Novità informatiche, riflettiamoci Società
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Secondo gli scienziati, ciascun essere umano in condizioni normali utilizza di tutto il proprio potenziale cerebrale una percentuale che va dal 10 al 20 per cento, non di più. Vi sono naturalmente delle eccezioni, in un senso e nell’altro: gli scienziati che in questi giorni hanno ricevuto i premi Nobel probabilmente utilizzano anche più del 20% del loro cervello; d’altro canto, coloro che partecipano a certe trasmissioni televisive, come i reality, quasi certamente sfruttano anche meno del 10% del loro cervello (perché ne hanno uno come tutti, quest’è innegabile nonostante le apparenze).
E del proprio cervello elettronico, invece, quale percentuale utilizza ognuno di noi? Pensiamoci un po’: delle tante, innumerevoli e mirabolanti funzioni, dei numerosi programmi e delle varie app di cui sono dotati i nostri computer, i cellulari di ultima generazione, i tablet, quante sono quelle che realmente usiamo nella vita di tutti i giorni?
È notizia di poche settimane fa che, in tutto il mondo, all’uscita del nuovo Iphone 5 prodotto dalla Apple, migliaia di persone si sono accalcate davanti ai negozi d’elettronica pur di averne un esemplare appena uscito di fabbrica (come se comprarlo un paio di mesi dopo fosse uno smacco). Alcuni hanno trascorso un’intera nottata in fila in attesa dell’orario d’apertura; il tutto per spendere una cifra tutto sommato considerevole, soprattutto visti i tempi che corrono.
Si potrebbe obiettare che, in fin dei conti, alcuni anni fa la stessa cosa si verificò in concomitanza dell’uscita dell’ultimo libro di Harry Potter: migliaia di persone in coda pur d’acquistarne una copia il giorno stesso dell’uscita. Ebbene, se in quest’ultimo caso sono convinto che gli appassionati del maghetto britannico hanno poi divorato il volume tanto atteso fino all’ultima pagina, mi domando quanti dei novelli possessori del “melafonino” di ultima generazione ne sfruttino pienamente le potenzialità.
Se ci pensate bene, per effettuare delle chiamate e ricevere sms basta anche un modesto cellulare; se poi volete anche che scatti foto e magari si possa utilizzare come lettore mp3, per ascoltare musica, di certo sul mercato se ne trovano tanti modelli a prezzi ben più abbordabili. Quali sono allora le caratteristiche che fanno dell’Iphone un oggetto tanto desiderato? La possibilità di navigare in internet? Il navigatore satellitare? Non mi quadra: anche in questo caso, sono molti i modelli di cellulare che dispongono di questi accessori, ma nessuno scatena una furia compulsiva all’acquisto.
Siamo forse in presenza di uno status symbol? Non è per caso che il nuovissimo, potentissimo, eccellentissimo (ed anche un po’ ingombrante, a dir la verità) parto dell’azienda di Steve Jobs sia un puro e semplice fronzolo da mettere in mostra, un po’ come lo è una Ferrari per certi ricconi, che magari la usano soltanto per circolare in città? E questo discorso, temo, si può estendere anche a tutta una serie di ultimi gadget hi-tech, dal televisore 3D ad altissima definizione (davanti al quale magari ci si addormenta, se la qualità dei programmi trasmessi è sempre la solita) al tablet con il quale siamo connessi sempre ed ovunque (in maniera da poter scrivere diligentemente su Facebook se l’autobus su cui viaggiamo è affollato o meno).
Se mi guardo intorno, posso notare che il computer sul quale sto scrivendo questo pezzo è ospite in casa mia dal 2003 e tutto sommato se la cava ancora, nonostante gli anni. Non so se un modello di ultima generazione renderebbe i miei articoli più godibili, più interessanti o più intelligenti; in fondo, le dita sulla tastiera sono sempre le stesse, ed il cervello anche. E così torniamo al discorso iniziale: chissà perché il cervello umano non è uno status symbol? Anziché chiederci cosa possiamo fare con i nostri computer o i nostri telefonini, perché non domandarci cosa possiamo fare in più con le nostre menti? In fondo, l’Ibrain non sarà mai reso obsoleto da un modello successivo.
Saluti dalla plancia,
CARLO DELASSO

19/10/2012