Regione e Provincia a confronto Società

Il tema in discussione (Aboliamo le regioni - teniamoci le province) non ha e non deve avere nulla di ideologico. Non si tratta di discutere in astratto se è meglio uno stato federale o uno stato centralistico, se è meglio dotare le comunità locali degli strumenti di governo o se invece deve rimanere in capo allo stato centrale il governo anche degli interessi locali, e del loro armonico componimento.

Se volessimo fare un discorso “costituente generale e astratto” perderemmo il nostro obiettivo. Che è, invece, con l'aiuto di chi ci legge, cercare di capire quali rimedi sono oggi più urgenti per ottenere quegli obiettivi di riduzione della spesa pubblica e di miglioramento della efficienza delle pubbliche istituzioni.

Aboliamo le regioni - teniamoci le province non è un manifesto ideologico. E' una proposta per cercare di uscire da una situazione drammatica. Nella quale non dovrebbe essere consentito a nessuna persona di buon senso di esigere, per esempio, che tutti i risparmi fatti in un certo settore debbano rimanere lì. Eppure così ragionano sindacati e ministri. Non si capisce, insomma, che i risparmi che si potranno-dovranno ottenere devono servire non a mantenere l'esistente ma a spostare risorse verso nuovi obiettivi. Il primo dei quali è vecchissimo: ridurre il debito pubblico.

A mio parere, insomma, l'Italia deve proporsi di ridurre drasticamente le risorse oggi assegnate ai vari “centri di spesa”. Per ottenere qualche risultato è indispensabile eliminare alcuni di questi “centri”.

Facendo un calcolo terra-terra, eliminare le province serve a poco. E' paradossale, poi, che il risparmio possa essere risolutivo, se si eliminano solo gli organi elettivi, rilanciando una sorta di GPA senza Prefetto. Che cos'altro sarebbe, infatti, il sinedrio di sindaci?

Per cercare di mettere a disposizione del ragionamento argomenti concreti, cioè spendibili dell'immediato (e da verificare accuratamente, ci mancherebbe), mi permette mi richiamare i due punti cardine del “manifesto”. E cioè

1. Le Regioni hanno tradito la loro ragion d'essere

2. Le Regioni non hanno più una ragion d'essere

    E' evidente che la seconda proposizione può essere accettata nella misura in cui si accetta l'idea che l'Unione Europea, per molte materie, considera gli stati nazionali come delle “regioni”. Gli stati nazionali, privati di molti aspetti (concreti) della sovranità (sotto il profilo della esclusività), sono organizzazioni periferiche deputate ad amministrare (usare risorse e rendicontare) obiettivi decisi in sede europea. Sono in libera circolazione pensatori i quali non negano l'assunto, ma propongono di risolvere il problema “uscendo dall'Europa”. Cioè evitando di affrontare la questione. Che è cruciale, nel momento in cui, se si accettasse in radice l'assunto, si eviterebbe di parlare del punto 1.

    Che qui vogliamo illustrare con un solo esempio.

    Al di là di sprechi, regalie, megalomanie, corruzione sistemica al servizio del consenso elettorale, le regioni non hanno saputo immaginare uno stile, una procedura, una progettualità che non fosse la ripetizione pedissequa di quello che fa lo stato. Con il risultato di ingolfare (nel migliore dei casi) il motore della trasmissione di rapporti tra ente e cittadini.

    E vengo all'esempio. Poiché sono un povero parvenu con radici agricole, strettamente legato ad una visione ristretta al panorama che contemplo dalla mia finestra, vi faccio una domanda. Vi risulta che la Regione Campania abbia realizzato una strada in provincia di Benevento?

    La malfamata Provincia di Benevento ha ideato, progettato e realizzato le due principali arterie dell'età repubblicana. Intendo la Benevento-Telese-Caianello e la Benevento-Campobasso-Termoli.

    Facendo funzionare al massimo le potestà affidate loro dalle legge le Province di Benevento-Campobasso e Caserta, tra fine anni '60 e inizio anni '70, idearono una soluzione al problema della velocizzazione dei traffici e dell'uscita dall'isolamento di aree geografiche arretrate. Passarono alla progettazione esecutiva, svolsero le procedure per l'affidamento dei lavori, mantennero la sovrintendenza della direzione degli stessi. L'ANAS ricevette da queste tre province circa duecento chilometri di strada a scorrimento veloce.

    Ovviamente, anche all'epoca ci fu chi ritenne che erano soldi buttati. Soprattutto chi mai avrebbe affrontato di notte una strada solitaria come quella di Caianello? Oggi su questa tratta passa tutto il traffico merci su gomma che da Brindisi-Bari (e dall'Oriente vicino) va verso Roma. La Fondo Valle Tammaro e (in prosecuzione) la Bifernina hanno messo fuori gioco la ferrovia.

    Le tre Province hanno saputo darsi un orizzonte di programmazione territoriale che oltrepassasse i confini dei rispettivi enti.

    Un esempio, solo un esempio, di quel che un ente a contatto con la gente, guidato da esponenti politici radicati sul territorio può fare. Noi vi diamo la prova che è veramente accaduto.

    MARIO PEDICINI

    mariopedicini@alice.it

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