Se ti metti su internet ci resti per l'eternità Società

Vi siete mai “googlati”? No, non c’entrano i gargarismi: Google è un noto motore di ricerca, il più usato in assoluto a livello mondiale, tramite il quale è possibile reperire notizie su qualunque argomento. Ebbene, “googlare” è un neologismo che vuol dire appunto cercare su Google; “googlarsi” significa, in parole povere, cercare sé stessi tramite Google, non in senso filosofico-esistenziale, ma digitando il proprio nome e cognome sul celebre motore di ricerca e vedendo cosa ne vien fuori. Se non l’avete mai fatto, fate un tentativo (o magari googlate il vostro coniuge, gli amici o chicchessia): potreste avere delle sorprese, non sempre gradite.

Perché se avete firmato una petizione online, inviato una mail che è stata pubblicata su un sito o anche fatto un semplice intervento o un commento col vostro nome e cognome, è quasi certo che, per quanti anni siano passati (beh, non più di dieci, quindici anni, considerando da quanto tempo si è diffusa internet), ciò che avete scritto sia ancora lì. Stesso discorso vale per foto, filmati o brani audio che siano stati diffusi sulla rete col vostro nome: internet ha una memoria sterminata ed i motori di ricerca sono più infallibili di Colombo, Derrick e Poirot messi insieme.

Se Andy Warhol sosteneva che la televisione avrebbe reso tutti quanti famosi per 15 minuti, internet può rendere chiunque famigerato per l’eternità. Esiste un diritto all’oblio? Certo, in base alla legge sulla privacy ognuno ha diritto a far cancellare il proprio nome, ma in molti casi, soprattutto col passare degli anni, diventa un’impresa individuare il responsabile della tenuta di questi dati. Ed i server sparsi in giro per il mondo rendono materialmente impossibile provvedere ad una rimozione “fisica” degli stessi.

Pensate: ognuno di noi avrà vissuto dei momenti sui quali preferisce stendere un velo di silenzio, cose che non racconterebbe ai figli, men che meno agli sconosciuti. Meno male che nel ’68 non c’era Youtube, altrimenti chissà quanti ragazzi oggi potrebbero guardare filmati coi propri genitori intenti a lanciare bottiglie molotov contro la polizia o a fare a botte coi celerini! Di questi tempi, invece, i giovanissimi hanno la tendenza a pubblicare tutto in rete, sui loro profili Facebook o sui blog. All’inizio di quest’anno fece scalpore la vicenda di una bambina di 11 anni che si fotografò nuda in bagno e mise la foto su Facebook.

Il fatto venne ben presto segnalato ed il social network si affrettò a cancellare l’immagine, ma intanto questa era stata scaricata, condivisa e diffusa a più riprese e, anche se i periodici nazionali si erano premurati d’indicare la bambina soltanto con le iniziali, in rete tutti potevano leggerne nome, cognome e città d’origine nonché vedere la foto incriminata. È probabile che ancora oggi quell’immagine sia in rete, da qualche parte. Perciò, riflettete bene prima di mettere il vostro nome (o la vostra faccia) su qualunque cosa in internet: potrebbe perdurare ben oltre il voluto, al di là dei confini della vostra vita, come una potenziale stele di Rosetta telematica.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO 

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