Parlare di sesso è ancora un tabù Società
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Prendiamo spunto dal best seller, più in Germania che altrove, Make love, un manuale di educazione sessuale celebrato dalla critica e consigliato nelle scuole tedesche, per fare la differenza con quanto avviene nel nostro Paese, soprattutto dopo aver appreso da Bild Zeitung che fra pochi giorni i tedeschi sulle loro reti pubbliche, in seconda serata, in cinque puntate per un totale di 225 minuti, vedranno in un programma televisivo dall’omonimo titolo, Make love, con in studio la sessuologa Ann-Marlene Henning, coautrice del libro finalista del Deutscher Jugendliteraturpreis 2013, tutto quello che avrebbero voluto sapere sul sesso e non hanno mai osato chiedere.
Raccogliamo per Realtà Sannita il parere della sessuologa Roberta Rossi, romana, presidente della Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss):
«Non mi stupisce il successo del libro Make love in Germania, l’educazione sessuale è un argomento che al di fuori della nostra nazione riceve l’attenzione che merita. Ho dei dubbi che un libro così chiaro e diretto possa essere diffuso tra i nostri adolescenti. Un conto è essere protagonisti attivi di un messaggio sessuale, vedi la grande diffusione in Italia del fenomeno sexting [l’invio di immagini sessualmente esplicite tramite cellulare o Internet e, secondo dati Eurispes e Telefono azzurro, in forte aumento tra gli adolescenti – ndr], altro è leggere dei contenuti e vedere delle immagini così esplicite, anche se la fotografa del libro ci tiene a precisare che sono coppie vere».
Come mai da noi non si riesce ad essere al pari dei restanti Paesi europei?
«I pregiudizi e gli imbarazzi ma anche la falsa morale che da sempre contraddistingue la nostra Italia in tema di sessualità, fa in modo che possano esserci dei riferimenti espliciti alle attività sessuali di personaggi noti ma che non si possa parlare di sessualità e di relazione tra i sessi nelle scuole, con la improbabile giustificazione che il parlarne potrebbe fare venire brutte idee in testa».
Make love riporta sondaggi e grafici inerenti la popolazione giovanile tedesca…
«Trovo interessante il libro ma poco fruibile nella realtà italiana, a meno che non lo vogliamo utilizzare come messaggio provocatorio, dirompente, ma in quanto tale va mediato da persone preparate in tal senso, mi riferisco ad educatori sessuali formati nello specifico, che riescano ad attivare una riflessione critica su quello che gli adolescenti leggono e vedono».
Possibile che in Italia nel 2013 l’educazione sessuale ancora non trovi spazio nella scuola?
«La Federazione italiana di sessuologia scientifica ha collaborato alla stesura di due proposte di legge che prevedessero la “Disciplina dell’educazione alla sessualità nelle scuole della Repubblica” (del 6 giugno 2007) e l’altra sulle “Disposizioni per la formazione delle figure professionali di esperto in educazione sessuale, consulente sessuale e sessuologo clinico” (del 29 gennaio 2008), nella speranza che queste proposte potessero catalizzare l’attenzione dei politici sulla grave mancanza nella situazione italiana di una regolamentazione in tal senso. Purtroppo nessuna delle due proposte ha avuto esito positivo e ancora oggi dobbiamo ringraziare la buona volontà di insegnanti o presidi illuminati che permettono ai ragazzi di affrontare alcuni argomenti che riguardano la sessualità. Il rischio è ovviamente che si vada più su un discorso anatomobiologico, importante, ma non esaustivo della materia sessualità».
Non parliamo poi dell’assistere ad un programma televisivo sulle nostre reti pubbliche…
«Per quanto riguarda la trasmissione televisiva, un qualcosa di simile è stato tentato anche qui. Mi riferisco a Sex therapy andato in onda su La7 e basato su storie di coppie con difficoltà sessuali e con la presenza di un sessuologo che li aiutava a superare queste difficoltà. Non so bene che riscontro abbia avuto, l’ho vista qualche volta ed ero stata anche chiamata a partecipare in qualità di sessuologa, ma ho rinunciato perché mi sembrava un intervento troppo riduttivo. La complessità della sessualità e il modo di viverla è per ognuno di noi molto personale, impossibile da ridurre ad alcuni esempi pratici».
Il produttore della trasmissione tedesca, Christian Beetz, ha dichiarato al quotidiano Bild che l’obiettivo fissato è di “essere senza tabù, e quando vogliamo infrangere un tabù, non possiamo porre limiti”.
«Concordo sul fatto che quando vogliamo infrangere un tabù non possiamo porre limiti. Ma noi siamo pronti a rompere questo tabù? La mia risposta è: ancora no; la strada è lunga e molto tortuosa, chi come me lavora da anni in questo settore la sta faticosamente percorrendo, molto è stato fatto, ma tantissimo ancora c’è da fare».
GIANCARLO SCARAMUZZO
giancarloscaramuzzo@libero.it

06/11/2013