuovo edificio fu posta dal Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, venuto per inaugurare la seconda Fiera Campionaria (la prima, l'anno precedente, l'aveva inaugurata il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi).
A lavori non ancora ultimati, una apertura straordinaria dell'edificio fu reso possibile il 6 agosto 1959 per accogliere la statua della Madonna di Fatima, salutata al suo arrivo in elicottero da una folla strabocchevole attorno al campo sportivo del Collegio La Salle.
Ancora una apertura straordinaria si rese necessaria (e doverosa) per consentire ai beneventani di rendere omaggio ai resti mortali dell'Arcivescovo Mancinelli, morto il 1° gennaio 1962.
Ma anche quando ci fu l'apertura al culto, ad opera dell'Arcivescovo Raffaele Calabria, l'opera non era del tutto completata. Tant'è che la consacrazione solenne fu celebrata da Carlo Minchiatti (succeduto a Calabria dal 6 agosto 1982) il 18 dicembre 1987, giorno della dedicazione del vescovo Davide davanti al principe longobardo Arechi nell'anno 785.
I più recenti lavori, intrapresi per migliorare l'agibilità dell'edificio, hanno poi fatto venire alla luce strutture murarie di interesse archeologico, per cui il crono-programma è saltato e per circa sette anni la Cattedrale è rimasta chiusa.
Dalla distruzione ad opera della guerra,poco meno della metà del tempo è trascorso con la Cattedrale chiusa. Un percorso travagliato del quale si scontano le conseguenze.
I cattolici beneventani hanno perduto, insieme alla consuetudine degli appuntamenti rituali, il legame sentimentale con la casa comune per eccellenza (il Duomo). Sono poche, ormai, le generazioni che possono dire di ricordare l'antica cattedrale. Un particolare rende, forse, possibile avvicinare il senso di ciò che voglio esprimere. Tutti si sentono affezionati all'esperienza infantile della monta sui leoni di pietra degli antichi amboni. A quale mai particolare del Duomo nuovo possono sentirsi legati i ventenni e i loro genitori se non hanno avuto la possibilità di farne luogo d'incontro, punto di riferimento, meta di significati profondi?
Alla Cattedrale che riapre si pone, oggi, questa formidabile missione. Di diventare cuore pulsante della diocesi, ma anche organo propulsore della rinascita della città.
Non solo cattedra di propagazione e di discussione dell'immenso patrimonio culturale del cristianesimo, ma anche prima pietra di una riedificazione dell'ambiente umano, a partire proprio dalla risistemazione delle pietre in quelle macchie di deserto che lambiscono, purtroppo, la cattedrale, quasi a segnalarne il suo isolamento.
Tra le tante novità che i beneventani scopriranno l'11 ottobre ci sarà una Resurrezione, opera in bronzo del maestro Giuseppe Di Marzo, nella cappella del Santissimo.
Sia il tema della Resurrezione fiaccola di speranza e, insieme, coraggioso tema di impegno per una classe dirigente capace di leggere i bisogni profondi di una comunità sull'orlo dello smarrimento.
MARIO PEDICINI
Nella foto l'interno della Cattedrale dopo l'ultimo restauro

03/10/2012