Piazze e piazzette Società
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La “messa a dimora” di una scultura con mini laghetto sospeso nei pressi del palazzo del governo ha fatto riemergere l'idea di fare piazza pulita di ciò che resta dei “giardinetti della Prefettura”. L'obiettivo sarebbe quello di far nascere una nuova piazza.
Si dà il caso che i giardinetti affacciavano, una volta, sul Corso Garibaldi. Un viale pavimentato a basoli (compresi i marciapiedi) sul quale transitava utto il traffico prodotto in loco o di passaggio. Prima della apertura dell'Autostrada Napoli-Bari e prima della galleria sotto la Pacevecchia chiunque dovesse andare dalla valle telesina o da Roma-Caserta-Napoli verso Foggia o verso Bari doveva passare per il Corso. Quindi camion, autovetture, motociclette, traini, fino ai carretti che portavano la sabbia del fiume Calore ai cantieri aperti nella parte alta della città. Obbligo finanche per i cortei funebri (a piedi, le corone davanti, il carro secondo la classe - 1^, 2^ e 3^, come per i treni -) che, da qualunque località partissero, dovevano “sciogliersi” sotto l'arco di Traiano
Il Corso era anche il tragitto normalmente usato per il civico passeggio. Prima della guerra, dalla cattedrale a Palazzo Paolo V si svolgeva la più intensa attività civica. Il limite invalicabile del passeggio era il mastodontico palazzo del governo. Si capisce, quindi, dove stesse l'esigenza di creare qualche piazza. Matteo Renato Donisi fece abbattere la chiesa del Gesù e il largo Giannone divenne piazza Roma (doveva essere piazza della Vittoria col monumento ai caduti che, invece fu dirottato a piazza Castello in attesa del naufragato progetto del Foro Mussolini).
Dopo la guerra il consiglio comunale dibatté a lungo l'idea di una “grande piazza” previa demolizione dei bombardati edifici circostanti la Cattedrale. Ma non se ne fece niente: né della grande piazza, né, purtroppo, della ricostruzione.
Una grande piazza sarebbe dovuta diventare piazza della Rivoluzione (fascista), circondata dagli edifici della GIL e dal nuovo Liceo Classico, prontamente ribattezzata dopo la guerra piazza Risorgimento. Come tutti sanno, è rimasta una spianata, magari utile a parcheggiare l'automobile, ma di piazza sarebbe azzardato parlare.
La stessa piazza Roma, dopo i fasti di tre decenni, abdicò alla sua funzione quando ci misero la partenza delle autolinee e poi il parcheggio. Le lamiere della motorizzazione hanno sempre scacciato la presenza umana, basti pensare alla (di fatto) piazza Duomo.
La pedonalizzazione del centro storico e la trasformazione di Corso Garibaldi da tradizionale attraversamento interno a spazio rimodellato e ridisegnato ha prodotto qualcosa di inedito. Non ci sono più i marciapiedi per cui si ha una percezione di uno spazio diverso da quello della memoria storica. E dal campanile di Santa Sofia fino a piazza IV novembre siamo ormai in presenza di una grande piazza. Anche se la toponomastica è rimasta la stessa di prima, palazzo Roscio non affaccia più su un “corso” ma su una piazza.
Su questa medesima piazza affacciano i giardinetti della Prefettura. Più precisamente quel che ne resta, dopo la creazione del piccolo sagrato davanti all'ingresso del Museo Arcos e il “taglio” tra via Umberto I e il portone laterale del palazzo del Governo. Non avrebbe alcun significato la loro eliminazione. Anzi. Sarebbe il caso di riqualificarli, con modica spesa, e di conferire a quell'angolo una nuova dignità, semplicemente curandolo, iniziando con una diversa potatura dei lecci.
Anche i giardinetti, a nostro modesto parere, raccontano un pezzo della storia cittadina. Opportunamente ravvivati, possono svolgere una decorosa funzione di nascondimento di quei fabbricati di discutibile nobiltà rimasti tra la citata via Umberto I e via Stefano Borgia (il vicoletto da cui trae nome il fortunato ristorante). Una piccola macchia di verde in dialogo con gli alberelli posti da Nicola Pagliara davanti alla Banca Popolare di Novara e davanti a Palazzo Roscio. E solo macchia di verde dovrebbe, a nostro parere, restare, evitando ingolfamenti di bue Apis e di bronzei Arechi II.
A proposito del quale auspichiamo senza esitazioni un sollecito foglio di via. Gli si trovi un posto decoroso presso un edificio scolastico, o lungo un vialetto della città nuova. Teniamo fermo un criterio di proporzionalità e adeguatezza.
Il professor Marcello Rotili è del parere che il centro storico di Benevento si debba considerare tutto “patrimonio dell'umanità”. Ergo: va semplicemente custodito.
MARIO PEDICINI
mariopedicini@alice.it

06/06/2013