Scuola / Realtà Società

Ci sono scuole che crescono a dismisura e non si provvede allo sdoppiamento. Il caso del Liceo Scientifico Rummo di Benevento

Da oltre un decennio nell’organizzazione della scuola italiana vige la norma della “razionalizzazione”, imposta esclusivamente da motivi di bilancio: scuole che non raggiungono un numero minimo di classi e di alunni vanno tra loro accorpate. E’ dall’applicazione di tale norma che, da alcuni anni, anche nella nostra provincia sono sorti i molteplici “Istituti comprensivi”, nei quali con un unico Dirigente scolastico ed un’unica Segreteria funzionano scuole di diverso grado o di indirizzo diverso, spesso ubicate in paesi distanti tra loro diversi chilometri. Nulla in contrario alla legge in sé, convinti come siamo che là dove possibile bisogna fare economia. Riteniamo, però, che, come tutte le leggi, essa non vada applicata ad litteram ma con i necessari distinguo. Discrezionalità, là dove possibile, ma anche applicazione in toto della norma, ossia non solo per la parte che permette di fare economia ma anche per quella atta a garantire un buon funzionamento dell’istituzione e la conservazione di posti di lavoro. Si è accorpato e si continua ad accorpare là dove non si raggiunge il minimo stabilito dalla legge, ma non ci risulta che divisione sia stata fatta là dove il massimo è stato superato da anni. Ad esempio citiamo il Liceo Scientifico “G. Rummo”: circa 1300 alunni e 87 docenti. A quando la creazione di un secondo Liceo scientifico gemmato da quello esistente? Una scuola in continua crescita: dalle 35 classi per le quali la nuova sede in contrada Santa Colomba era stata costruita, quest’anno conta ben 48 classi. Esauriti tutti gli spazi adattabili ad aule, come si farà il prossimo anno allorquando, giocoforza, serviranno nuove aule? C’è chi stupidamente parla di sezione staccata (ricerca di aule in altri plessi scolastici) e chi afferma che a provvedere è tenuta la Provincia: “Essa ha tutto il tempo per costruire nuove aule”. Dove? A che pro quando in città vi sono scuole semivuote? Una soluzione potrebbe essere il numero chiuso: non accettare l’anno prossimo più di 232 nuovi iscritti, ossia formare otto prime (29 alunni per classe) invece delle dieci oggi funzionanti. L’ipotesi è scartata dalla classe docente: “Non si può negare a nessuno la libera scelta della scuola da frequentare. Bisogna accogliere tutti!”. Un provvedimento simile anni fa scatenò, d’altronde, il putiferio con denunce perfino alla Procura della Repubblica. La filosofia popolare insegna però che “Non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Una soluzione va trovata e subito. Ma a chi spetta decidere? Ispirato da principi di alta democrazia il Dirigente scolastico negli anni passati ha chiesto il parere del Collegio dei docenti (secondo noi non dovuto) e l’approvazione di qualsivoglia provvedimento al Consiglio d’istituto. Non si è cavato un ragno dal buco. Ci si è dovuto solo dar da fare, per adattare ad aule, durante la pausa estiva, anche locali destinati a deposito. A meno che il prossimo anno non si voglia far lezione in palestra o all’aperto, una decisione va presa prima che iniziano le iscrizioni per il nuovo anno. E’ competenza del Collegio dei Docenti e del Consiglio d’istituto decidere? Sono stati i Collegi dei docenti e Consigli di circolo o di istituto a decidere quando si sono fatti gli accorpamenti? La pietra nello stagno è gettata. La speranza è che le critiche, immancabili ogni volta che scriviamo e denunciamo situazioni insostenibili, siano costruttive.

D.P.G.