Sono un ragazzo fortunato... Società
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Sono queste le prime parole di una fortunata canzone di Lorenzo Cherubini, meglio conosciuto come Jovanotti. Ma chi di noi può dire altrettanto? Pochi, in verità! Sarà capitato quasi ad ognuno di noi di pensare, a volte: “Però, che sfortuna che ho! Non me ne va bene una!”.
Anche a me è capitato di fare questi cattivi pensieri, suffragati per altro da circostanze obiettive. Ho frequentato, per esempio, la scuola media quando era obbligatorio il latino, quello serio fatto di declinazioni, perifrastiche attive e passive, e via dicendo. E’inutile dire che dopo 12 mesi la lingua di Ovidio subiva un drastico ridimensionamento.
Ho sostenuto gli esami per la maturità scientifica, quando si portavano tutte le materie dell’ultimo anno, sia scritte che orali. Ma non solo! Occorreva anche essere preparati sui riferimenti ai punti nodali dei programmi del terzo e quarto anno. Tanto per fare un esempio, in italiano bisognava svolgere l’esame anche su Dante, Petrarca e Boccaccio (per il terzo anno) e su Machiavelli, Guicciardini, Tasso ed Ariosto (per il quarto anno).
All’università, ai miei tempi, gli esami erano tutti obbligatori e rigidamente divisi per anno di corso. Solo su pochi esami vi era la possibilità di scelta, ma sempre in un ambito molto ristretto (due o tre al massimo). Non esistevano piani di studio, spesso a dire il vero assai fantasiosi, ma molto molto comodi per chi aveva “fretta”. Dall’anno successivo, sulla spinta dei movimenti studenteschi, si giungeva forse anche all’eccesso: esami di gruppo, tesine condivise, piani di studio fin troppo liberi.
Ho servito la Patria “in armi”, come si usava dire, per un anno e mezzo: l’unico in famiglia. Che privilegio! Godevo (!) di una paga di circa centoventi lire al giorno. Con la decima, così era chiamata la retribuzione che veniva erogata ogni dieci giorni, ci si pagava appena una pizza ed una birra. A proposito, il rancio prevedeva solo acqua semplice o una porzione di vino “al bromuro” in gavetta. Appena mi sono congedato, come se si fossero passati la voce, la ferma veniva ridotta, la birra in bottigliette faceva la sua comparsa nel rancio giornaliero e la decima passava a oltre mille lire al giorno.
E’ inutile dire che non ho mai vinto a lotto, totocalcio, lotterie e simili
Anche in campo privato, ho subito diversi colpi, alquanto forti. Ma …. tutto ad un tratto …. qualche giorno fa, apro la cassetta della posta e riesco a scorgere le magiche parole all’interno della finestra trasparente di una lettera. “Lei è stato/a scelto/a….” Non desideravo altro che sapere. Dove ero stato/a scelto/a? Quale botta di c…. improvvisamente capovolgeva il senso amaro della mia vita?
Le prime parole erano una magia. Estratto tra “2640 soggetti selezionati casualmente dalle liste dei residenti del Comune di Benevento… in un gruppo di persone di età compresa tra i 36 e i 79 anni….”. Cosa avrò vinto, pensavo; qualsiasi cosa, giusto per dare un senso alla casella “buona sorte” della mia vita!!
La delusione in parte vinceva, quando mi rendevo conto che avevo il “privilegio” di essere sottoposto ad una serie di esami gratuiti (la parola era ben scritta in grassetto) presso la ASL per prevenire i fattori di rischio cardiovascolari. Ma il colpo definitivo arrivava con la data per la quale risultavo prenotato: una data già scaduta da oltre dieci giorni!!
Mi sono seduto su una seggiola e mi sono sentito “fratello di sangue” con Charlie Brown, lo sfigato personaggio dei “Peanuts” del maestro Schultz!
Luigi Palmieri

22/04/2011