Un campionario di strafalcioni da insospettabili 'noti'... Società

Numeri addietro titolavamo Non uccidiamo l’italiano, e se anche non ha tirato ancora le cuoia, certo è in coma. Non ne possiamo più delle sciatterie linguistiche, precisando che non ci infastidiscono allo stesso modo tutti gli errori, né ci infastidiscono allo stesso modo gli errori di tutti. Considerato che in molti stupidari di recente e passata pubblicazione che han fatto la fortuna di tanti editori si infierisce tanto ridendo dei parlanti di umile estrazione, stavolta invece riteniamo utile e istruttivo, finanche divertente, fare le bucce a chi di comunicazione vive e vegeta, raccogliendo per motivi di spazio solo alcuni errori – ma il campionario vi assicuriamo potrebbe essere vastissimo – fatti da chi, per ruolo o estrazione socioculturale, non dovrebbe permettersi di farli: giornalisti, politici, personaggi del mondo dello spettacolo e così via.

Domenico Scilipoti, deputato, Mi manda RaiTre, 6 maggio 2011: “[Lei] abbi la bontà di lasciarmi parlare”. Lilli Garrone, Corriere della Sera, 5 giugno 2005, 3 maggio 2006 e 23 gennaio 2007: “Siamo riusciti ad accellerare quegli interventi”; “(…) è il momento di accellerare”; “Bisogna accellerare al massimo (…)”. Dopo un congiuntivo vilipeso ed un errore ortografico, vediamo ora la mancanza di accordo tra soggetto e verbo.

Michel Martone, docente universitario, www.michelmartone.org: “L’immenso capitale privato accumulato grazie al terzo debito pubblico del mondo fanno sì che (…)”. Antonio Di Pietro, deputato, Che tempo che fa, 4 aprile 2009: “Qui da quindici vent’anni a questa parte non fa scandalo i tanti delinquenti condannati […] Gli operai stanno con quelli che permette loro di arrivare a fine mese”. Rosy Bindi, deputata, Annozero,7 aprile 2011: “Io sono tra coloro che vuole battere Berlusconi politicamente”.

Ora un senza commento, per la serie “non bisogna essere cólti per fare i denari”.

Flavio Briatore, imprenditore, Twitter, 11 dicembre 2012: “Non dovrei arrabiarmi”. Ancora Briatore, Twitter, ottobre 2012: “Ragazzi, non rompete con la a, la h il punto e la virgola. e 25 anni che non scrivo in italiano”.

Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervista al Tg1, 24 gennaio 2012: “Penso, mi auspico di sì”. Daniela Santanchè, politica, intervista, 9 ottobre 2012: “Mi auspico, comunque, che siano in molti a farsi avanti”. Il verbo auspicare significa “augurarsi”, non ha bisogno di essere completato dal pronome mi o si. Ed ora un esempio fresco di altra natura, poche sere or sono a Porta a Porta, della già ministra Anna Maria Bernini, avvocata ora in quota Forza Italia: “Ci fa piacere constatare che il governo avvalla la nostra idea in una legge”. Il verbo avallare significa “confermare”, “accreditare”, “garantire con un avallo” e deve essere scritto con una v: avallare una tesi, una cambiale.

Silvio Berlusconi, deputato, Otto e mezzo, 8 gennaio 2013: “[…] essendo una sua avvocatessa”. Questa parola va evitata, perché contiene una sfumatura spregiativa. Meglio dire e scrivere: l’avvocata Luisa Bianchi o l’avvocato Luisa Bianchi.

Massimo D’Alema, deputato, intervista al Tg La7, 2 dicembre 2012: “Renzi ha avuto un grande successo, se non fosse stato costruito da uno schieramento pressoché unanime di tutti i mìdia contro di noi”. Media è parola latina e non inglese; tanti i cattivi esempi anglofoni, almeno chi ha studiato tanti anni latino nei nostri licei la abbandoni a favore di mèdia.

Pier Ferdinando Casini, deputato, comizio: “Noi vogliamo una scuola selettiva! Noi vogliamo una scuola che promuova e boccia!”; Pier Ferdinando Casini, Che tempo che fa, 13 novembre 2011: “Vadano avanti, lavorino, concorrino al clima di pacificazione”; Pier Ferdinando Casini, www.youtube.com: “Noi vogliamo una scuola che sia in grado di dire ai nostri figli: ‘O studiate, o siete meritevoli, o è inutile che vi avventurate verso percorsi universitari che vi daranno solamente illusioni!”. Decisamente in lotta perenne col congiuntivo il nostro politico di lungo corso, e da quale pulpito proviene la predica! Ahi, fa male al cuore che proprio un già presidente della Camera riduca ad uno zerbino il più elegante dei modi verbali della nostra amata (?) lingua.

GIANCARLO SCARAMUZZO

giancarloscaramuzzo@libero.it

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