Tre medici, tre fratelli... mai potuto lavorare a Benevento Società

Direttore, sono il dott. Lucio Simeone - ci fa dall’altro capo del telefono un signore dalla voce settentrionale - la chiamo da Venezia dove vivo da tantissimi anni…sono di Benevento…e sa, ho letto di quello che è successo a Benevento con questa giovane Ministro De Girolamo e delle sue dimissioni. E che ne pensa? - gli domando - “Guardi - è la risposta - io non mi meraviglio affatto perché le dirò che a casa a Benevento nella mia famiglia eravamo tre fratelli, tutti e tre medici, tutti laureati con lode in medicina ma anche tutti emigrati e sa perché? Non abbiamo mai potuto lavorare nella nostra città.

Quando si profilava qualche opportunità subito svaniva per motivi che non riusciremo mai a capire e persino la sola partecipazione a qualche raro concorso era sempre un problema.

C’è stato un momento della nostra vita, quando i nostri genitori erano vecchi e malati, che avremmo tanto voluto tornare ed invece andavamo sempre a sbattere contro un vero e proprio muro di gomma. E così poi capimmo che per persone non allineate come noi non c’era posto. Questa era la realtà”.

E come è andata con la vostra professione lontano da Benevento? “Le racconterò se vuole - mi fa il mio interlocutore - nel corso di una prossima telefonata perché ho dei clienti in studio”. Nel giro di qualche giorno la telefonata arriva puntualmente.

Ed ecco la storia dei tre fratelli medici: Lucio, il nostro interlocutore, è primario di ortopedia e traumatologia all’Ospedale Civile di Venezia e libero docente presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna con insegnamento agli specializzandi.

Poi c’è Italo, cattedratico di Psico - Geriatria all’Università di Ginevra dove vive da tanti anni ma è spesso in giro per l’Europa (e anche in Italia) per conferenze presso università e istituti specializzati.

L’altro fratello, Nicola (deceduto) laureato a Napoli a 23 anni, plurispecializzato all’Università di Modena, poi primario di ostetricia e ginecologia all’Ospedale Civile di Avezzano (l’Aquila).

Ha lasciato una figlia Carmen, anche lei ginecologa e ricercatrice che continua la professione di papà Nicola.

Certo - chiosa ora il nostro interlocutore - abbiamo tutti conseguito risultati brillanti ma… quanti sacrifici…tanti tanti…noi poveri… soli e meridionali. Ma ce l’abbiamo fatta! Però il nostro cuore è rimasto sempre legato a quella vecchia nostra casa di Piazza Orsini 14 dove c’è ancora mia sorella Geppina, docente in pensione.

Un legame solo ideale perché che vuole, dopo tanti anni che manco da Benevento ho una certa ritrosia a ritornare…temo di emozionarmi con questi benedetti ricordi”.

Cos’altro ricorda dottore di quando era a Benevento, ci dica… “Provo a ricordare ecco… Correva l’anno 1940. In Corso Garibaldi, salendo dopo il Ponte sul Calore, verso il duomo, circa a metà strada c’era un negozio di biciclette del sig. Cardone. Un giorno davanti al negozio era parcheggiata una bellissima piccola auto sportiva rossa, che aveva raccolto una piccola folla di ragazzini come me.

Dopo un po’ uscì il sig. Cardona con il figlio che indossava una tuta bianca e, cosa Incredibile per l’austerity dell’epoca: una cuffia autobilistica di pelle bianca con relativi occhiali anche bianchi, stile telefoni bianchi! Regalo forse per la licenza liceale.

Fu per me come un colpo di fulmine ed un desiderio durato tutta la vita ed esaudito solo pochi anni fa.

Anno 1941 - Mio padre, ormai anziano fu richiamato alle armi, e prestava servizio, con molti altri militi (vedi foto) presso l’ Istituto Colonnette, dietro l’allora mercato ortofrutticolo.

Abitavamo in Via Calore su un antico palazzo con più appartamenti. Uno di questi aveva sempre le imposte socchiuse, ma si intuiva che dovesse esserci dentro qualcuno.

Si trattava di un palazzo enorme con ben 46 stanze che subì dei danni con il terremoto del 1936 e poi dopo i bombardamenti del 1943 andò completamente distrutto facendo così posto a quattro palazzi moderni davanti a Vico Bagni, dove c’erano le terme romane.

Solo dopo i bombardamenti si venne a sapere che mio padre vi aveva tenuto nascosto, per chissà quanto tempo, un signore rossiccio di pelle e di capelli, un certo Sig. Umberto Musco, che costituì poi il primo nucleo del Partito Comunista a Benevento e fu anche consigliere comunale. Mio padre, insegnante elementare, fascista di grande fede (è stato anche podestà di Ponte) aveva un cuore grande con un amore incommensurabile per il prossimo e sapeva bene quale trattamento avrebbero riservato a Musco i suoi commilitoni più estremisti se lui non l’avesse protetto.

Ottobre 1943 - Scavando tra le macerie per recuperare qualcosa vedemmo arrivare i primi soldati inglesi, indiani, malesi, marocchini e qualche americano con una strana macchina che scavalcava le macerie; era la Jeep Willis d’assalto, con mitragliatrice ecc. Fu un altro colpo di fulmine!

Altri ricordi? Tanta fame, tanta e le prime caramelle dai soldati, le scatole di formaggio arancione, il tabacco da masticare con la cioccolata.

Quando sono andato in pensione sono riuscito a procurarmene una originale e creai il primo Club di Auto Storiche Militari del Veneto, limitate solo a quelle che avevano fatto la guerra di Liberazione.

Dopo questa lunghissima telefonata abbiamo voluto sentire per telefono l’unica sorella dei tre medici, che non ha mai lasciato Benevento.

Ma che vuole che ricordi lasciamo stare - ci fa - sono solo in apprensione per mio figlio Marcello che lavora a Chicago e quella città come si sa ora è in una straordinaria morsa di gelo.

Insomma la storia continua, capisco tutto e mi taccio.

GIOVANNI FUCCIO

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